Gastone (atto secondo, primo quadro) – Ettore Petrolini

Gastone, artista cinematografico, fotogenico al cento per cento, numero di centro del «variété», «danseur», «diseur», frequentatore dei «bal-tabarins» dei «cabarets», conquistatore di donne a getto continuo, uomo incredibilmente stanco di tutto, uomo che emana fascino. (Canta:)

Gastone, son del cinema il padrone,
Gastone,
Gastone.
Gastone, ho le donne a profusione
e ne faccio collezione,
Gastone,
Gastone.
Sono sempre ricercato
per la filme più bislacche,
perché sono ben calzato,
perché porto bene il fracche.
Con la riga al pantalone…
Gastone,
Gastone.
Tante mi ripeton: sei elegante!
Bello, non ho niente nel cervello!
Raro, io mi faccio pagar caro:
specialmente alla pensione,
Gastone,
Gastone.

(Attraversa il proscenio con un passo di danza che accompagna il «refrain» della canzone.)
Questa camminata l’ho inventata io.

(Si ferma e flemmatico dice il seguente monologo, con molte pause, mentre i violini in sordina, come una melopea, ripetono «ad libitum» il ritornello della canzone. Mostra il guanto attaccato all’altro, che è calzato.)

Anche questa cosuccia qui è mia. È una cosuccia senza pretensione, ma è mia. Non l’ho fatta neanche registrare. 
E di pubblico dominio. Altri, avrebbe precisato:  «Made in Gastone»… È una mia trovata e me la scimiottano tutti i comi-ciattoli del varietà. I miei guanti biancolatte elegantissimi: guardateli! Però il guanto biancolatte è pericoloso…
Una volta, sorbendo una tazza di latte, distrattamente, mi son bevuto un guanto!… Quante invenzioni ho fatte io! Discendo da una schiatta di inventori, creatori, deformatori… Quanta genialità nella mia famiglia! La cava del genio! Mio padre, per esempio, ha inventato la macchina per tagliare il burro. Cosa semplicissima: un pezzetto di legno alle cui estremità è attaccato un sottilissimo fil di ferro formante un arco. Naturalmente, per questa invenzione, il mio genitore fu plagiato: soppresso il pezzo di legno, col solo filo – e nemmeno di ferro – han costruito lo strumento per tagliare la polenta… Così… Con le mani e il filo…
Ho saputo poi che un tale Marconi, ha fatto tutto senza fili! Pazienza! Tutti abbiamo diritto di vivere. Io, volendo, potrei essere un grande fabbricatore di burro: perché una volta feci questo magnifico esperimento: ero in areoplano e raggiunsi una tale altezza, che mi trovai nella… Via Lattea. Naturalmente, l’elica, girando vertiginosamente frullò il latte. Ed io fui costretto a fermarmi per una… «panne» di burro! Colavo burro da tutte le parti!…
Mia madre? Anche lei una grande inventrice: anzitutto, ha inventato me. E non dico altro! Poi aveva il senso dell’economia  sviluppato  fino  alla  genialità:  sarebbe  stata,  certo,  una grande economista… Figuratevi: io mi chiamo Gastone. Ebbene, lei mi chiamava semplicemente Tone: per risparmiare il Gas… infatti il mio diminutivo è Tone!… tutti mi chiamano Tone… quante donne si contenterebbero di mangiar pan… e tone!… Se prometto di assistere ad una prima cinematografica tutti dicono: movie-tone!
Eh! a me, m’ha rovinato la guerra! Quante scoperte ho fatto… Io, modestamente, ho scoperto il sapore dell’acqua di Seltz. Che sapore ha l’acqua di Seltz? Sentiamo: non lo sapete? Ebbene, ve lo dico io: l’acqua di Seltz ha il sapore di formicolio ai piedi!… A me, m’ha rovinato la guerra! Se non ci fosse stata la guerra, a quest’ora sarei a Londra.
Avevo montato un bel numero, con una bella bambina: una bella pupa… innamorata pazzamente di me! E non se n’era mai accorta: gliel’ho dovuto dire io: sbagliava con un altro!… Era una bella pupetta… Con la guerra, me la «rimpatriorno»!… Non era italiana: era slovacca, me la mandarono in Isvizzera… Mi lasciò solo con una cagnetta: una di quelle cagnette giapponesi con gli occhi di fuori, col pelo lungo e la gamba corta; pareva che camminasse col pelo!… Ma era tanto carina, piccinina, col musetto schiacciato… Un incrocio tra un pechinese e uno «chope» di birra. Dovetti mantenerla io! E non vi dico quanto mi ci volle, per abituarmi a questo!…
Eh, a me, m’ha rovinato la guerra! Se non ci fosse stata la guerra, a quest’ora starei a Londra!… Perché io sono molto ricercato… Ricercato nel parlare, ricercato nel vestire, ricercato dalla Questura… Che bel numero avevo «montato» con la mia duettista! Ad onor del vero, il numero lo aveva «montato» un altro, un celebre «danseur»: Max! Vorrebbe dire Massimo. Ma… Massimo non si dice, è volgare: «il faut dire Max». Si scrive così: M, A e… il numero dieci dell’orologio. Questo Max è un grande della danza. Molti credono che la danza sia una cosa effimera. Invece, questo Max, una volta in una gara di danza, ballò per settantadue ore. Si ballò tutto. A furia di ballare, si sballò. Si logorò. Senz’accorgersene, si era ballato fino alle ginocchia… Il ballo è una cosa seria! E’ una dea: Tersicore!…
Sono molto ricercato, perché so far di tutto: sono nato col bernoccolo del palcoscenico. A me, mi ha rovinato la guerra!… Se no, a quest’ora starei a Londra. I londrini vanno pazzi per me, perché io so fare un po’ di tutto. Cervello eclettico, poliedrico! Sono stato in Compagnia di Ruggero Ruggeri, di Zacconi, ho fatto l’imitazione di Fregoli, di Petrolini: so far tutto, canto, ballo, dico, compongo, riduco, trasporto.
Tutti mi vogliono, tutti mi ambiscono. In Compagnia drammatica non ci posso restare a lungo, perché basta ch’io guardi una donna in faccia, diventa madre! Sono stato anche in Compagnia di Operette, ma la «sor-betta» s’innamorò di me… Abusò della mia inesperienza, mi rapì, e mi fece suo! Modestamente sono anche musicista. Dovevo andare a Londra. Già: dovevo musicare l’orario delle ferrovie.
A me, mi ha rovinato la guerra! Io sono molto ricercato, anche perché porto bene il frac. Io sono nato col frac. Gli altri, quando portano il frac, sembrano incartati. Io invece, lo porto bene, perché quando sono nato, mia madre non mi ha mica messo le fasce, macché!… mi ha messo un fracchettino… Camminavo per casa e sembravo una cornacchia… (Canta:)

Gastone,
sei davvero un bell’Adone! Gastone, Gastone…
Gastone,
con un guanto pendolone
vado sempre a pecorone,
Gastone,
Gastone.
Ogni cuor si accende ed arde,
perché ci ho gli occhioni belli,
le basette a la Bonnard[
ed i gesti alla Borelli.
Misterioso come Ghione,
Gastone,
Gastone.
Bice,
solo io la fo felice,
Gemma,
ama solo la mia flemma!
Rina, lei per me la cocaina…
Se la prende a colazione
pensando
a Gastone.

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