I Cannibali – Liliana Cavani

I cannibaliSiete mai entrati in una carrozza dell’inizio del secolo scorso domandandovi come facesse la gente a viaggiare cosi’? Ogni buca un salto, gelo d’inverno, giorni per percorrere distanze risibili eppure all’epoca era un lusso da signori e i pochi privilegiati godevano come ricci nell’attribuirsi l’uso di un mezzo cosi’ tecnologico.
Quaranta anni fa Liliana Cavani eiettava, creava mi pare troppo, partoriva non e’ consono, questo "I cannibali" e non posso fare a meno di pensare a coloro che seppur allibiti, non potevano esimersi dal ritenersi onorati spettatori di cotanto pezzo di cinema e anzi sono certo che ancora oggi ci sia qualche nostalgico proprio come i vecchi di una volta non abituati alle automobili, rimpiangevano carrozze e calessi.
Che bel reperto di storia Liliana Cavani, una sorta di meritevole mascotte di altri tempi che ogni decennio dicono ne azzecchi una, le fanno fare la giurata da qualche parte cosi’ sono tutti contenti e riconoscenti, l’importante e’ che non si facciano retrospettive.
Non voglio essere cattivo e irriconoscente; la Cavani e’ brava con la macchina da presa, dico sul serio e ne "I cannibali" il ritmo e’ buono, il montaggio forse meno ma la citta’  e le ambientazioni sono notevoli, merito di posizioni di camera impeccabili e squarci suggestivi ma la trama accidenti, la trama…
Antigone, quella di Sofocle, massacrata da lei e Italo Moscati e brandelli sanguinolenti dati in pasto ai sessantottini sbavanti in platea, ecco il senso dell’opera, rivisitata neanche a dirlo sotto la lente distorta della visione marxista generosamente donata da Brecht.
Niente di meglio dei "ribelli" morti per strada e la polizia fascista a controllare che nessuno li tocchi.
Antigone, andando contro la legge e la famiglia, ovviamente ricca e strabordante di militari, il sogno di ogni gambizzatore per intenderci, cerca aiuto per seppellire il fratello e chi t’incontra se non colui che solo Jovanotti trent’anni dopo sapra’ congetturare nel miscuglio, piuttosto ripugnante diciamocelo, tra Che Guevara e Madre Maria Teresa, il cattocomunista fatto carne e pelo, capello lungo e sporco d’ordinanza, barba gesuitica e non poteva mancare, sciarpa rossa a mo’ di bandiera, che in uno sfoggio procace di fantasia, divide il pane tra vivi e morti.
Non ci facciamo mancare nulla quindi avanti con militari castrati, nudi a strisciare come vermi sotto una divisa, ricchi che non hanno di meglio da fare che giocare a polo, no dico a polo e padri ministri che non capiscono il figlio.
La fantasia al potere.
Non bisognerebbe ridere troppo, in fondo proprio come le carrozze, l’epoca e l’evoluzione culturale era quella e non c’era di meglio ma non posso fare a meno di pensare a quei poveri disgraziati paganti che si ciucciavano un’ora e mezza di roba cosi’ e dovevano pure commentarla nei dibattiti… e poi ci si domanda perche’ di "Giovannona Coscialunga".
Film come questi li proietterei a delle sagre, tipo quelle medievali con gente in costume, una sorta di viaggio nel tempo per vedere come eravamo e far conoscere ai figli epoche sconosciute e ormai dimenticate, tirando magari un sospiro di sollievo per non esserci stati e poi via, di nuovo a casa a spararsi l’ultimo 3D sull’OLED preso a rate.
Morricone avvilito ma le belle recensioni hanno sempre un prezzo, attori che tanto e’ uguale, Sofocle che giura vendetta e ce n’e’ abbastanza per divertire tutta la famiglia malgrado il film sia pieno di cadaveri e non sono quelli in strada.

Scheda IMDB

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