Festa di laurea – Pupi Avati

Festa di laureaGli anni ’80 per Avati furono speciali, indimenticabili.
Un film all’anno, talvolta qualcosa di piu’ e ognuno fu un successo, qualcuno persino travolgente con parecchi di questi divenuti classici anche con generi molto diversi come "Zeder" e "Regalo di Natale".
"Festa di laurea" conferma la superiorita’ di Avati come regista e come sceneggiatore ma ancor piu’ rivela un uomo capace di raccontare le sue storie con un garbo, una dolcezza, una tenerezza infinita.
Egli sa distillare i sentimenti e liberarli un poco alla volta con misura, con grazia, con l’intelligenza di chi ha capito che saper emozionare e’ un gioco fatto di movimenti lenti e fluidi, e’ far scivolare dolcemente un pensiero come una foglia che staccatasi dal ramo cavalca le correnti d’aria sino al suolo.
Le sue storie sono semplici, semplici come i sentimenti di un uomo che sa di non poter essere ricambiato eppure impegna tutto cio’ che possiede, anche l’orgoglio certo, per colei che seppur irraggiungibile, ama da sempre.
Nella sua figura c’e’ dolore, c’e’ sacrificio, c’e’ persino la lotta di classe ma ogni spigolo tagliente si attenua, genera forse un po’ di rabbia in chi osserva ma presto ci si rabbonisce nella piena consapevolezza di aver di fronte un personaggio piu’ grande, saggio e certo piu’ felice di noi.
Carlo Delle Piane e’ superbo, un interprete che nel silenzio della propria modestia e contraltare alla sua statura, e’ un gigante nel panorama attoriale italiano.
Egli e’ la vera controparte di Avati e al di la’ della macchina da presa, incarna gli sguardi e i gesti intesi dal regista.
Non manca lo sfortunato Nik Novecento, altro attore espressione dell’innocenza di Avati nell’intendere il cinema.
Novecento in fondo era sempre se’ stesso ma cio’ bastava a renderlo necessario, a caratterizzare ogni ruolo gli venisse assegnato.
Il finale poi e’ straordinario, un momento di meta-cinema, scambio di linguaggio tra cio’ che e’ con cio’ che appare e quanto doveva essere, rimpianto di una splendida eventualita’, tenerezza per la sconfitta esaltata dalla sua negazione quando Avati non pretende di insegnare nulla ma ci sorride nel silenzio e si stringe a noi.
Film imperdibile, un esempio su tutto, per tutto e per tutti.

Dimenticavo.
Non avevo capito fino in fondo il rapporto tra Avati e Novecento fino a questo dialogo in cui Delle Piane, il padre di Novecento parla del figlio con la ragazza:
Padre: "E’ molto ingenuo vero?"
Ragazza: "No"
Padre: "Si lo e’. Per la sua eta’ lo e’. Il fatto e’ che io gli voglio bene appunto perche’ e’ cosi’.
Non so come dire ma gli sono riconoscente per essere cosi’"

Scheda IMDB

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