Crimes of the Future – David Cronenberg

Crimes of the FutureIn genere evito gli esperimenti di regia antecedenti alle opere prime, in musica non ascolto i demo tape o le prove carpite dagli studi di registrazione e con la grafica salto a pie’ pari bozzetti e test. Per qualcuno pero’ si fa volentieri un’eccezione e Cronenberg val bene infrangere la regola quando riesce nuovamente a sorprendere. Narrativamente il mediometraggio vale poco, nello strano miscuglio di fantascienza surreale e apocalittica in un mondo dove le donne muoiono al raggiungimento della puberta’ e gli uomini portatori sani del "morbo di Rouge" dal nome del medico che lo creo’ e che per primo rimase infetto, stanno per reazione mutando in un nuovo sesso attraverso il contagio diffuso dagli umori prodotti dalla mutazione.
Girato in 35mm ma se mi avessero detto 16 ci avrei creduto di piu’, a colori e senza audio di ripresa, solo il doppiaggio della voce narrante e di suoni pseudo ambientali, troviamo Cronenberg alle primissime armi ma gia’ mirabilmente padrone della posizione di camera, del ritmo narrativo sostenuto da un montaggio esemplare e nessuna concessione ad una vuota estetica laddove non fosse funzionale al discorso. Piu’ di una imprecisione nel movimento ma appaiono piu’ limiti tecnici che d’esperienza e per quanto non sia "Quarto potere", colpisce.
Cio’ che davvero sorprende, ovviamente nella prospettiva in carriera, e’ la coerenza immarcescibile sin dagli esordi delle sue tematiche: malattia, mutazione, carne e sesso, qualcosa che come una missione, fara’ del regista un profeta dell’evoluzione umana prossima ventura. Organicita’ al solito strabordante anzi incontrollata laddove in piu’ di una occasione ricorda gli scritti di David Ohle che chissa’ se e’ una coincidenza ma due anni dopo inventera’ un mondo mutante che di strana carne e strani umori ne sa qualcosa.
Il film in se’ vale il giusto, come documento sull’arte e la tecnica di un grande regista, ha un valore inestimabile.

Scheda IMDB

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