Urania 336: I traditori e altri racconti – Vari

I traditoriVolevo leggere altro di A.E. Van Vogt, un po’ per agganciarmi al precedente "L’uomo dai mille nomi" ma soprattutto per togliermi il retrogusto amaro che mi aveva lasciato, finendo invece su questo ingiallito Urania 336 datato 1964, non il piu’ vecchio della mia collezione ma certo quello messo meglio.
C’e’ il Van Vogt che cercacavo ma ad attirarmi sono stati gli altri autori della raccolta, Silverberg e Dick tra tutti.
Bei tempi quelli e non solo per i nomi allora in piena attivita’ ma il numero 336 si fa ricordare per il passaggio alla pubblicazione settimanale, con l’Italia, unica al mondo a poterselo permettere e per il ritorno sulla carta stampata di Van Vogt dopo molti anni d’assenza dovuta all’adesione a Scientology.
Si inizia col suo racconto, l’arrivo a destinazione di un’astronave generazionale terrestre, si prosegue con Silverberg col fato di un criminale in un futuro distopico, l’esordiente Kolom non e’ originale ma diverte con una storia di regali alieni, Linster si fa leggere con un curioso scontro ideologico tra razze, Leiber e’ poco credibile nel futuro che prevede guerra tra pedoni e automobilisti e infine ma non ultimo Philip K. Dick in un racconto geniale quanto divertente, persino anomalo in ottica futura, autocitazionista e circolare, brillante come solo Dick poteva essere perche’ possiamo discuterne in eterno, ma il suo periodo a cavallo tra i ’50 e i ’60  fu il migliore.
Meravigliosi quegli anni e chissa’ quale fu l’ingrediente magico, forse quella fine del mondo cosi’ vicina, forse la tensione della guerra fredda  che alla faccia dell’idiozia pacifista che non ammette "se e ma", fungeva da carburante per il motore dell’arte come e meglio di qualunque catatonico mondo di pace perche’ ricordando Welles e Greene "In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù", gli stress sociali e personali generano idee.
Ragioni di tanta grazia a parte – e poi Welles lo si cita sempre volentieri – a volte bastano poche pagine di un albo dimenticato per ricostruire un’epoca e i suoi sapori, per non scordare da dove veniamo, per risvegliare il piacere della lettura di un genere, la fantascienza, che se vuole sa ancora stupire.

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