Six – La corporazione – Kevin Downes

Six La CorporazioneMettiamo il caso che un "Grande Leader" di stampo maoista conquisti il mondo in una notte e che in questo poco tempo riesca a massacrare piu’ gente di quanta la sua controparte cinese abbia fatto in cinquant’anni.
Immaginiamo che invece di riprogrammare gli oppositori con decine d’anni di campi di concentramento, gli basti inserire un chip per fare si che diventino fedeli ed obbedienti servitori.
Diciamo anche che la promessa di una sana e promiscua vita sessuale oltre al diritto all’esistenza abbia convinto buona parte della popolazione a farsi condizionare, insomma con queste premesse la scelta per un individuo diventa ardua nell’eterno dilemma tra tranquillita’ e liberta’.
Insomma, in un distopico futuro, non troppo diverso del resto dai sogni di gloria sessantottini, l’unica opposizione arriva da un nuovo Redentore e nel fondamentalismo cristiano, la sola via di salvezza.
Roba strana questo film e il perche’ e’ presto detto: trattasi di Christian Movie, una produzione Cristiana che evidentemente tira l’acqua al suo mulino ponendo dove vuole gli accenti che preferisce.
Immagino che cio’ bastera’ a qualcuno per riderci su e a rifiutare di vederlo ma del resto anche senza chip ai giorni nostri c’e’ che ragiona con la testa altrui.
Per cio’ che mi riguarda ho visto ben di peggio, considerazione che non salva il film dalla piena, totale ed incondizionata insufficienza e non mi spiega come sia possibile che pochi soldi non si sa come, rendono le trame incoerenti e parte dei dialoghi insensati.
Anche il finale e’ deprecabile nell’insano desiderio del sacrificio che nel 21o secolo fa piu’ stupido che martire quando almeno iniziando dai film, sarebbe bene che il cristiano medio si dotasse di una qualunque arma automatica, giusto per non riempire le cronache giornaliere sempre e solo del proprio sangue.
C’e’ dentro qualche bel nome, volti noti che purtroppo non migliorano la situazione vedi un rinato, religiosamente parlando, Stephen Baldwin a dir poco imbambolato e Jeffrey Dean Morgan piu’ imbambolato di lui e un bravo Eric Roberts in una parte troppo piccola per meritare un giudizio.
Se devo pensare a un singolo aspetto positivo della pellicola e’ che la sua diversita’ dal resto del panorama cinematografico statunitense, aiuta a comprendere quanta uniformita’ vi sia in quello che ci rifilano e che senza essere complottisti, il pensiero unico e’ da anni l’unica costante.

Scheda IMDB

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