La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone – Pupi Avati

La mazurka del barone, della santa e del fico fioroneScendendo sempre piu’ nella filmografia di Avati, arriviamo a questo film dal titolo che non promette niente di buono, non fosse che in quegli anni, il 1975, tra serio e faceto si leggeva nelle locandine anche di peggio.
Di quel periodo in effetti, il film e’ un piccolo riassunto, pieno come un uovo di idiosincrasie, nonsense, persino qualche velleita’ di troppo, un "famolo strano" su celluloide perche’ serviva essere nazionalpopolari e nel contempo abbastanza astrusi da apparire intellettuali.
La vicenda per essere astrusa lo e’ davvero, un’accozzaglia confusa a base di fico, inteso come albero, una santa che fa miracoli, un barone storpiato, dice lui dalla pianta, prostitute, magnaccia, preti e cugine.
Sulla storia soprassediamo, molto piu’ curiosi i protagonisti, cominciando con Ugo Tognazzi prestato ad un ruolo non cosi’ banale nel passaggio da "gambina maledetta", cattivo, crudele persino a illuminato della santa.
In un ruolo molto piu’ impegnato, ritroveremo Tognazzi assieme ad Avati in "Ultimo minuto", film fenomenale mai troppo ricordato.
Curioso anche Paolo Villaggio, un soffio prima dei Fantozzi ed ancora in stato semi confusionale tra ruoli alternativi consoni al suo essere caratterista, quale in effetti era ed e’ sempre stato.
Oltre al solito Cavina, amico, collaboratore e a quel tempo co-sceneggiatore, chi salta fuori se non a sorpresa ma non troppo, un Lucio Dalla anche lui pre-grande successo, nel pieno dei suoi anni e della celebre peluria, fonte di lazzi e barzellette, grande amico di Cavina e Avati, in un piccolo ruolo che sa di scampagnata con gli amici.
Casomai e’ spiazzante il finale dove, dopo tanti minuti di commedia non becera ma leggera, si passa dalle risate alla tristezza, quasi una parabola che disperde quanto di divertente c’e’ stato sino a quel momento.
Curioso, al limite si fa guardare e ancora una volta trova il suo senso nell’amore di completezza di una filmografia.

Scheda IMDB

4 Responses to La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone – Pupi Avati

  1. Irene D.M. scrive:

    a me era piaciuto abbastanza anche se il tra me e il cinema italiano anni 70 non riesce a crearsi alcun tipo di rapporto empatico…

    • Anni complicati i ’70, confusi ed in quanto tali equamente suddivisi tra opere sublimi e boiate senza fine.
      Credo inoltre che per godere appieno del cinema di quegli anni serva contestualizzarlo molto bene o come nel mio caso averlo vissuto e per quanto fossi stato bambino, certi sapori e certi odori non si dimenticano, anche nel cinema.
      In generale e a monte dei giudizi, del periodo c’e’ da invidiare il coraggio di certo cinema, in ogni senso ed ogni ambito e in fondo anche una pellicola particolare come questa, ne e’ un esempio.

      • Irene D.M. scrive:

        bè, certo cinema negli anni 70 vendeva, fondi anche bassi per fare anche solo delle boiate venivano dati un po’ a chiunque, un cinema più grezzo ma che secondo me ne risente abbastanza in contenuti.

      • Quando parlo di estremi lo faccio in positivo, in fondo anche questo era un segno di vitalita’. Del resto il segreto di quegli anni, dove per me il decennio magico va dal ’65 al ’75, deve ancora essere svelato, nel cinema, nella musica e nelle arti tutte. E poi anni senza Ozpetek erano anni sicuramente piu’ fortunati dei nostri…!😉

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