Riflessi in un occhio d’oro – John Huston

Riflessi in un occhio d'oroMarlon Brando, Elizabeth Taylor, John Huston.
Pare il dream team di un gioco di societa’ sul cinema, invece sono i nomi che hanno dato vita a "Riflessi in un occhio d’oro", trasposizione fedele dell’omonimo romanzo di Carson McCullers, uscita nelle grandi sale nel 1967.
Vicenda giocata all’interno di una base militare nel sud degli Stati Uniti, vede per protagonisti un glaciale ed imperturbabile maggiore istruttore e la sua focosa ed esuberante moglie, ognuno su piani di esistenza totalmente divergenti.
Un collega del marito, sposato con una donna dalla psiche disintegrata, e’ l’amante di lei mentre in lui cresce un impossibile sentimento per un soldato semplice.
Film dimenticato, in effetti non troppo evidente nella pletora di buon cinema di quegli anni ma nulla di quanto compare non sarebbe oggi considerato un fenomeno mediatico campione ed esempio di straordinaria arte.
Perfetto il casting anche nella fisicita’ dei protagonisti, bellissimi e appena oltre la china della giovinezza, gli anni nei quali si inizia a comprendere che tutto sta cambiando ma ci si illude che nulla lo sia veramente.
La facilita’ con la quale la Taylor interpreta la donna che non smettera’ mai d’essere una ragazzina viziata, e’ sconcertante e ancora di piu’ Brando non sfigura nemmeno innanzi il suo futuro Kurtz, nell’impossibile ruolo per chiunque altro, di rendere la consapevolezza di un uomo, cresciuto per essere tutto d’un pezzo, che in breve si rivela essere un pederasta sempre meno confuso sulla sua condizione.
John Huston e’ senza retorica un maestro e alcune sequenze, penso alla cavalcata senza controllo nel bosco e ai monologhi di Brando sono perfette nella tecnica, essenziale e senza sbavature, gemme levigate alle quali nulla e’ da togliere e aggiungere.
Il lavoro sul testo e’ ottimo, soprattutto alla luce di un incedere lento del libro nella caratterizzazione dei personaggi, caduta inesorabile verso gli abissi di ognuno, impossibili da rendere su celluloide in quanto introspettivi e lentamente progressivi, che eppure Huston a modo suo porta a compimento.
Certo, alcuni accenti sono spostati, principalmente per cio’ che riguarda il maggiore interpretato Brando laddove una lenta presa di coscienza, viene resa palese sin dal principio, per quanto l’attore sia fenomenale nel rappresentare la lotta interiore tra cio’ che e’ e cio’ che dovrebbe essere.
Anche il personaggio della Taylor differisce dall’originale. Piu’ leggera e svampita meglio si adatta alla caratterizzazione sullo schermo, perdendo pero’ quella sottile crudelta’ che nel romanzo inasprisce e complica il carattere di una lei meno sprovveduta di quanto appaia ma vedremo meglio nel post riferito al libro.
Non so quanto sia considerabile un difetto ma trovo che il film si completi e si esaurisca col testo della McCullers che a questo punto consiglio di leggere prima della visione. Comunque da vedere.

Scheda IMDB

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