Doppio sogno – Arthur Schnitzler

Doppio sognoSi narra che Freud scegliesse strani percorsi per giungere ed uscire di casa al solo scopo di evitare un vicino, un celebre scrittore che abitava non molto lontano, perche’ lo riteneva una specie di doppio, l’unico uomo al mondo capace di leggergli dentro lasciandolo senza difese e se a dirlo era il padre della psicoanalisi, il fatto e’ quantomeno curioso.
E’ noto che il vicino di casa fosse Arthur Schnitzler, cosi’ come noti sono i rapporti amichevoli e lo scambio epistolare tra i due. Altrettanto nota era l’attenzione reciproca cosi’ ben in evidenza in "Doppio sogno".
Storia di marito e moglie, giovane e agiata coppia sulla cresta dell’onda nel burrascoso mare della vita, mare che ad un certo punto pero’ li travolge non coi fatti ma con cio’ che sarebbe potuto accadere.
Ebbene il ricordo di lei di un incontro avvenuto l’estate precedente nel quale nulla accadde materialmente  oltre la consapevolezza che ogni certezza puo’ infrangersi sugli scogli della passione, sara’ devastante.
Sconvolto da questa scoperta, il protagonista Fridolin, confuso ed in cerca di una forma di riscatto, s’infilera’ in una avventura talmente pericolosa da sembrare immaginaria, sfidando coi fatti il sogno.
Ecco Freud, emergere potente nell’atmosfera onirica eppure reale tanto da non lasciare spazio piu’ ad alcun sogno, presente nelle maschere e nella dualita’ dell’intera vicenda. 
Non di meno Schnitzler, l’inventore del dialogo interiore o se vogliamo colui che meglio e per primo ne ha definito i canoni, si pone in diretta concorrenza col suo celebre dirimpettaio in quanto a conoscenza dell’animo umano.
La dualita’ esiste anche nel lacerante dubbio su quanto debba essere concesso a se stessi o al proprio partner in quanto a sincerita’ e desideri, dove sia tracciata la linea oltre la quale e’ impossibile vivere assieme e definire cosa sia tradimento e rispetto. Schnitzler non ha risposte, solo domande esattamente come Freud non estrae conigli dal cilindro ma offre specchi nei quali riconoscersi. La questione pero’ potrebbe essere ancora monte, dal momento in cui il solo osservare l’abisso sposta l’abisso nell’anima e in questi casi sarebbe bene essere disposti a perdere tutto oppure non cimentarsi neppure in una sfida che non offre vincitori ma soltanto pareggi.
E’ a questo punto, nel centro della corda tesa da Schnitzler e Freud che si pone Kubrick, il quale coglie appieno la questione partendo proprio dalla scelta di Cruise e Kidman, a quel tempo coppia felice nella vita, separata poco oltre le riprese del film. Coincidenza? Non credo, no e cio’ basti a dare pregio e merito al grande regista scomparso ma su questo rimando al post del film.
Testo sul quale e’  facile dissertare quando basterebbe un sincero confronto interiore, potendolo reggere ovviamente. Tante possono essere le chiavi di lettura ma il semplice scorrere della vicenda, tormentosa nelle vene del protagonista, gia’ basta a rendere il libro un bene inestimabile della letteratura. Per conoscere, per conoscersi.

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