Il Diamante Bianco – Werner Herzog

Il diamante biancoSi potrebbe pensare che volare sia ormai una sfida relegata al passato e che nessuna emozione possa piu’ venire da un gesto quotidiano quale puo’ essere imbarcarsi su un aereo. A maggior ragione e’ facile ritenere che i dirigibili appartengano ad un periodo glorioso ed avventuroso della storia dell’aviazione, oramai confinati protagonisti di qualche romanzo steampunk.
Invece esistono uomini che conservano il sogno del volo non come esercizio meccanico, bensi’ stato emozionale dell’assenza di peso, voglia di perdersi nel vento sollevato da ogni pensiero quando il pensiero stesso e’ fatto d’aria.
Soltanto un grande documentarista poteva possedere la giusta tecnica ed esperienza per raccontare questa storia, laddove serve una grande sensibilita’ per cogliere la magia di un gesto leggero eppure imperioso. Solo Herzog aveva capacita’  e anima per riuscirci.
Era da parecchi mesi che non tornavo sul suo cinema, lui il regista che sopra tanti, forse sopra tutti, sazia la mia fame di tecnica e cuore, un artista del quale prima ancora dei film, ammiro storia e passato, riconoscendomi nella sua filosofia di vita e di un cinema puro che sappia esprimere sensazioni ed idee come conseguenza, non fine ultimo.
Ebbene Herzog riesce finanche a commuovere documentando l’impresa dell’ingegnere Graham Dorrington di voler sorvolare con un dirigibile le cascate Kaieteur nella Guyana.
Come spesso accade col suo cinema specie quando documentaristico, Herzog sovrappone strati su strati, racconta storie dentro storie perche’ il protagonista e’ si un ingegnere inglese ma ancor piu’ i suoi demoni in conflitto coi sui desideri e nel contempo e’ la storia del documentarista Dieter Plage che perse la vita proprio durante uno dei suoi esperimenti di volo, nonche’ narrazione di un popolo, della terra che abita e delle leggende che lo nobilita. Racconto di una sfida, c’e’ sempre una sfida da affrontare nel mondo di Herzog, sia tecnica che umana e vi e’ una passione, una forza che travalica ogni finzione, ogni altra ripresa sceneggiata e preconfezionata. La straordinaria bravura di Herzog e’ come sempre nel saper riprendere qualcosa che accade e incidere il proprio genio attraverso l’uso di una lente, della distanza, della luce, dei suoni, come ad illuminare con la giusta luce un paesaggio preesistente e mai artificialmente costruito.
A completare la perfezioni delle immagini, le musiche ancora una volta sublimi e come accadra’ nuovamente con "L’ignoto spazio profondo", Herzog si fara’ accompagnare da un ensemble di tenori sardi, intuendo mirabilmente un risultato dall’equazione che lega la nostra bella isola ad un altra distante un intero mondo.
Impressionante, bellissimo.

Scheda IMDB

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  1. Pingback: Il mondo contemplativo di Werner Herzog – Peter Buchka | Ultima Visione

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