La citta’ sovietica 1925-1937 – Marco De Michelis, Ernesto Pasini

La citta' sovietica 1925-1937Trovo il libro nell’immancabile bancarella del libro da collezione, lo prendo in mano con falsa indifferenza e con altrettanta disinvoltura domando il prezzo che accetto senza battere ciglio e mentre pago dentro di me rido felice come un bambino a Natale.
Non e’ un libro con chissa’ quale valore ma per chi ha la passione per l’architettura sovietica, vale piu’ che una semplice analisi tecnica e storica sull’argomento.
Il periodo e’ quello dei primi due piani quinquennali il cui presupposto fu soltanto uno, recuperare secoli di arretratezza economica ed industriale, laddove l’Unione Sovietica era ancora per molti versi una nazione di stampo feudale. Per colmare l’enorme gap, servivano piani di sviluppo che accelerassero il processo da secoli in anni, anni in giorni e le forze in gioco dovevano essere per forza di cosa enormi.
Spostare masse composte da milioni di persone da un medioevo agricolo alla catena di montaggio, non solo fu un processo sociale complicato ma richiese una pianificazione esatta iniziata coll’individuare i siti per l’estrazione delle materie prime e i luoghi migliori per processarle, poi erigere le citta’ che dovevano fornire la logistica per lavorare e vivere.
A tavolino si stabilirono quanti metri quadrati aveva diritto una persona da abitare, quanti e quali divertimenti gli spettassero, la distanza ottimale dai luoghi di svago e ovviamente ai luoghi di lavoro.
Architettura politica, laddove la politica fu legge, religione ed unico credo.
Tutto il processo tecnico e decisionale e’ descritto nel testo con incredibile dovizia di particolari e corredato da tante foto di progetti e loro realizzazione.
Non tutto il materiale stampato e’ utile, laddove anni trascorsi e piccole dimensioni impediscono una corretta analisi dei particolari ma di massima e’ sempre chiaro a cosa i progetti conducessero.
Emergono informazioni curiose, sconcertanti pensando ad esempio alla stretta collaborazione tra i sovietici e l’americanissimo Ford che insegno’ loro i segreti della catena di montaggio e di quanto la Germania, futura nemica, abbia collaborato coi suoi ingegneri rendendo ancor piu’ visibile l’eventualita’ non peregrina che la Germania nazista si alleasse con l’Unione Sovietica comunista ma la storia la conosciamo e i piani di espansione di Hitler hanno delineato un altro futuro.
Il libro non fa praticamente alcun accenno al costo in vite umane che questa industrializzazione ha comportato, ai morti che si contano in decine di milioni tra fame e dittatura.
E’ un testo di architettura, non di storia e siamo d’accordo ma limitandosi a leggere le pagine senza andare sottotraccia, emerge la sola epica del complesso dell’operazione, dimenticando l’immane tragedia costata per sostenerla, il che’ storicamente nonche’ eticamente non e’ certo corretto.
Ad ogni modo la curiosita’ di scoprire come nasce una citta’ anzi una nazione, e’ pienamente soddisfatta perche’ l’esperimento di un’urbanistica progettata interamente su carta, prima nella filosofia poi sul tavolo da disegno, e’ preziosa per comprendere tanto su cio’ che e’ stato e con lo sguardo gia’ rivolto all’attualita’ odierna e dell’odierna evoluzione politica e sociale della Russia, e’ ancora piu’ importante.

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