Il richiamo della foresta – Jack London (estratto 1)

Era un viaggio duro, con la slitta postale dietro di sé; e il rude lavoro logorava i cani. Quando arrivarono a Dawson erano in cattive condizioni di salute e avrebbero avuto bisogno di almeno dieci giorni di riposo. Ma dopo due giorni scesero ancora lungo le rive del Yukon giù dalle Baracche, carichi di lettere per il mondo lontano. I cani erano stanchi, i conducenti di cattivo umore, e per colmo di misura ogni giorno nevicava. Questo significava strada molle, maggiore attrito dei pattini e maggiore fatica per i cani; i conducenti tuttavia furono molto umani durante il viaggio e fecero per gli animali il meglio che poterono.
Ogni notte per prima cosa si occupavano dei cani, che mangiavano prima dei conducenti. Nessun uomo avrebbe mai pensato a ficcarsi nel suo sacco di pelo prima di avere esaminato attentamente le zampe dei suoi cani. Ma le loro forze venivano meno. Dall’inizio dell’inverno avevano percorso milleottocento miglia trascinando slitte per tutta questa distanza; e milleottocento miglia pesano anche sul cane più resistente. Buck resisteva, incitando i compagni al lavoro e mantenendo la disciplina sebbene fosse anche lui molto stanco. Billee piangeva e mugolava regolarmente ogni notte, dormendo. Joe era più immusonito che mai e Sol-leks era inavvicinabile sia dalla parte dell’occhio cieco sia dall’altra.
Ma più di tutti soffriva Dave. Qualcosa in lui andava male.
Divenne cupo e irritabile. Si scavava subito la sua buca non appena veniva piantato il campo, e il conducente andava là a portargli il cibo. Appena liberato dal finimento e buttatosi giù, non si alzava fino al mattino. A volte, lungo la pista, se era scosso da una fermata improvvisa o dallo strappo di una partenza, guaiva di dolore. Il conducente lo esaminò, ma non trovò nulla.

Tutti i conducenti s’interessarono di lui: ne parlavano durante i pasti e fino alla loro ultima pipata prima di andare a letto; e una notte tennero consulto. Fu tirato fuori dalla sua tana, portato vicino al fuoco e premuto e palpato tanto che gridò più volte. C’era dentro qualche cosa che non andava. Ma non trovarono nessun osso rotto né altro male.
Prima che giungessero a Cassiar Bar, era diventato così debole che più volte cadde sotto le tirelle. Lo scozzese mezzo-sangue fece fermare e lo staccò dalla muta mettendo al suo posto Sol-leks, che veniva dopo di lui. Voleva far riposare Dave lasciandolo correre liberamente dietro la slitta. Ammalato com’era, Dave si addolorò di essere messo fuori e mugolò di scontento mentre gli toglievano i finimenti, piagnucolando poi disperato quando vide Sol-leks al posto che aveva occupato per tanto tempo. Perché era in lui l’orgoglio del tiro e della pista e, malato a morte, non poteva sopportare che un altro cane facesse il suo lavoro.
Quando la slitta si mosse, egli corse sulla neve soffice a fianco del tiro, attaccando Sol-leks a morsi, gettandoglisi addosso e cercando di rovesciarlo nella neve dall’altra parte e di mettersi egli stesso nei tiranti tra lui e la slitta. Nel frattempo mugliava e guaiva di dolore e di angoscia. Il mezzo-sangue cercò di allontanarlo a frustate; ma egli non badava ai colpi di frusta e l’uomo non si sentiva il cuore di colpire più forte. Dave si rifiutò di correre tranquillamente sulla pista dietro la slitta dove la strada era più agevole, ma continuò a trascinarsi di fianco ad essa sulla neve soffice, dove era più difficile correre, finché fu esausto. Allora cadde e giacque là dov’era caduto, ululando lugubremente mentre la lunga fila delle slitte gli passava accanto.
Con l’ultimo residuo delle sue forze poté trascinarsi dietro di esse fino alla prima fermata, e allora superò tutte le file delle slitte fino a raggiungere la propria, fermandosi vicino a Sol-leks. Il conducente si fermò un momento per farsi accendere la pipa dall’uomo che veniva dietro. Poi si volse e mise in moto i cani. Essi si spinsero avanti senza dover esercitare alcuna fatica, poi volsero la testa perplessi e si fermarono pieni di meraviglia. Anche il conducente era sorpreso: la slitta non si era mossa. Chiamò i compagni a vedere quello che era successo. Dave aveva tagliato coi denti tutti e due i tiranti di Solleks e stava proprio davanti alla slitta al suo posto.
Supplicava con gli occhi che lo lasciassero lì. Il conducente era perplesso. I suoi compagni raccontavano come un cane possa morire di crepacuore se tolto da un lavoro che tuttavia lo uccide, e ricordavano casi a loro noti, in cui i cani, troppo vecchi per lavorare o feriti, erano morti per essere stati tolti dalle tirelle. Consideravano dunque un atto di pietà, poiché Dave doveva morire ad ogni modo, lasciarlo morire tra le tirelle, a cuor leggero e contento. Così fu nuovamente attaccato ed egli tirò baldamente come un tempo, sebbene più di una volta urlasse involontariamente per il dolore della sua ferita interna.
Parecchie volte cadde e fu trascinato dalle tirelle e una volta la slitta gli andò addosso, così che in seguito zoppicò da una delle gambe posteriori.
Tuttavia tenne duro finché si giunse al campo; e il conducente gli fece una cuccia accanto al fuoco. Al mattino era troppo debole per viaggiare. Al momento di attaccare cercò di trascinarsi dietro il conducente. Con sforzi convulsi, riuscì a mettersi in piedi, barcollò e cadde. Allora si trascinò lentamente, come un verme, verso il luogo dove si stavano bardando i suoi compagni. Metteva avanti le zampe anteriori e trascinava il corpo procedendo a balzi, poi spingeva ancora avanti le zampe e faceva un nuovo balzo di pochi pollici. Infine le forze lo abbandonarono, e i compagni lo videro anelante nella neve, sforzandosi tuttavia di raggiungerli. Lo poterono sentire ululare di angoscia finché scomparvero dietro una fila d’alberi sulla riva del fiume.
Qui il traino si fermò. Lo scozzese mezzo sangue rifece lentamente i propri passi fino al campo che avevano lasciato. Gli uomini cessarono di parlare. Risuonò un colpo di rivoltella. L’uomo tornò indietro in fretta. Le fruste schioccarono lungo la pista; ma Buck sapeva e tutti i cani sapevano ciò che era avvenuto dietro gli alberi del fiume.

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