La caduta degli dei – Luchino Visconti

La caduta degli deiGermania 1934. Il nazionalsocialismo e’ forte ma non abbastanza. Potra’ avere radici forti per la nazione ma non per l’Europa, non per la conquista del mondo. Come una pianta maligna e velenosa e’ gia’ entrato nel tessuto sociale ed economico e il Cancelliere, cosi’ viene evocato Hitler, stende il suo lungo braccio nero in ogni zona del paese, a fondo all’interno delle industria pesante, fucina in tutti i sensi del futuro esercito nazista.
Ecco come i conflitti interni alla famiglia Von Essenbeck, importanti magnati dell’acciaio, si andranno presto a mescolare agli intrighi politici della nazione e i lunghi coltelli colpiranno fuori e dentro la ricca casa.
Come giudicare questo film. Visconti e’ piu’ impegnato a raccontare la storia che a girarla e per quanto la cura nei particolari, le luci e quel suo aggirarsi con la camera nello scovare e sottolineare perfette minuzie sia sempre presente, lo sforzo di rappresentare mostri e non uomini prende il sopravvento.
Luci vivide come fari di un teatro osceno ispireranno Fassbinder che non mi sorprende ne rimase folgorato.
Per Visconti esistono due categorie di nazionalsocialisti: i violenti, beceri ed ignoranti e gli inetti lascivi, pedofili e pederasti, calcando meno sui pederasti per ovvie ragioni anche se certe sequenze fanno immaginare Visconti che squittisce quando circondato da cristoni biondi mezzi nudi. Per non farsi mancare nulla si aggiunga all’elenco dei crimini, droga e incesto che trasformano l’ultima mezz’ora di film in un grottesco e abominio. Voglio dire, ci si fosse limitati al "male assoluto" magari qualcuno se la beveva, ma tanta roba tutta assieme e’ puro avanspettacolo.
Non dimentichiamo gli assassini e le donne del regime, tutti prototipi delle future "Elsa la belva delle SS" anche grazie alla sublime interpretazione della bergmaniana Ingrid Thulin assieme ad Helmut Berger, una delle poche ragioni a dare senso al film..
In effetti se c’e’ da trovare un merito e’ quello di aver solleticato i bassi istinti del popolino e del popolone innestando una curiosa quanto grottesca infinita clonazione in quel nazi-porno che prima o poi qualcuno dovra’ seriamente spiegare, ammettendo finalmente che un’epoca che ha potuto partorire simili film, andrebbe eliminata dai libri di storia e dalla memoria di tutti.
Lo ripetero’ allo sfinimento e alla noia, non sopporto il cinema di chi se la canta e se la suona, indipendentemente dalla canzone e qua la musica va avanti per quasi tre ore.

Scheda IMDB

4 Responses to La caduta degli dei – Luchino Visconti

  1. LivingCinema scrive:

    Una posizione forte.

    • Non saprei, spero sufficientemente giustificata. Certo e’ che sono con l’arte per l’arte, il cinema per il cinema e pur riconoscendo i meriti di Visconti, il suo fine qui era un altro, quella della committenza ad esempio.

      • LivingCinema scrive:

        Non lo so, però fine e tema principale in Visconti hanno spesso coinciso, anche in questo caso probabilmente. Lo rivedrò però, alla luce di questa chiacchiera.

      • Corretto, concordo e sia chiaro, per primo sono convinto che Visconti non avrebbe mai girato un film se non lo avesse davvero voluto, del resto la sua storia racconta di un uomo che sapeva esattamente cosa voleva. Aggiungo pero’ che Visconti era anche uno che di una vicenda sapeva cogliere e per certi versi piegare, verso le declinazioni che riteneva piu’ opportune (vedi ad esempio “Morte a Venezia” https://ultimavisione.wordpress.com/?s=morte+a+venezia+visconti ) e in questo caso una certa visione della storia, anzi della Storia, fu funzionale al suo volere e non a caso, a tutto un sistema attorno.
        Se lo rivedrai mi fara’ piacere ridiscuterne.

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