The lucky ones – Un viaggio inaspettato – Neil Burger

The lucky onesTre soldati americani e una guerra dalla quale prendersi un pausa.
Fortunati come suggerisce il titolo?
Forse si se s’intende essere vivi e verso casa, non troppo dal momento in cui ognuno di loro porta i segni di una ferita di guerra sul corpo.
Ad ogni modo i soliti problemi del mondo civile li costringono ad un ritorno comune attraverso gli Stati Uniti, un modo per conoscersi meglio e prendere nuovamente contatto con quella societa’ per la quale hanno combattuto.
Il tempo trascorso al fronte ovviamente avra’ cambiato le cose quel tanto che basta per trasformare i desideri, i bisogni, le ambizioni.
Questo film e’ tante cose, forse troppe per tracciare un solco che resti.
E’ un road-movie, ammesso che abbia ancora senso parlare di viaggi in accezione zen dal momento in cui la melassa dei nuovi e vecchi media ha schiacciato da tempo ogni peculiarita’ etnica e territoriale e dove non e’ arrivata internet e la televisione, hanno provveduto le multinazionali del cibo, della moda e dell’entertainment e per questo la sterminata America ha loi stesso cielo, le stesse nuvole, le stesse case, tutte meravigliose ma altrettanto spaventosamente uguali.
E’ una blanda analisi sul ruolo degli USA nel panorama internazionale e sulla percezione della guerra da parte degli americani. Certo, per quanto con eccessiva enfasi ma abbiamo visto, letto e ascoltato abbastanza per sapere che il monologo di Rambo non era poi cosi’ alieno alla realta’ dei fatti, le cose sono cambiate e molti oggi ringraziano i soldati che tornano per quanto non manchino i giovani celebrolesi da uso eccessivo di televisione e i vecchi imbecilli che giudicano il mondo dal divano del proprio ricco soggiorno.
Per il resto non si va oltre e attenzione, e’ tutt’altro che un difetto
E’ una storia non troppo originale sull’amore e l’amicizia, nel senso che non aggiunge e non toglie nulla a quanto il cinema ha passato sin qui.
Non e’ il mio genere di film ma volevo e dovevo procedere nella filmografia di Neil Burger dopo gli entusiasmanti "The illusionist" e "Limitless". Non voglio dire sia rimasto deluso, semplicemente e’ un’opera troppo facile per uno coi mezzi di Burger. Si puo’ riconoscere la sua mano nei colori saturi, nel generale buon ritmo e nell’ironia ma per il resto e’ un film che avrebbe potuto girare quasi chiunque. Non un passo falso ma un passo inutile. Andiamo oltre.

Scheda IMDB

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