Melancholia – Lars von Trier

MelancholiaDevo premettere che non saro’ obiettivo, anzi saro’ irrazionale e guidato da antiche pulsioni. Devo anche tributare a  Moralia in lob la spinta necessaria per dedicarmi ad una piccola retrospettiva su von Trier, iniziando dall’ultimo film, "Melancholia".
Dopo sette minuti e mezzo dall’inizio scottavo di passione, emozionato e sconvolto, logica in vacca ed eterna riconoscenza al regista.
Reazione esagerata? No. L’istante della fine del mondo e’ una mia piccola fissa sin da quando bambino leggevo i primi libri di fantascienza e in qualche modo von Trier ha una visione molto simile alla mia
Emerge il precipitato sedimentato in decenni di film e letture, il Poe de "La maschera della morte rossa", la Wismar herzoghiana in preda alla follia e alla morte, lo sgomento di Rod Steiger nella fine del mondo de "L’uomo illustrato", l’immane seppur glorioso strazio dell’immortale "Le guide del tramonto" di Clarke e certo, il Tarkovskij di "Stalker" e "Solaris" nel viaggio dentro a mondi infranti e ancora oltre.
In quei primi sette minuti, c’e’ tutta la visione di Greenaway prima che perdesse il controllo sulla propria estetica e c’e’ tutta la poetica di Tarkovskij e Sokurov, suo figlio piu’ caro, che non cessa di esaurirsi col tempo.
Psicodramma terribile perche’ come animali che percepiscono l’approssimarsi del pericolo, i protagonisti implodono nella tragedia ponendo ignari il matrimonio al centro del problema e non suo punto di partenza.
Si conosce il finale, si conosce l’inizio e tutto quanto sta in mezzo e’ un oceano di angoscia e ansia, la claustrofobica sensazione di chi conscio del proprio destino, non puo’ accettarlo ma nemmeno fuggire.
Mescolando nel calderone la vita carica di tensione e segreti della protagonista, un’incredibile Kirsten Dunst e della sua famiglia, che nel giorno del matrimonio pare sgretolarsi in una lucida follia premonitrice di quanto sta per accadere. L’effetto e’ devastante.
In realta’ e’ tutto un precipitare veloce dentro la morte, con la possibile declinazione della depressione come stato alterato di percezione della realta’ in una simbiosi con la natura privilegiata e animalesca.
Mi sento spaventato ed estasiato, vi sono fili nascosti o dimenticati che evidentemente von Trier ha toccato con la sua opera.
Fosse solo per questo film, restassero solo delusioni, il nome di von Trier e’ gia’ stato scritto in me. 

Scheda IMDB

6 Responses to Melancholia – Lars von Trier

  1. Pingback: Antichrist – Lars von Trier | Ultima Visione

  2. Francesca scrive:

    Sai cosa? dovessi trovare motivazioni razionali al fatto che questo film mi piaccia tanto, probabilmente fallirei miseramente. Mi limiterei ad affermare che l’ho amato e lo amo tuttora. Apprezzo che tu abbia saputo dare forma a parte del mio entusiasmo. Anzi, mi sa riguardo il film. Così mi rinfresco la memoria🙂

    • Apprezzo la tua conferma che vi sia in “Melancholia” qualcosa di irrazionale, uno scatenarsi di paure ataviche assopite ma non dimenticate. In qualche modo le ho attribuite alla mia prima formazione letteraria e cinematografica legata alla fantascienza e al terrore ma mi stai dicendo che c’e’ qualcosa oltre. Quasi quasi lo riguardo anche io🙂
      PS: Hai gia’ visto “Antichrist”? Tema completamente diverso ma in quanto a tecnica e paure antiche ha qualcosa da raccontare pure lui…

      • Francesca scrive:

        Antichrist è in coda per la visione, me ne hanno già parlato, anche se non sempre bene. Io però devo vedere… prima di esprimere giudizi. A suo tempo – visto il mio amore per la Kidman – mi parlarono male di Dogville e io nonostante tutto non lo disprezzai… Per il resto, Melancholia ha un impianto strano, quasi simmetrico, con le due sorelle e il rispettivo fallimento dei matrimoni che si intersecano fino all’ultima parte, in cui ritrovano loro stesse nella fine. Sono una patita delle strutture e questa cosa mi affascinò. Oltre al fatto che la depressione e la seguente reazione sono descritte in modo mirabile – e mirabilmente interpretate da ambo le attrici – anche per la conoscenza che ne ha avuto il regista, suo malgrado. Trovo che il quid del film, in parte sia dovuto fra le cose a questi due particolari. Strano, perché la struttura non ha tolto nulla alla naturalezza, sebbene la pellicola sia anche piena di figure scenicamente meravigliose e a volte un filo innaturali. E pittoriche. Come l’apertura. Esaltante. Lunga, ma esaltante. Scriverei per ore di questo film. Credo sia uno dei miei preferiti di sempre.

      • In “Antichrist” troverai la stessa tecnica iniziale in un nuovo ed interessante contesto. Non e’ “Melancholia” ma e’ von Trier e cio’ basti.
        Si, parlarne occuperebbe giorni, scriverne eoni. Parlando di simmetrie , ho adorato come il mutamento della Dunst contrasti il comportamento delle altre persone e rispetto ad esso si ribalti mentre resta perfettamente in sintonia con quello degli animali. C’e’ una prima fase di pericolo sentito e ignoto. Lei e i cavalli sono nervosi, non capiscono, disperazione cieca, poi passando dalla conoscenza alla speranza e dalla speranza alla disperazione, gli esseri umani impazziscono, lei entra in sintonia col cosmo tutto. Questa idea che stati deviati dell’esistenza non siano altro che percezioni di fenomeni sconosciuti mi piace… (idea non di von Trier, citata ad esempio anche da Ken Russell in “Stati di allucinazione” su testo di Chayefsky)
        Le chiavi di lettura non mancano….

  3. Pingback: Nymphomaniac Vol.2 – Lars von Trier | Ultima Visione

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: