Rock of Ages – Adam Shankman

Rock of AgesNel 1987 ero nel centro esatto dello showbiz, bersaglio privilegiato di discografici, cinematografari e venditori di bibite gassate. Conobbi l’hard rock e l’heavy metal parecchi anni prima di diventare carne da macello mediatica e sapevo valutare il peso specifico di una rock band, il valore tecnico e l’importanza di quanto ascoltassi ma non avevo ancora venti anni e un quattro quarti rumorosissimo faceva il suo effetto a prescindere dalla cotonatura dei capelli di chi lo produceva.
Di quegli anni mi restano tanti sorrisi, un po’ d’imbarazzo, una valangata di banalita’ e qualche buon pezzo, piu’ di uno a dire il vero.
Con "Rock of Ages" torno ad essere target, lo spettatore da attrarre sull’onda del ricordo e di una musica che nel bene o nel male ha caratterizzato un’epoca con uno stile e un suono ben preciso, qualcosa che oggi non e’ affatto terminato ma semmai e’ rientrato su binari piu’ consoni e mi si consenta, piu’ dignitosi che il genere merita.
Storia banalissima e spero sia una citazione, della contadinotta che va a Los Angeles per sfondare, s’innamora, tragedia e sconforto tra primo e secondo tempo e happy end obbligatorio.
Tratto dall’omonima opera teatrale e lo si sente, i rimandi sono a "Flashdance" ovviamente, non di meno "Footloose" ma ancora prima a tutta la tradizione dei musical cinematografici del decennio ’70.
In realta’ c’e’ un precedente molto piu’ attuale al quale si ispira e tende, l’incredibile "Moulin Rouge", soprattutto nell’uso di brani non originali, sovente mescolati e contestualizzati alla scena.
Ecco, direi si possa partire dal confronto con "Moulin Rouge" per tracciarne i netti limiti. Innanzitutto non c’e’ Baz Luhrman alla regia ma un piu’ modesto, molto piu’ modesto Adam Shankman che se anche fosse stato un altro, sarebbe uguale, anzi certamente meglio. Non sara’ tutta colpa sua ma non si puo’ declinare l’heavy metal in chiave pederasta per quanto gli spandex pants di David Lee Roth non mi diano ragione.
Poi e non di secondaria importanza, manca Craig Armstrong a curare la colonna sonora che e’ un po’ come togliere Morricone dai film di Leone. Arrangiamenti semplici semplici e brani scelti da una cerchia d’artisti sempre uguale e piuttosto limitata.
Se esiste un parallelo, da una parte vi fu la strepitosa Nicole Kidman ma qui ci si onora dell’altrettanto stupefacente ex marito Tom Cruise, sul quale servirebbe aprire un capitolo sull’innegabile bravura ormai conclamata oppure negata dai soliti esperti, quelli poi che danno i premi alla Morante o Accorsi.
Non intendo quindi fare confronti ma sia ben chiaro che per il ruolo serviva un grande attore e Cruise decisamente lo e’, anzi diciamo che da solo e’ tre quarti del film. Altra inspiegabile pecca e’ la mancanza di cameo dei protagonisti dell’epoca. Si vede qualcuno qua e la’ ma era roba da infarcirci l’intero film.
Bravini gli altri due ragazzotti, specie la giovane e dotata Julianne Hough, forse piu’ vicina ad una immagine ed una voce del decennio precedente ma vabbe’ ed infine si rivede volentieri Alec Boldwin, molto macchietta certo per scelta tragica dell’incapacita’ del regista di interpretare il soggetto.
Peccato e mille volte peccato, se fosse finito in mano a veri amanti del rock e non ad un gruppo di checche di Broadway, avrebbe potuto essere un film da ricordare.

Scheda IMDB

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