Node Festival 2013 – Modena 15-06-2013

Node 2013Come da tradizione ormai, si ritorna al Node Festival che consolida la sede dei Giardini Margherita a Modena, scelta necessaria l’anno precedente causa terremoto ma giustamente riconfermata perche’ e’ indubbio che la cornice doni pregio all’evento e lo spazio aperto ne amplifichi l’impatto.
Piccola novita’, un poco per opportunita’ , poi perche’ nessuno si offenda ma sulla carta la serata del sabato si offriva piu’ ricca, per una volta s”e’ optato per la seconda giornata. Scelta azzeccata, azzeccatissima perche’ lo scrivo senza indugi, nel complesso la serata si e’ rivelata la migliore di sempre. Vero e’ che era previsto lo showcase della Raster-Noton, come a dire il meglio del meglio in quanto elettronica praticamente in ogni declinazione possibile ma le forze in campo hanno dato prova straordinaria, al di sopra di ogni attesa.
Cornice superba e superbo impianto audio che malgrado qualche piccolo inconveniente legato al caldo ma risolto in pochi secondi, si e’ rivelato all’altezza del compito improbo di accompagnare i musicisti nell’escursione di frequenze impossibili in altri show.
Infine mi piace ricordare e congratularmi per "Mapping Around", performance a margine ma in perfetta simbiosi con l’evento, dove la Palazzina dei Giardini si e’ sciolta davanti ai nostri occhi in fantasia elettronica tridimensionale.
Gran bel lavoro, un ritorno alla creativita’ che non sia solo di facciata e mi si perdoni il calembour.

Node2013-Von Tesla (Small)VON TESLA, l’italianissimo Marco Giotto, apre le danze e parte piano, soffio glitch su un tappeto ambient, nuvole industrial ad oscurare il cielo poi il suono balza in avanti imperioso e arretra, balletto di demoni in un bosco d’inverno, che dietro una placida facciata IDM, rivela la sua vera anima dannata gia’ destinata ad acidi abissi elettronici. Von Tesla ci accompagna senza fretta in un viaggio molto, molto diverso di quanto ci si potesse aspettare e nella mutazione la sua forza, la prerogativa di un suono fluido e denso, che non indugia un solo istante a rivelarsi nella sua concreta coerenza.

Node2013-Grischa Lichtenberger (Small)GRISCHA LICHTENBERGER. Il suo arrivo non concede preludi, pochi secondi e l’aria e’ listellata in frequenze taglienti come sciabolate nel buio. Inno programmatico di uno stile che privilegia il campione frantumato in sequenze di bit come dimentico della nascita analogica. Si dice che nel DNA di Grischa  si celi materiale Autechre, il che certamente e’ vero, specialmente nella parte finale dello show ma se quest’ultimi perseguono un corpus ritmico che travalichi la materia col quale e’ composto, Lichtenberger cura con minuzia la densita’ del suono privilegiando la frequenza al beat facendo del controllo la sua arma migliore.

Node2013-Frank Bretschneider (Small)FRANK BRETSCHNEIDER. La voce del padrone. Qualcuno puo’ essere un veloce motoscafo, altri agili catamarani ma Frank e’ una corazzata che piega le onde del suono al suo passaggio e ci riesce con la forza dell’esperienza, ricordiamolo come uno dei fondatori della Raster-Noton e con un impianto ritmico che per costituzione si fonde all’apparato visuale che sottolinea e sospinge l’esperienza d’ascolto verso nuovi lidi. Sperimentare e’ verita’ ma oltre cio’ resta il groove che trascina e travolge, qualcosa di piu’ alto del solo catalizzare l’attenzione del pubblico ma vera e propria portante di uno show che accontenta gli animi piu’ semplici desiderosi di bassi che vibrino nelle ossa, sia coloro alla ricerca dell’onda perfetta.
Il classico puo’ essere devastante perche’ ricordiamolo, il glitch non e’ roba per ragazzini.

Node2013-Vladislav Delay (Small)VLADISLAV DELAY e’ la sorpresa della serata. Sulla carta e nel risultato, Vladislav ossia il finlandese Sasu Ripatti doveva essere il piu’ lontano dai miei gusti e dalle mie preferenze e confesso che i primi minuti dello show stavano scavando un solco invalicabile tra la mia idea di sperimentazione e la sua messa in pratica, poi con una progressione imponente ho cominciato a sentire crescere in me la consapevolezza del suono e con essa la comprensione del progetto. Delay regge la scena senza alcun sviluppo tonale, non una nota, non una sola nota per l’intera durata dello show, per paradosso la struttura ritmica resta opaca ma c’e’ un che di tribale, minimalismo di un mantra preistorico dove e’ l’istinto che ascolta, non la ragione. Ritmo psicoacustico che non ha bisogno di nascondersi dietro bassi martellanti il cui unico scopo e’ l’ostinazione, anzi il tappeto sonoro si compone di frequenze eccezionalmente alte, costruendo la sua efficacia sulla percezione interiore eppure non individuale ma in una bolgia sensoriale collettiva, tribale appunto.
Alla fine cio’ che doveva essermi lontano, e’ stato cio’ che piu’ mi ha sorpreso. Potenza delle idee.

Playlist YouTube

Node Festival
Mapping Around
Von Tesla
Grischa Lichtenberger
Frank Bretschneider
Vladislav Delay

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  1. Pingback: Live at Node | Vladislav Delay

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