La scrittura dello sguardo. Il cinema di Brian De Palma – Vari

La scrittura dello sguardoDe Palma, Coppola, Scorsese, tanti sono i registi della generazione New Hollywood eppure li sento vicini tra loro ed in un certo senso in costante confronto. Sara’ per la comune origine italiana che li lega geneticamente e artisticamente, basti pensare alle similitudini dei loro film o al bacino attoriale attorno al quale hanno ruotato e certo e’ che se non e’ possibile confonderli nella tecnica, sicuramente si puo’ con la narrativa.
Tutta gente che il cinema l’ha fatto per davvero e cambiato in forma e sostanza. Non mi si chieda confronti impossibili ma dei tre, De Palma e’ forse colui che sento piu’ affine nel linguaggio e che piu’ mi affascina.
Coppola e’ scrittura, Scorsese e’ tecnica, De Palma e’ estro e fantasia, il volto entusiasta del cinema che amo. Il suo approccio volutamente sopra le righe, la ricerca dell’espediente cinematografico finalizzato ad un modo di raccontare sempre diverso, qualcosa che stupisca e sorprenda.
De Palma piu’ di altri, puo’ essere letto su diversi livelli, si puo’ godere assieme ad amici e popcorn cosi’ come sotto la lente d’ingrandimento, rivela minuzie deliziose e stupefacenti. C’e’ qualcosa di fanciullesco nel suo modo di operare, un gioioso iperrealismo assunto a filosofia e solo casualmente destinato allo show in senso stretto. Questo strano libro della Historica Edizioni, strano nel formato e nel contenuto, analizza con attenzione il lavoro del regista attraverso una serie di commenti curati da Massimiliano Spanu e Fabio Zanello.
Gli articoli si concentrano di massima sul singolo film, altre volte creano confronti e paralleli sul linguaggio cinematografico che accomuna diverse opere. I diversi argomenti si affrontano in capitoli chiusi e separati ma non comprendo per quale ragione si sia scelto di non raggrupparli in ordine cronologico o tematico.
La scelta curatoriale comporta ridondanze e idiosincrasie ma gli scritti restano qualitativamente importanti anche se spesso e volentieri il linguaggio straborda nell’uso elitario del vocabolo quasi a voler spocchiosamente distinguersi attraverso l’errata convinzione che complesso equivalga a forbito.
Cio’ non vale per tutti s’intende e lo stesso Spanu, uno dei curatori, talvolta e’ inutilmente complesso, altre brillante ed efficace ma di massima resta quasi tutto condivisibile.
Libro che alla fine merita per quanto sia consigliato esclusivamente agli iniziati depalmiami, completamente inutile ai profani desiderosi di saperne di piu’ sul regista.

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