Control – Anton Corbijn

ControlDov’e’ la verita’ sulla morte di Ian Curtis?
Ma esiste  una verita’ unica, precisa, incontestabile? No, non c’e’.
Non c’e’ qui e nemmeno nel libro della moglie. Ian Curtis divenne famoso per voglia e fortuna ma e’ marginale all’interno della storia, la sua storia che solo in parte coincide con la genesi della band seminale Joy Division.
Basato sul libro scritto da Debbie l’ex consorte, in realta’ le differenze tra pellicola e carta stampata ci sono e non son poche.
Nessuna discrepanza degna di rilievo si badi bene, soltanto diverse conclusioni dalla medesima premessa e anche questo contribuisce all’idea che non esiste un solo modo d’intendere vita e morte del cantante.
La fine di Curtis e’ nel suo passato, nella sua sensibilita’, nelle sue debolezze, nella sua incapacita’ o dovrei dire, nella sua resa innanzi al futuro. 
Sposatosi giovanissimo, il successo da un lato fu voluto, dall’altro si scontro’ frontalmente con l’epilessia, la grave malattia che alla fine ebbe la meglio sui suoi nervi perche’ non fu mai in grado di controllarla.
Con la carriera in piena parabola ascendente ebbe una figlia ma nel contempo incontro’ una donna che amo’ veramente e la cui stessa presenza contribui’ a minare le fragili fondamenta sulle quali poggiava la sua vita.
La sfida tra le due donne, moglie ed amante fu serrata ma certo Curtis non se ne fece un vanto e semmai contirbui’ allo stato di confusione e forse nella scelta finale. Ma queste sono illazioni, restiamo al film.
Corbijn  lo conosciamo tutti, grande, grandissimo artista i cui videoclip hanno impreziosito, spesso lanciato, la musica della crema del rock e pop mondiale e bastino due nomi su tutti, Depeche Mode e U2.
Corbijn ha anche l’eta’ e l’esperienza del mestiere di chi in quegli anni li’ muoveva i primi passi artistici e fu testimone del suo racconto e tutta questa passione e la dedizione si sentono in ogni fotogramma del superbo bianco e nero che per scelta, tende a sgranare nel ricordi preziosi di ognuno di noi.
Nondimeno il merito di un film riuscitissimo e’ da attribuirsi a tutto gli interpreti ma in special modo Sam Riley e Samantha Morton, i coniugi Curtis, che gia’ dalla presenza scenica, sorprendono e stupiscono  per la straordinaria somiglianza con le controparti reali, giusto piu’ imbelliti rispetto la realta’. Stravedo per la Morton e Sam Riley e’ immerso nel personaggio come solo Val Kilmer seppe fare con Jim Morrison.
Alla fine non so cosa consigliare e cosa concludere. Ian Curtis, le sue parole, la sua musica, non si esauriscono con un libro e con un film e del resto non siamo qui a parlarne perche’ fu il cantante morto giovane per eccellenza ma perche’ la sua voce risuona ancora nelle nostre anime oggi non piu’ adolescenti e perche’ dove egli non arrivo’, lo fecero  molti altri epigoni che allo stesso modo seppero emozionarci.
Potrei comprendere se per qualcuno il film non sappia dir molto, per altri sara’ invece sfogliare le pagine di un libro impolverato ma mai dimenticato.

Scheda IMDB

5 Responses to Control – Anton Corbijn

  1. cazzochevento scrive:

    bel film, bianco e nero di grande effetto. Pur sapendo tutti come finisce la storia, si rimane comunque turbati nel finale, e in generale in tutto il film

    • Esattamente ed in questo Corbijn ha reso benissimo l’angoscia di un destino dallo stesso Curtis annunciato e voluto. Forse se avesse intrapreso un’altra strada tutto questo non sarebbe successo ma leggendo il libro della moglie e ascoltando le sue parole, forse era solo questione di tempo.

  2. skunkyli scrive:

    A me ha convinto moltissimo Sam Riley, davvero bravo! Per il resto, dopo un’adolescenza passata con in sottofondo la perfezione musicale dei Joy Division, è ovvio che il film delude sempre un po’!

    • Riley e’ bravo per davvero accidenti e il resto della truppa non e’ da meno.
      Il film mi ha convinto pienamente pur ammettendo la debolezza che ho per il lavoro di Corbijn, che non mi colloca sopra le parti.
      Oggi parlandone, qualcuno ha definito il film ‘freddo’ e se non lo si considera un difetto, allora e’ una scelta stilistica ben precisa che ho molto apprezzato, in linea in fondo col libro della moglie che non cede troppo ai sentimentalismi.

  3. Pingback: Così vicino, così lontano. La storia di Ian Curtis e dei Joy Division – Deborah Curtis | Ultima Visione

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