Europa – Lars von Trier

EuropaLeopold Kessler il protagonista, e’ un americano di origini tedesche che nell’immediato dopoguerra, decide sia giunto il momento di aiutare la Germania, distrutta, sconfitta ed umiliata dagli alleati che per diritto di guerra, straziano a piacimento uomini, donne e i loro possedimenti, attraverso un’orda di pacificazione che non nasconde nemmeno troppo gli intenti di conquista coloniale. Ben presto pero’ si trovera’ invischiato con la resistenza tedesca e le loro motivazioni.
Non e’ un film facile da raccontare, tantomeno da riassumere laddove i sommi capi non esemplificano il risultato finito.
Ultimo capitolo della trilogia "Europa" dopo "L’elemento del crimine" ed "Epidemic", ricorrenza tematica e stilistica, ombre e luci di territori al confine dell’umano, atmosfera surreale sospesa tra sogno e realta’, tempo compiuto e ucronia.
La complessita’ del girato si sviluppa attraverso l’enormita’ di riferimenti del quale si avvale, nonche’ della facile riconoscibilita’ di questi. Parrebbe un film espressionista girato da Murnau, scritto da Kafka ma dalla cifra stilistica odierna  e colorazione della pellicola non in funzione artistica ma espressiva
Colpisce l’alternarsi del bianco e nero col colore, precedendo di anni il rosso agghiacciante sul bianco e nero desaturato di Spielberg, giocato pero’ al contrario, con la Germania e i suoi uomini le vittime da evidenziare.
Che von Trier sia ancora una volta un regista scomodo quanto sublime, e’ anche nel coraggio di raccontare l’altra faccia della medaglia, i partigiani nazisti, i "werwolf" che la storia non ci racconta, perche’ il pensiero unico e’ dettato da chi ha la pistola dalla parte del calcio e il foglio bianco sotto la punta della biro per vergare le istruzioni su cio’ che va detto e non detto. Basti pensare quale effetto straniante sia "partigiani nazisti", segno di un indottrinamento che vuole orwellaniamente controllare le menti attraverso l’uso delle parole, quando e’ del tutto naturale che ogni fazione in campo si senta partigiana delle proprie ragioni relegando il bene e il male alla merce’ del piu’ forte.
D’altro canto il gioco di von Trier e’ piu’ sottile nel confondere utopia e distopia dove egli ribalta la realta’ dei fatti facendone orrenda immaginazione e come Dick creo’ un mondo nel quale il nostro presente e’ narrazione, il regista stravolge cio’ che e’ avvenuto e ci lascia immaginare il mondo migliore che poteva essere.
Ancora una volta devo ripetermi: von Trier straordinario.

"Vorresti svegliarti, liberarti dell’immagine dell’Europa ma non e’ possibile…"

Scheda IMDB

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