The Kilowatt Hour (David Sylvian, Christian Fennesz, Stephan Mathieu) – Bologna 24-09-2013

The Kilowatt Hour 2Ad un anno di distanza quasi esatto, roBOt Festival ricompone il duo Sakamoto – Sylvian, inaugurando le diverse edizioni in un ideale abbraccio tra i musicisti.
Non sono mancato l’anno scorso, non potevo mancare neppure quest’anno. Sylvian lo conosciamo tutti, purtroppo per pochissime sue cose che ebbero pero’ un successo impossibile da quantificare. Lo conosciamo anche per i Japan, il progetto che l’ha portato a farsi ricordare dal grande pubblico e che meglio lo identifica. 
Oggigiorno Sylvian persegue un percorso piu’ elettronico e sperimentale, come avviene per Christian Fennesz, musicista austriaco che di sperimentazione ci vive e alle spalle un numero enorme di collaborazioni, tra le quali Sakamoto e l’artista tedesco, musicista elettroacustico Stephan Mathieu che gia’ in passato ha lavorato con Sylvian.
Progetto tosto sulla carta e l’occasione si fa ghiotta.
Inizio concerto puntualissimo, quasi un evento, i tre ben distanziati, ognuno col proprio armamentario.
Stephan Mathieu ad un estremo del palco, rumori, riverberi elettronici, echi e distorsioni, e’ l’anima elettroacustica del trio. Al centro Christian Fennesz, tesse il campo sonoro modulando il pattern di fondo, intervenendo sovente con la chitarra che filtrata digitalmente si disintegra e si ricompone talvolta in urlo, altre sospiro elettronico.
Infine Sylvian, etereo, angelico, spirito senza tempo che si divide tra lo Steinway e il laptop, scivola placido sulla superficie ambient in antitesi a Fennesz ma senza contrapposizioni, senza antagonismo, puro alternarsi.
Quarto elemento del trio, Franz Wright, poeta vincitore del premio Pulitzer, in un recitativo registrato e sovrapposto senza elaborazioni o altri interventi.
The Kilowatt Hour 1Tirata unica, un’ora poco piu’ che abbondante, del resto cosi’ prometteva il progetto e poi tutto e’ finito.
Resta qualcosa di buono, ma c’e’ delusione.
Il difetto principale dell’operazione e’ che manca di una struttura programmatica che non sia la convivenza di tre elementi, col minor rumore possibile. La texture resta invariata per tutto il tempo, Fennesz e Sylvian non creano alternativa, si limitano a coesistere senza invenzioni affidandosi alle punteggiature di Mathieu come unico tratto distintivo tra un passaggio e l’altro. Non c’e’ sviluppo minimale e neppure un coinvolgimento psicoacustico, non ci si stacca da uno sfondo piu’ adatto ad un contesto multimediale che ad una esibizione live. Non c’e’ traccia di un minimalismo in levare, soltanto quattro semplicita’ sovrapposte
La stessa voce di Franz Wright si stende senza interferire col resto, indipendente da cio’ che accade, integrazione che non e’ comunione ma indifferenza.
Sylvian e’ un evento comunque e proprio per questo ci si poteva aspettare una evoluzione ancora piu’ spinta sul percorso sperimentale ed elettronico di questi ultimi anni mentre si e’ limitato a nascondersi in una essenzialita’ eccessiva e improduttiva.
Occasione mancata per assenza emozionale.

Video su YouTube
Pagina roBot Festival
The Kilowatt Hour Official Page
David Sylvian
Christian Fennesz
Stephan Mathieu

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