Walter Chappell – Modena e suoi fotografi 1870-1945 – Modena 14-09-2013

Walter Chappell 1Continua a Modena la rassegna sui fotografi americani e dopo la collettiva "Flags of America", il protagonista questa volta e’ Walter Chappell.
Convinto naturalista e ambientalista, percorse con anticipo quelle tendenze che nel movimento hippy ebbero poi facile sbocco. Artisticamente affianca per molti versi lo spirito di Adams, senza ovviamente raggiungerne la perfezione tecnica, forse piu’ simile a Edward Weston perlomeno per un tratto di carriera dove la natura veniva colta nella sua forma piu’ stilizzata, transitando per uno stadio di confronto e assimilazione con l’essere umano.
Se Weston pero’ spinse la ricerca sul piano espressivo, per Chappell invece fu trasfigurazione assimilata in comunanza, pura filosofia ambientalista e se in Weston sia l’uomo che la natura si allontanavano dalla loro stessa essenza trasformandosi in linee e curve tendenti all’astrazione, Chappell ricerca la fisicita’ degli elementi, similitudine nei corpi che paiono terra e terra che rimanda ai corpi in un intento iperrealista che alla fine e’ quanto maggiormente lo differenzia dai suoi colleghi e caratterizza il suo lavoro.
Il grosso della sua produzione ha ruotato attorno ad un unico concetto, non fossilizzandosi pero’ su un unico stile, declinando cio’ che definiva camera vision, tecnica che mirava a cogliere le immagini come si formano nello sguardo, in momenti anche molto diversi tra loro che nel tempo si sono succeduti e che lega  "Light an water" sino al portfolio "Metaflora".
La sua vita, come la sua fotografia, si costitui’ delle tante mogli e figli che ebbe, i corpi di ognuno esposti, filosofia di vita fatta arte, sincerita’ dell’esistere che nel mettersi letteralmente a nudo, rafforza la straight photography forse nella sua forma piu’ estrema. Arrivato all’esplicito del lingam e yoni trovo abbia superato il confine scivolando nel banale e nel retorico, un peccato mortale per un artista che dell’espressione ha fatto il proprio vanto, perche’ l’ordinario deve andare oltre la normale rappresentazione. Ad ogni modo nulla da dire, una visita e’ dovuta.

Modena e i suoi fotografi - BandieriCome pregevole abitudine della Fondazione Fotografia modenese, alla mostra principale si affiancano alcune esposizioni collaterali altrettanto interessanti. La prima e’ "Modena e suoi fotografi 1870-1945", un omaggio alla citta’ attraverso le immagini di storici studi fotografici che mettono a disposizione alcuni tra gli scatti piu’ rappresentativi del territorio, dei modenesi e della tradizione che diventa cultura di un popolo.
Forse Modena non sara’ la capitale mondiale della fotografia ma ha saputo donare nel corso del tempo, una testimonianza viva e vitale di tecnica che sa diventare arte e comunque sia chiaro, Modena e i suoi fotografiModena e la tecnologia in un passato purtroppo remoto, andavano sovente a braccetto.
Fotoamatori che si trasformano in imprenditori, dando vita ad atelier caratterizzati da stili unici e bene definiti, come lo Studio Sorgato molto presente nelle istituzioni, Studio Bandieri sensibile allo sviluppo urbanistico, lo studio Orlandino vicino alla tradizione o i piu’ vicini alla fotografia declinata all’arte in senso stretto come Testi e Carbonieri.
L’interesse per questa esposizione travalica il territorio per quanto l’appartenenza ai luoghi ne amplifica la portata e il piacere.

Altro evento collaterale, questa volta collegato al Festival della Filosofia quest’anno dedicato al tema dell’amore, e’ "Principianti – Di cosa parliamo quando parliamo d’amore", incrocio simpatico tra Carver, festival e nuove leve della fotografia, nove studenti del master tenuto presso la Fondazione, alle prese col tema "amore" espresso attraverso esperienze Principianti - Serraindividuali e sensibilita’ diverse che portano ad interpretazioni sull’argomento molto variegate e peculiari.
C’e’ l’iperrealismo di Mammarella, l’introspezione da grande parete di Pasquaretta, i contrasti di Mainieri o la ricerca espressiva di Quadri.
Infine Cristina Serra col suo fenomenale dittico che come due parentesi racchiude l’amore nella sua accezione piu’ dolorosa, talvolta inevitabile.
Non tutto e’ memorabile ma c’e’ qualche bella scoperta.
Aperta fino al 13 ottobre 2013, merita anch’essa una visita.

Walter Chappel – Eternal Impermanence
Modena e i suoi fotografi 1870-1945
Principianti

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