Foto / Industria 01 – Bologna, 19-10-2013 (prima parte)

Foto Industria 1Bologna talvolta sa essere una pregevole padrona di casa per l’arte e in questa occasione la sua ospitalita’ non e’ mancata.
Dal 3 al 20 Ottobre infatti, si e’ tenuta a battesimo la prima biennale "Foto / Industria", diciassette mostre distribuite dentro o attorno al centro storico in undici differenti sedi, un facile percorso agevolato da chiare cartine e punti d’informazione che consentono di percorrere le vie cittadine come piacevole sfondo nel raggiungimento di una esposizione o l’altra. Non un solo punto di raccolta ma l’intero tessuto urbano da percorrere come corridoio privilegiato per entrare in saloni addobbati a festa.
Purtroppo e’ mancato il tempo di visitare tutte le esposizioni, eccone alcune.

16 – Claude Hudelot – Cina in costruzione
Foto Industria 2Ammetto sia stato per me il pezzo forte per quanto probabilmente il meno in tema con l’intera operazione.
Foto raccolte nel corso di tanti anni da Hudelot di una Cina per la quale il secolo scorso e’ stato tutt’altro che breve, col passaggio dall’impero al maoismo e verso un liberismo controllato che nel contempo fu devastante eppure a posteriori esaltante, senza scordare con questo quasi cento milioni di morti, orrore perpetrato dal comunismo. Limitandoci a considerare la mostra solo in virtu’ dell’estetica, troviamo soprattutto ritratti, ritratti infiniti che vanno dall’inizio del secolo sino ai giorni nostri, tradizione di fotografare per celebrazione o premio, interi uffici, classi, scuole, operai e politici. Fotografia come merito e come ricordo, propaganda e al tempo stesso tramite di un corporativismo spinto agli accessi dal socialismo che del resto, ai suoi uomini migliori riservava al massimo onori e quel poco di gloria che comportava.
Grazie a speciali fotocamere di costruzione sovietica, si possono vedere strisce lunghe intere pareti con centinaia, migliaia di uomini e donne che con la stessa imponenza del numero, celebrano la potenza e la forza del regime, documenti oggi impressionanti per qualita’ ed importanza. L’evoluzione della fotografia cinese meriterebbe molto molto piu’ spazio ma limitiamoci ad osservare come le strettissime maglie della dittatura negassero ogni forma artistica legata alla fotografia, relegando quindi l’arte alla perfezione tecnica, imprescindibile e pretesa.
Accade percio’ che gia’ nel semplice ritratto sia possibile leggere il passaggio del tempo e soprattutto la mutazione politica e sociale del periodo, elementi che si deducono dall’abbigliamento, dalla postura, persino degli sguardi dei soggetti. Ad ogni modo non mancano neppure le fotografie di propaganda in senso stretto, uomini e donne felici, politici ritratti nelle miniere e nei campi di lavoro, la forza compatta di un popolo costretto a sognare un mondo migliore seppur pagato a carissimo prezzo.

7 – David Goldblatt – In miniera
Foto Industria 3Goldblatt, sudafricano, bianco, ha toccato con mano la realta’ delle miniere del suo paese prima come ragazzino curioso, poi come fotografo professionista. Le foto in mostra, scattate in prevalenza negli anni ’60, non nascondono nulla del durissimo mondo nel quale uomini di ogni etnia lavoravano e vivevano. Da un lato gli operai, il loro ambiente di ombre e luci indefinite come il ricordo di un incubo, dall’altro la vita ben diversa delle altre sfere al comando nell’intento politico di denuncia sociale. Foto posteriori di cio’ che resta di parte dell’apparato minerario sudafricano, cartelli, strutture e manufatti che nella ruggine del decadimento, vuole essere per l’autore un segno di speranza: Goldblatt e’ un ottimo paesaggista ma in questa mostra e’ marginale per quanto l’abbia apprezzato. Efficace e spesso potente.

11 – Henri Cartier Bresson – Uomo e macchina
Foto Industria 4Con l’industria come protagonista, ci si potrebbe aspettare chiunque eccetto Cartier-Bresson.
Il fotografo dell’istante dell’umanita’ spinta ai suoi massimi estremi, e’ difficilmente conciliabile con la sola idea che un’industria come IBM per giunta, l’emblema stesso della realta’ tecnologica pronta a prendere il possesso del mondo perche’ attenzione, parliamo del 1967, abbia chiamato lui per mostrare e mostrarsi.
Forse un paradosso ma l’intuizione e’ quella giusta e i risultati non mancano. Uomini e macchine ma nessun segno di disumanizzazione anzi al contrario, i soggetti s’esaltano nel quotidiano, nel gesto piccolo e comune che circondato dal futuro, diviene unico, persino epico. Naturalmente non manca l’ironia anzi diviene necessaria per stemperare l’aria austera e serissima di uffici e laboratori, insomma Cartier-Bresson non ha venduto l’anima ad alcuno e il committente certo non pote’ dirsi insoddisfatto. Raccolta piccola ma piacevole.

(fine prima parte)

http://fotoindustria.it

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