Cosmonauta – Susanna Nicchiarelli

CosmonautaMamma che noia. Sappiamo che i "cosmonauti" erano l’equivalente sovietico degli "astronauti" americani e che il titolo quindi sottintenda una valenza politica, la regista lo conferma dopo meno di due minuti facendo urlare ad una bambina "sono comunista!", giusto perche’ qualcuno non s’illuda di vedere un film con una qualche valenza artistica.
Capolavorone pagato con l’ennesimo sperpero di soldi pubblici che come e’ noto, finiscono sempre nelle tasche degli "amici", quelli della cultura e del sapere, quelli buoni insomma. Prodotto manco a dirlo da Procacci, uno che a sentirlo parlare si direbbe dotato di mente diversamente abile, uno che pero’ ha avuto una sola idea sensata in testa ma e’ stata quella giusta, aggregarsi al treno degli "amici" appunto e campare da nababbo coi soldi sottratti al nostro duro lavoro, nonche’ a scuole, ospedali ed assistenza pubblica.
Ad ogni modo la storia e’ una, soltanto quella, sempre quella: una bambina comunista che diventa una giovane comunista.
A parte il fatto che trovo spaventoso chiunque vanti l’appartenenza ad un "ismo", qualunque "ismo" ma riflettevo che in fondo quando a dieci anni parli di "lotta di classe", si spiega come quegli stessi soggetti divenuti adulti, il film inizia nel 1957 quindi altri non sono che i sessantenni di oggi, diventino gran brutte persone, incattivite e frustrate.
Del resto la loro infanzia rubata, e’ persino peggiore dei bambini che cuciono palloni, anche perche’ questi dopo il lavoro tornano bambini e vanno a giocare, mentre le scimmiette politicamente addestrate, spendono la loro infanzia formulando lettere da spedire al compagno Breznev, in un inguaribile e terribile condizionamento mentale che strappa loro i migliori anni della vita e quanto gli resta da campare.
Forse la Nicchiarelli voleva essere nostalgica ma e’ soltanto agghiacciante nella messinscena di gente che stando a dialettica zero, incendia le sedi avversarie, nel racconto tragico di una vacchetta che per prurito offende il fratello epilettico, aggredisce le fidanzate altrui ma alla fine si fa dare giu’ le penne nella sede del partito e tutto torna a sorridere con l’allegrissimo finale "viva le donne comuniste!"
Ma poi dico, che interesse si puo’ avere in una storia del genere, altre all’edonismo da un lato e brama di denaro dall’altro, nonche’ una pletora di targhe, targhine e targhette che i soliti "amici" elargiscono agli affiliati, tra l’entusiasmo di critici e (re)censori.
Film che non riesce neppure ad essere tanto patetico da riderci su. Tristezza sotto ogni punto di vista.

Scheda IMDB

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