I simulacri – Philip K. Dick

I simulacriRomanzone di Dick, rilettura estiva dopo troppi anni lasciato al solo ricordo.
Nessun protagonista preciso ma una serie di personaggi che infine compongono un racconto d’inganni e politica, complotti e cospirazioni contro un popolo soggiogato da un’idea di democrazia lontana dalla realta’.
La prefazione del romanzo e’ scritta da Sergio Cofferati e voglio sperare che se ne intenda piu’ di Tex Willer che di Dick, perche’ dal suo testo si evince che dello scomparso autore statunitense non ha capito molto.
Certo, leggendo cio’ che ha scritto si capisce che non ha neppure capito molto del mondo che lo circonda ma questo lo avevamo gia’ intuito.
Non trovo una sola ragione per la quale un editore attento ed intelligente come Fanucci debba far scrivere la prefazione de "I simulacri" al fu-sindaco bolognese, se non a causa di una offerta che non poteva rifiutare come nello stile della ghenga di "amici" che sostiene l’illuminato ex sindacalista ma certo non ne imbrocca una.
Voglio dire, nel suo tentativo patetico di fare di Dick una specie di stregone con la sfera di cristallo, azzardare un parallelo tra la First Lady del romanzo con Reagan – ricordo che si chiamava Ronald quindi era un uomo-  quando nel 1996, anno di pubblicazione, era gia’ chiaro chi portasse i pantaloni tra Bill e Hillary nella gaia famiglia Clinton, implica una ottusita’ non indifferente. Sia chiaro, il "cinese" e’ un personaggino che da sempre offre spunti ilari quindi non ce l’ho con lui anzi sfrutto i suoi paralleli sballatissimi tra il romanzo di Dick e la societa’ attuale come punto di partenza, ovviamente con ben altre equivalenze, piu’ divertenti e sorprendenti.
Il Dick che ci racconta come coloro che premono un pulsante in massa s’illudano di gestire in prima persona la democrazia, non supera in comicita’ i cabarettisti aizzapopolo ma poco ci manca.
Del resto i temi dickiani sono sempre quelli e sempre qui: poteri occulti, multinazionali avide, politici inetti come fantocci in mano altrui, paranoia e in pratica tutto quanto rende felice i complottisti di professione e per hobby.
Di Dick troviamo i sim ovviamente ma non mancano mutanti, psi e marziani, mescolati in un mondo diviso in caste come Orwell preconizzava e di conseguenza, infiniti paralleli con la societa’ sovietica chiusa in microrayon obbedienti, all’interno di un ecosistema che intrappola piu’ di una prigione.
Il partitone unico poi e’ senza alcun dubbio di stampo rosso ma rimodulato in Occidente, questo si in procinto di realizzarsi nella sua interezza o almeno cosi’ sembra a giudicare dalle reti unificate del palinsesto della tv di stato.
Dick non e’ un profeta, mai stato. Semmai fu un uomo capace di seguire una retta passante per piu’ punti e sapeva riderci su, al contrario dei cinesi

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