Un tram che si chiama desiderio – Elia Kazan

Un tram che si chiama desiderioVivien Leigh arriva a sorpresa a casa della sorella Kim Hunter, incinta del burbero marito Marlon Brando. Viaggio della disperazione il suo, dopo aver venduto gli ultimi beni di famiglia. Psiche disintegrata dopo il suicidio del marito, forse perduta per sempre, potrebbe ricostruirsi una vita con Karl Malden, amico di Brando ma un passato torbido a tinte indefinite, affondera’ ogni sua speranza e la fara’ cadere nelle grinfie del cognato.
Sul post di "Fronte del porto" mi domandavo se "Marlon Brando iniziasse qui".
In realta’ Brando e’ da qui che parte, interpretazione strepitosa supportata da un physique du rôle che meglio di cosi’ non poteva essere, anzi verrebbe da dire che l’allocuzione sia stata creata per lui e per il personaggio molto fisico ma non di meno dotato di uno spessore psicologico fondamentale quanto l’aspetto esteriore, forza in quell’urlo animalesco lanciato in richiamo alla moglie, serviva esprimere la brutalita’ che sta alla base del nostro essere animalesco e che milioni d’anni d’evoluzione non hanno eliminato.
Voce che dall’alba dell’uomo risuona nelle vene mammifere nella ricerca spasmodica di riprodursi e vivere un giorno in piu’. Il contrasto con le parole della sorella sottolinea come malgrado tutto, il sangue conti piu’ della ragione e serve grande consapevolezza di questo, consapevolezza che Kazan mette in scena egregiamente per quanto nulla avrebbe potuto la regia senza un’adeguata interpretazione.
Il suo bianco e nero e’ un perfetto grigio torbido nelle acque malsane descritte da Tennessee Williams e certo suo il merito di aver portato al successo un testo complesso e pericoloso come questo che nel 1951, data di uscita del film, andava decisamente troppo oltre.
Del resto, Brando a parte, lei Vivien Leigh e’ un meritatissimo premio Oscar, innesto perfetto ed interpretazione magistrale nel contesto espressionista voluto da Kazan e che riporta alla memoria l’insuperabile Swanson in "Viale del tramonto". Altrettanto e forse ancor piu’ meritato e’ l’Oscar a Stella, Kim Hunter, l’altra protagonista moglie di Brando/Kowalski che incarna alla perfezione l’istinto primevo femminile.
Oscar anche a Karl Malden, non voglio dire immeritato ma certo una spanna sotto gli altri attori.
Tutto il resto e’ storia, ora resta solo il film.

Scheda IMDB

4 Responses to Un tram che si chiama desiderio – Elia Kazan

  1. lauraperego2013 scrive:

    Un film che potrebbe anche comporsi solo del “meow” di Brando e della sua schiena quando Stella scende le scale (e tutti, con lei, scendiamo in trance quelle scale). E non lo dico solo in senso erotico…ma anche quello, perché parlare di questo film senza l’erotismo che sprigiona Brando è come perderne un pezzo. Un personaggio tellurico e primordiale.

    • Sottoscrivo ogni tua parola e lo dico da integralista eterosessuale.
      Brando e’ impressionante e non so che darei per capire come quella scena sia stata costruita, ammesso che non provenga completamente dall’estro dell’attore, anzi degli attori perché Stella/Hunter e’ altrettanto straordinaria nel mostrarsi soggiogata e animalescamente felice di esserlo.
      La Hunter poi e’ ancora piu’ brava nel finale, quando col medesimo richiamo di Brando, lei pare combattuta, negli occhi il lampo concupiscente che la condanna ad essere ancora una volta soggiogata, poi stringe il figlio, e’ combattuta ma solo per un istante e alla fine la madre trionfa sulla femmina, carne contro carne con un unico vincitore. Da sempre.
      Se non e’ grande cinema questo…

      • lauraperego2013 scrive:

        Ma questa interpretazioni sul femminile e il materno mi piace moltissimo!
        Stella riesce accanto alla maternità fisica a trovare una dimensione di maternità psicologica. Stanley riesce ad essere padre in senso fisico ma fallisce nell’essere portatore dei valori archetipici paterni di protezione della famiglia e incarnazione dei valori della società. La sua forza vitale invece che essere al servizio della famiglia e della società si rivolge contro di esse e contro Blanche che è simbolo di una società garbata, istruita e gentile ma fragilissima, impotente e psicologicamente mortifera (e a proposito di physique du role, Vivien Leigh ha ancora in questo film dei “pezzi” di Rossella O’Hara, ma forse non vado troppo lontana se la vedo come Rossella-se-avesse-perso-definitivamente-Tara). Per tutto questo Stanley é un personaggio “contro-epico”.
        Infine vorrei ricordare accanto all’interpretazione magistrale di questi attori, un’altra interpretazione degna di nota di questo capolavoro: quella di Ned Flanders e Marge Simpson!

      • Guardare quella scena con gli occhi da uomo, aiuta nel constatare cio’ che per una donna e’ scontato: il maschio viene sempre per secondo e guai non fosse cosi’.
        Nella resistenza di Stella aggrappandosi al figlio, c’e’ tutta la forza che fa delle donne il vero sesso forte.
        Forza che equivale all’indipendenza della donna dovuta ad una piu’ alta missione, i figli. E’ la forza atavica per eccellenza, cosmica oserei dire e la grande interpretazione della Hunter e’ proprio nei tempi recitativi, nel movimento del corpo e dello sguardo che risolve un conflitto interiore che dura il tempo di farle consapevolozzare la vera priorita’ della sua vita.
        Kowalski e non perche’ Kovalski ma in quanto uomo, e’ un mezzo, necessario, per certi versi fondamentale ma non nell’economia della sua esistenza. Nessun uomo lo e’ veramente.
        Dici bene definendo Brando un archetipo perche’ cosi’ e’ stato voluto, in una visione ormai superata (?) del maschio che “adda’ puzza’” che lo riconduce a mero accessorio e supporto di sostentamento, qualcuno che puo’ forse possedere una femmina ma non la donna.
        Poi nella scala delle priorita’, la forza del sangue (la famiglia), del sesso e della carne (i figli) viene da se’ che Williams crei conflitto e non stiamo a creare paralleli tra l’opera e il suo autore, col suo carico di ambiguita’ sessuale e non perche’ non ve ne sia traccia, solo perche’ non avendo letto il testo originale, mi riservo di capire quali accenti egli abbia davvero usato e come.

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