La musica futurista – Stefano Bianchi

La musica futuristaFuturismo. Dopo oltre un secolo siamo ancora qui a parlarne e in fondo qualcosa vorra’ pur dire. Del resto come puntualizzato in piu’ occasioni da Riccardo Campa, l’attualita’ del futurismo e’ nel suo essere movimento artistico e corrente filosofica, il primo gia’ esaurito nella negli anni della sua fondazione e sviluppo, l’altra la filosofia, persiste e offre straordinarie chiavi di lettura sul presente.
Altra ragione di tanta forza del movimento futurista e’ nell’universalita’ dei suoi intenti, nell’espansione dentro praticamente ogni forma d’arte esistente e ovviamente la musica non poteva mancare al computo.
Malgrado questo pero’ e’ da dire che come ben puntualizza l’autore nella prefazione, il futurismo cede il passo proprio  sulla musica, arte dove meno ha saputo creare innovazione e rivoluzione.
Togliendo sporadici episodi e andando oltre le provocazioni che divertono ma nulla aggiungono alla tecnica, il futurismo ha rielaborato situazioni gia’ esistenti con quasi nulla che sia davvero passato alla storia, se non come idea germinale evoluta in seguito in molti altri contesti .
Tolto questo pero’ non si puo’ ignorare quanto e’ stato fatto e anzi apprezzare ancora oggi un intorno che dal dada al punk hanno attinto a piene mani.
Il libro ripercorre con la giusta velocita ma senza perdere precisione, sia i principali interpreti del futurismo in musica per passare a un elenco rappresentativo delle performance piu’ memorabili, delle opere e manifestazioni e infine i tanti manifesti esistenti.
Gli accenti cascano in gran parte su Balilla Pratella, Russolo e Mix, il primo musicista vero, teorico formidabile al quale si deve l’impalcatura sulla quale si e’ edificata la struttura filosofica della musica futurista. Il secondo fu incarnazione dello spirito futurista piu’ puro, colui che volle andare oltre le tecniche melodiche passatiste inventando di sana pianta non solo la musica ma anche gli strumenti per eseguirla, celebri i suoi Intonarumori e pensiamo a quanto e’ avvenuto in seguito da Cage a Schaeffer, dall’avanguardia al concretismo fino ad oggi con l’uso dei campionamenti e degli effetti digitali, giungendo agli esperimenti sulle armoniche che conducono a Grisey e allo spettralismo.
Mix lega al sua forte presenza nel testo grazie a precedenti ricerche dell’autore e ne emerge un puro animato dallo spirito futurista che con risultati alterni e piu’ nell’intento che nel risultato, seppe rivoluzionare la musica a partire dalla tecnica di composizione fino all’esecuzione. Favolose le descrizioni delle performance artistiche dei futuristi, qualcosa da far impallidire punk, rivoluzionari e iconoclasti recenti che del vero rivoluzionare tutto quanto, non sanno davvero nulla.
Testo essenziale ma scritto ottimamente, si legge come un romanzo e ben documentato. I manifesti poi sono un tocco gradito e prezioso. Temo sia ormai fuori catalogo e conviene affrettarsi per cercare una copia finche’ si e’ in tempo.

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