Infernal Affairs II – Andrew Lau, Alan Mak

Infernal Affairs 2Gli americani si sono fermati, almeno per ora a "The Departed", al contrario Lau e Mak hanno proseguito sul cammino del primo "Infernal Affairs".
In realta’ piu’ che andare avanti dovrei dire retrocedere, trattandosi di un prequel che inizia nel 1991, quindi nei giorni in cui Yan viene cacciato dall’accademia ma reclutato come talpa dall’ispettore Wong e al contrario Lau inizia la sua carriera come spia all’interno del corpo di polizia.
La vicenda si allunga sino al 1997, lasso di tempo nel quale impariamo a conoscere i due, le dinamiche psicologiche che poi riconosceremo nel primo film e soprattutto si ricostruisce il background attorno al quale loro e tutti i comprimari girano e gireranno.
Non so quanto possa far piacere agli amanti del gangster movie orientale ma credo che mai come ora Hong Kong e Hollywood  si siano cosi’ ben amalgamati in un solo film e non e’ solo una questione di montaggio, ritmi, fotografia e colonna sonora ma la tradizione iniziata con "Il Padrino" del raccontare un’epopea non di circostanze ma di uomini, e’ rispettata ed espansa. Non si tratta soltanto di un omaggio ma e’ una vera e propria rivisitazione del genere, che passa attraverso la tridimensionalita’ dei suoi protagonisti creata mediante il causa-effetto di cio’ che accade attorno a loro, anzi dal background in cui vivono sin dall’infanzia, insomma gente che non nasce a inizio proiezione.
Stranamente per essere un film orientale, il soggetto e’ trattato con cura e coerenza, non troppo e’ lasciato alla poetica ispirata dai protagonisti, laddove si tende a colmare di motivazioni ogni particolare che diventera’ importante nel primo episodio. Altro segno di occidentalizzazione ben contestualizzato.
La regia pur essendo basata sul cinema statunitense, non perde il sapore dei luoghi nativi, restando nei confini tracciati da John Woo, Kitano e Miike, quindi realmente in grado di accontentare chiunque.
I giovani protagonisti non fanno rimpiangere le controparti anziane viste in precedenza e i veterani di entrambi gli episodi guadagnano un giusto e meritato spazio, anzi l’ispettore Wong intepretato da Anthony Wong Chau-Sang, passa da comprimario a protagonista, meritatamente e con grande piacere.
Il film e’ bellissimo, niente di piu’ lontano dall’essere un semplice espediente per rinverdire un successo gia’ ottenuto, ennesima riprova che da quelle parti sanno gia’ tutto.
T’incatena per due ore serratissime e fa ringraziare esista anche un terzo capitolo.

Scheda IMDB

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