Operazione San Gennaro – Dino Risi

Operazione San GennaroIdea straordinaria per un colpo: rubare il tesoro di San Gennaro a Napoli, valore nel 1966 di trenta dicasi trenta miliardi. A chi poteva venire questa idea se non a degli americani ipertecnologici e iperorganizzati?
Per realizzare il colpo serve pero’ una logistica in loco e uomini della zona e cosi’ il capo banda si rivolge al boss dei boss, un Toto’ factotum che dara’ compito a Nino Manfredi il suo delfino, di aiutare la gang statunitense. Scoperto che il furto e’ a scapito di San Gennaro c’e’ un primo rifiuto, poi la possibilita’ di ridistribuire quel denaro per grandi opere convince lui e i suoi scagnozzi. La rapina ha inizio, va a buon fine ma dopo una serie di pacchi e contropacchi, puniranno i cattivi e Manfredi ne uscira’ come eroe.
Vorrei parlarne bene perche’ il film ispira simpatia intendiamoci. A partire dai suoi protagonisti, Toto’ ha una piccola parte ma diverte da grande, Manfredi in quegli anni confermava di essere un grande attore appena agli inizi di una carriera che doveva ancora dare il meglio di se’. Senta Berger non finiva piu’ e Mario Adorf rivela una verve cartoonesca esilarante.
Da un lato mi ha divertito, dall’altro ha scatenato una reazione di fastidio con una punta d’indignazione. Non e’ da me ragionare dei massimi sistemi su un filmino con pretese nazionalpopolari, eppure l’eccesso mi ha infastidito.
Voglio dire, che il prodotto sia diretto al mercato internazionale e’ fuori di dubbio e basti vedere le coproduzioni e la nutrita presenza di attori esteri ma proprio per questo trovo inaccettabili le semplificazioni di una Napoli dipinta e non raccontata. Perché’ ancora oggi ci indigniamo scoprendo che all’estero non decade l’equazione Italia=pizza+spaghetti+mandolino+mafia, se poi per primi ci pubblicizzammo, magari vantandoci di una Napoli dove la gente ti deruba, i vetturini ti fregano, le forze dell’ordine sono in combutta con la malavita a sua volta sostenuta dalla popolazione tutta mentre in sottofondo c’e’ il "festival della canzone napoletana"? Tutti simpatici, tutti folkloristici e colorati, sole, mare e a pummarola n’coppa e ci mancherebbe altro che dovessimo stare li’ a compiangerci come Rosi ma non lamentiamoci nemmeno della rassegnazione ai morti di Scampia.
Non so, davvero non saprei dire se valeva la pena attirare turisti con la promessa di trovare uno zoo umano mentre il marcio si faceva strada con la compiacenza di un Sud arreso e di un Nord che se ne fotteva altamente nella corsa al boom. Questa Napoli qua non mi ispira affatto simpatia, mi fa persino un po’ schifo.
Ripeto, so di essere eccessivo dando troppo peso ad una inezia peraltro talentuosa ma le fiaccolate odierne danno il voltastomaco nella loro inutile retorica ancora piu’ di questo film, ed e’ ora di cambiare marcia prima nel modo d’intendere Napoli o almeno iniziare con questo, sai mai che le cose cambino sul serio.

Scheda IMDB

4 Responses to Operazione San Gennaro – Dino Risi

  1. Francesca scrive:

    Ben detto. Si, ben detto. Ho sempre avuto anche io l’impressione che a volte siamo noi – o una parte di noi, beninteso, perché io non ci guadagno niente e la cosa non mi piace di certo – a voler tenere in vita questi stereotipi. A volte siamo le scimmiette per allietare il re – straniero – di turno. Questo film merita la visione per tutta una serie di motivi. Certo, quello che racconta e come talvolta lo racconta… può dare l’idea che ha dato, indubbiamente.

    • Mi spiace citare Grillo ma quando ancora faceva il suo mestiere e parlo del Festival di Sanremo del 1989, disse in merito alla Laurito e alla sua canzone sul baba’ “basta con questa idea di Napoli, a volte i napoletani mangiano anche una insalatina”. Tu hai capito il mio discorso e mi fa piacere si sia compreso che il film comunque merita ma sono passati troppi anni per sopportare certi stereotipi e forse davvero serve girare pagina.
      Se poi ci mettiamo la fidanzata che si sente amata solo se viene presa a schiaffi…

      • Francesca scrive:

        Appunto, come l’amore che non è bello se non è litigarello… e così via. Poi che razza di paese si pretende di sviluppare? Credo fortemente che il cinema sia il riflesso o uno strumento per educare/ritrarre la massa. Parlare di cultura a partire da film, fossero anche commedie, non è assolutamente fuori luogo. Anzi, è proprio da questo che le persone apprendono qualcosa su come devono comportarsi. Se mi posso permettere, avevo scritto qualcosa sull’argomento cinema, anche se il problema degli stereotipi lo avevo affrontato anche in altri ambiti http://tersiteblog.wordpress.com/2013/12/16/elio-petri/ Comunque fa sempre piacere sapere che ci sono mentalità aperte ad analisi fra le righe🙂

      • No, parlare di cinema come veicolo sano di cultura non e’ mai fuori luogo e come cantava Ferretti Lindo Giovanni e i CSI in “Celluloide”: “c’e’ tanto da imparare” in conclusione ad uno degli elenchi di film piu’ eterogenei pensabili. Che non sia lo scopo ultimo, questo no o almeno e’ cio’ che preferisco, magari per scoprire poi che uno come Herzog che definisce il cinema verita’ il cinema della verita’ dei contabili, ti piazza una citazione di Puskin nel mezzo del “Nosferatu”…
        Tornando a noi non solo ti puoi permettere ma devi permetterti di approfondire un tema. Mi sposto sulla tua pagina….

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