Il sorriso della Gioconda – Aldous Huxley

Il sorriso della GiocondaHuxley e’ un nome che evoca tanto su tanto a ognuno di noi ed e’ per questo che leggerlo e’ ogni volta una piacevole sorpresa e una grande scoperta.
Trovo questa raccolta nella solita bancarella dell’usato, edizione Mondadori del 1981 e m’incuriosisce l’idea di leggere il nostro in racconti forse non giovanili, parliamo degli anni ’20 e Huxley e’ un 1894 ma certo di un autore che ha ancora molto da dare e da crescere.
Sei racconti che subiscono forte l’influsso del periodo ma soprattutto delle sue frequentazioni e di quell’Inghilterra uggiosa ed annoiata immersa nelle nebbie, quella borghesia che non eguaglia la nobilta’ se non nelle facezie e in benessere, in cio’ che devia il normale flusso del pensiero e sposta il baricentro del buonsenso.
Gente e luoghi che ben conosciamo dalle novelle di Virginia Wolf o Katherine Mansfield ed e’ proprio da queste ultime che ci si sarebbe aspettati di leggere racconti come questi, come detto per le atmosfere ma anche per i ruoli femminili non sempre positivi ma centrali e pregnanti.
Nell’ottima prefazione di Barbara Linati e’ ben delineato il ruolo di Huxley o meglio il suo intento, ovvero raccontare novelle da scoprirsi poco a poco, thriller esistenziali, in taluni casi reali, come nel caso del racconto che da’ il titolo alla raccolta ma sempre svelati poco a poco fino ad un finale il piu’ delle volte a sorpresa. Ma non solo.
Egli non completa la trama, o meglio lascia brandelli sfilacciati al favore del lettore, conseguenze da valutare, conclusioni da trarre, vuoti da colmare. Non sono lacune, il meccanismo e’ voluto da Huxley che gioca coi suoi protagonisti, alla stessa stregua di chi affronta il testo.
La critica e’ nello sberleffo, nel puntare col dito il re nudo e se in apparenza vi e’ un mondo e persone molto lontane da noi, in racconti come "La famiglia Claxton" ci si sorprende a trovare figure attualissime come Martha Claxton, prototipo dell’odierna spazzatura liberal, colme di tronfio nulla che ricopre l’orrore di un animo ignobile altrimenti palese agli occhi di chi osserva, il marcio morale coperto dal puzzo superbo delle buone intenzioni.
Questa del resto e’ la forza di Huxley.
Molto molto interessante, a volte stupefacente, un Huxley da conoscere meglio e approfondire.

6 Responses to Il sorriso della Gioconda – Aldous Huxley

  1. Francesca scrive:

    Un autore a torto sottovalutato, preso in considerazione spesso – troppo spesso – per il classico e abusatissimo parallelo fra George Orwell/1984 e Huxley/Il mondo nuovo. Certo non sono testi, i suoi, facilissimi. Necessitano sempre di un certo sforzo concettuale, anche se lo stile rimane quasi sempre molto piano; però merita sempre, visto che riesce a ribaltare completamente la visione della realtà, mettendo in evidenza le dissonanze che tendiamo a considerare “armonie”. Un esercizio di pensiero. E di autocritica.

    • Dici bene. Confesso di aver fatto una certa fatica a sganciarmi dal “solito” Huxley, figura scissa a sua volta tra il distopico e il guru lisergico, figure non inconciliabili ma non troppo simili a primo acchito.
      Ancor piu’ strano e’ stato leggere “Il tempo si deve fermare” (prossima settimana) dove la filosofia di Huxley si mescola allo humor e talvolta allo stile di Wilde.
      Ad ogni modo comune ad ogni sua opera resta la lucidita’ di analisi sociale che si spinge alla profezia, novella Sibilla o forse tragica Cassandra, col senno del poi impressionante.
      Un autore da seguire oltre il gia’ noto.

      • Francesca scrive:

        Certamente, anche perché ha una caratteristica comune ai grandi del pensiero: un punto di vista personale eppure realistico ed empiricamente collaudato, tale da saper fornire una visione sempre più profonda agli altri. Padroneggia ciò che scrive. Qualsiasi coloritura egli voglia dare al testo. Mi da sempre l’impressione, Huxley, che capisse il mondo e gli uomini. E che fosse sempre una spanna avanti agli altri, correndo, con la mente, più forte di tutti.

      • Uno che ha di fatto attraversato le “porte della percezione” non fermandosi alla causa ma spiegando gli effetti. Un Leary meno compiaciuto e intellettualmente infinitamente piu’ dotato.

      • Francesca scrive:

        Si… Unico🙂

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