Il tempo si deve fermare – Aldous Huxley

Il tempo si deve fermareLa vita, la morte, il valore degli uomini e delle cose, cio’ che sembra e cio’ che serve. Huxley alle prese coi massimi sistemi in un racconto corale che inizia in Inghilterra e continua in Italia, a Firenze, luoghi che l’autore conosceva bene ma non per questo significativi in una vicenda senza spazio, solo tempo.
C’e’ il giovane Sebastian, imberbe ma gia’ dotato poeta, adolescente ad un passo dal divenire uomo o cosi’ lui ritiene d’essere.
C’e’ la sua famiglia che ovviamente non lo comprende ma c’e’ lo zio Eustace, gaudente e disilluso, sopra le righe proprio per aver compreso gia’ molto della vita. Per Sebastian e’ lo zio mentore e amico, quella figura fondamentale nella vita di un giovane uomo laddove il padre non puo’ spingersi e un sodale non ha autorita’ e potere, quel giusto punto d’equilibrio tra ordine e anarchia, lo zio mitico cantato da Paolo Conte per intenderci.
Attorno a loro le donne, madri, mogli, figlie, fidanzate e amanti, il sale dell’esistenza, tanto fondamentali quanto superflue, impiccione e fastidiose, spina nel fianco di ogni uomo che eppure senza questa spina non saprebbe che fare e neppure avrebbe senso esistesse.
Sogni e realta’, questo mondo e l’altro, tutto si alterna nel raccontare, cosa in fondo? Idee travestite da romanzo, forza e debolezze dell’opera di Huxley che in essa esprime il suo punto di vista attraverso situazioni, ricordi forse, considerazioni e vi riesce con interi capitoli o singole frasi fulminee e feroci, ricordando in questo il Wilde piu’ crudele e sagace, quello che in fondo amiamo di piu’. Nelle pagine c’e’ tutta la letteratura inglese, specie quella dei primi decenni del secolo ma anche il pragmatismo proprio del suo popolo, eppure Huxley riesce a introdurre il misticismo e la sottesa sua filosofia, in un contrasto che crea tensione tra le pagine e rende complicata, davvero complicata la lettura. Il testo non e’ facile e non si riesce bene a comprendere il perche’ se non nella difficolta’ di separare gli obiettivi dello scrittore e focalizzare il suo punto di vista, cercando di distinguere il suo pensiero da un’esposizione di fatti. Lettura pesante ma da’ soddisfazione arrivare sino in fondo.
La consiglio solo dopo aver approcciato Huxley con altri suoi testi.

10 Responses to Il tempo si deve fermare – Aldous Huxley

  1. Francesca scrive:

    Non l’ho ancora letto, ma conto di rimediare presto. E devo controllare se ce l’ho, nascosto in libreria da qualche parte, ma ora che ci penso dubito di averlo. Bisognerà cercare… ma ho tempo, devo ancora finire L’isola🙂

    • “L’isola” mi manca (e sono certo di non averlo imboscato da qualche parte🙂 ) e ricordo me ne interessai ai tempi del videogioco “Bioshock”, diverso nel contesto ma simile nel concetto, nonché piu’ divertente!
      Hai ragione, e’ da ripescare…

  2. Francesca scrive:

    Torno per farti sapere che ti ho nominato🙂 ahaha Dio come detesto il Grande Fratello, non avrei mai pensato che un giorno avrei scritto o detto questa frase. Ma lasciamo perdere🙂 http://tersiteblog.wordpress.com/2014/01/20/shine-on-awards/

    • L’onore che mi fai compensa la tragedia nella quale mi getti, ricordandomi un Grande Fratello lasciato alle spalle da ex-videodipendente che esattamente come tutti gli ex-qualcosa, teme il precipitare nuovamente nel vizio!🙂
      Ringrazio nuovamente e senza far torto a nessuno, nemmeno alla tua intelligenza, credimi che sei tra le interlocutrici piu’ stimolanti capitate sino ad oggi.
      Detto cio’ ne approfitto per dirti che sono giorni che penso come ritagliarmi tanto, tanto, tanto tempo per parlare di Petri o almeno concentrarmi su “Indagine su…” e “La classe operaia..”. La richiesta finale al tuo post sul cercare opinioni e riscontri mi tormenta…

      • Francesca scrive:

        Ah gentilissimo, non mi fai torto per nulla, io poi il gf lo detesto… Udite udite mi piace poco anche quello di Orwell, ma è tutta colpa di Huxley. Abitua non male, malissimo. Non si può reggere il confronto🙂 e per Petri, potremo fare un confronto, mi sto rivedendo “La classe operaia…” e presto butterò giù le mie considerazioni. Ma hai citato dei capolavori, di Petri e di Volonté… la scelta è ardua!

      • Dici bene. Impossibile in entrambi i film distinguere il merito di attore e regista, caso direi non troppo comune a ben vedere, quando si parla di una pellicola fondata sul testo.
        La difficolta’ mia del poter riassumere un giudizio nasce anche dal fatto che tolti i giudizi tecnici a dir poco entusiasti, mi trovo su posizioni ideologiche sulla carta diametralmente opposte a quelle di Petri e Volonte’ eppure in gran parte condivisibili che mi obbligano e obbligano tutti a riconsiderare la luce sotto la quale si analizzano ed interpretano fatti e cronaca di ieri e di oggi e con cio’ trarre anche qualche conclusione sull’idea di “bene” o “male” che ci viene raccontata. Insomma, attualmente non saprei come separare un giudizio sui film dai massimi (societa’) e i minimi (personale) .
        Insomma servirebbe una netta distinzione tra significati e significanti che ora non saprei realizzare, non entro il centinaio di pagine🙂

      • Francesca scrive:

        Ah, direi che sia quasi impossibile separare i due ambiti, il bello di queste opere è proprio questo. Che poi, il duo Volonté-Petri dovrebbe essere esteso: non possiamo dimenticare Pirro. Sulle sceneggiature, sulla recitazione e sulla regia tutto è territorio di tutti, in una commistione che si vede anche nel risultato finale e che non permette a chi osserva di incasellare l’opera in dati schemi. Il bello di questi film è che, sebbene abbiano un innegabile sostrato ideologico, finisci sempre per trovarci qualcosa che non ti aspetti. Questi film parlano da soli. E Petri, forse, è meno di sinistra di quello che si possa pensare. Se non altro, non per i canoni “classici” del periodo. Estremizzando, Petri non è un Rossellini. Petri è solo Petri, con tutte le sue sfaccettature, e ciò ha fatto arrabbiare parecchia gente. Te lo comprova il fatto che ancora oggi le sue pellicole subiscono un certo ostracismo. Forse è proprio questo aspetto che mi rende Petri così accessibile, almeno vicino, nonostante io non mi ritenga come te della parte politica che dovrebbe propugnare. Dico dovrebbe, perché appunto in ogni film in cui compaiono tematiche di sinistra c’è sempre quel dubbio caratteristico delle persone che non seguono un’ideologia “a scatola chiusa”. Stare dalla parte degli operai, ma non necessariamente dei sindacati, per fare un esempio. Lasciamo stare che può essere un vezzo di Volonté per l’interrogatorio al giovane, ma è riuscito a mettere in bocca al “Dottore” quel “tanto anche io voto socialista” (vado a memoria ma il succo dovrebbe essere questo), che grida alla confusione dei ruoli. Il reazionario che parla di socialismo. Diamine, Petri è spiazzante. Sempre. Volonté come lui. Alla fine, ciò che dicono è sempre filtrato dalla ragione o dal cuore, in un modo più vicino agli uomini che non all’ideologia. Per questo li adoro entrambi. Anche se io personalmente non sono strettamente “di sinistra”.

      • La tua analisi e’ perfetta e totalmente condivisibile. Non a caso il braccio armato della critica quale fu (e’?) Fofi, diede addosso a Petri ma del resto era anche uno che riteneva Lizzani non abbastanza di sinistra.
        Vedi, da sempre contrasto la visione politica all’interno dell’arte, quantomeno come fine ultimo. Se c’e’ qualcosa di buono in me e’ il saper distinguere l’arte dalle idee di chi la produce anche laddove la politica ne sostiene la ragioni d’essere. Che l’arte sia per l’arte. Detto cio’ Petri e Volonte’ mi sono d’esempio a prescindere da ogni altra considerazione, doppiamente se ne riconosco un’indipendenza intellettuale anche se questa non coincide con le mie idee. “Petri e’ solo Petri” e in questo la sua grandezza, di certo un uomo libero. Un’analisi a posteriori rende il gioco ancora piu’ interessante, specie quando si parla di Giustizia. Pensiamo solo a “Detenuto in attesa di giudizio” di un altro grande, Nanni Loy, come negli anni si sia girato ideologicamente contro una parte invece che l’altra. Trovo tutto questo molto esilarante.
        PS: hai visto che su YouTube ci sono molti film completi di Petri? Quasi quasi ne approfitto per ri/vedere un po’ di cosine dimenticate

      • Francesca scrive:

        Santi’Iddio, dire che Lizzani non è di sinistra o non lo è abbastanza è essere col prosciutto non sugli occhi, ma dentro. Sono i simpatici critici cinematografici d’assalto. Li ignoro, perché se ci stessi dietro mi inca****** dalla mattina alla sera. Mi ricorda quel Milizia, critico d’arte che giustamente giudicava al ribasso Michelangelo Buonarroti solo perché non somigliava a Canova e alle sue diafane opere neoclassiche. Grandi cervelli.Il bello è che sono studiati. Considerati. Ciò mi rassicura circa l’intelligenza, di qualsiasi tempo. L’arte è arte, ma è una branca. Credo che ci sia l’arte con uno scopo e a volte questo scopo può essere la propaganda. L’arte per l’arte ha un altro scopo, la crescita personale, ma non è materia per tutti. E per il post scriptum… a volte mi viene pensato di scrivere un post con qualche indirizzo a pagine di youtube con qualche titolo valido, anche perché ce ne sono, sebbene la qualità possa essere ridotta. Ci penso su per via di eventuali ripercussioni legali, ma sarebbe molto utile.

      • Invecchiare aiuta. Come scrive DeLillo, “invecchiare vuol dire potersi preoccupare delle cose che contano davvero”. Una volta i critici mi facevano incazzare, col tempo imparo sempre piu’ a sorriderci e anzi una ragione dl blog e’ (de)ridere i capisaldi stereotipati di certa critica che poi si riflette nei discorsi impegnati da pizzeria o che vedi nelle case di conoscenti sotto forma di dvd da edicola de “Il grande cinema di…”.
        Giusto per anticipare, la settimana prossima (direi) parto con una piccola retrospettiva su Harmony Korine e guardando “Gummo”, riflettevo sulla fatica degli organizzatori dei festival di Cannes o Berlino o Venezia per presentare ogni anno un film scandalo, quando basterebbe un ragazzotto con orecchie da coniglio che mostra un gatto morto appena preso a calci.
        Gummo
        Ne riparleremo, anche di Petri.
        Mi stupisce che gli attenti gestori di YouTube facciano passare film interi ma se sta bene a loro, sta bene anche a me. Del resto poi, da quando ho il player blue-ray che s’interfaccia a YouTube, si aprono prospettive interessanti…

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