Il cappotto di astrakan – Piero Chiara

Il cappotto di astrakanPer me Chiara resta un nome imprescindibile dal grande schermo, come se scrivere sceneggiature fosse stata la sua principale attivita’ il che non e’ vero anche perche’ egli fu scoperto dal cinema solo nella seconda parte della sua carriera e della sua vita, una vita piuttosto variegata eppure sempre legata a luoghi ed esistenze comuni, verrebbe da dire banali, nel grigiore dei laghi lombardi dai quali iniziano i suoi racconti che li’ iniziano e sovente finiscono.
Ecco quindi che le sue storie restano sospese nel dubbio d’essere fantasia quasi salgariana declinata non all’avventura, bensi’ a tutto cio’ che puo’ essere straordinario in provincia, soldi e sesso di massima. Chiara mette molto di suo in cio’ che racconta, mescolando se stesso ai suoi protagonisti ed e’ in questa atmosfera indefinita tra autobiografia e finzione che si svolge "Il cappotto di astrakan", col protagonista che lascia Luino e il suo lago per una Parigi che incarna la speranza di una scossa alla propria esistenza, un rivincita esistenziale nei confronti di tutto e tutti e una risposta ad una domanda ancora da porre.
Qui sara’ ospite di una strana vedova, fara’ la conoscenza del figlio fuggito attraverso alcuni diari ritrovati e per le strade di quella Parigi che poco alla volta fara’ propria, s’imbattera’ in Valentine, bellezza molto particolare e un passato con molto in comune con la vedova e indirettamente con la propria persona.
Cio’ che meglio caratterizza Chiara e’ quel sense of wonder di chi immerso nell’ordinario, si esalta anche nelle piccole scoperte e ormai con troppa esperienza accumulata, cerca un modo per tornare a stupirsi di qualcosa, magari dell’amore di una donna, fosse solo nella scusa di raccontarlo agli amici.
L’esaltazione di una borghesia non cosi’ piccola come qualcuno ama raccontare o almeno se piccola deve essere, che sia capace comunque di sognare, di sperare e di vivere avventure nuove. In fondo il protagonista di Chiara un po’ lo si invidia, per la sua voglia di fuggire e per il desiderio di rivincita che non nasce dal solo conquistare una donna, quella Valentine cosi’ diversa dalle dive sognate sui rotocalchi e per questo piu’ desiderabile.
Sorprendersi dell’ordinario, puo’ essere un buon proposito e in questo Chiara e’ un’ottima guida.

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