Gummo – Harmony Korine

GummoParlando di von Trier e del  Dogma 95, spunto’ fuori il nome di Korine e alla buonora, giunge il momento di dedicargli una piccola retrospettiva.
Lasciando il blabla sul cinema indipendente a chi di cinema se ne intende, Korine esordisce nel 1997 con "Gummo", film molto meno semplice da definire di quanto appaia. E’ la storia, se di storia si puo’ parlare, di un gruppo di ragazzotti della profonda e lontana provincia americana o di cio’ che ne rimane dopo un violentissimo tornado.
La distruzione non e’ fuori nelle strade, e’ anche li’ ovviamente ma ancor piu’ esiste una devianza collettiva che nell’insieme diviene regola, anzi c’e’ da chiedersi dove sia da porre il confine tra l’ordinario nostro e loro.
Di questo si tratta: dove tracciare una linea netta tra giusto e sbagliato.
Posto l’inevitabile confronto con le nostre vite, quale soluzione e’ uscita dai binari del buonsenso? Cio’ che appare tanto al di fuori del cortiletto che ci insegnano essere "normale", potrebbe essere piu’ "normale" del nostro.
Ragazzi che arrotondano cacciando gatti da vendere in macelleria, un tumore al seno visto come ostacolo per mettere su famiglia, sesso a pagamento con ritardate mentali, nonne morenti accudite da adolescenti travestiti, ritrovi serali con l’hobby di ubriacarsi e combattere contro sedie da cucina. Non ci facciamo mancare nani neri e pederasti, sniffate di colla, subumane ipercattoliche, cani morti sulle antenne televisive. Non so, in qualche modo tutto questo non mi fa piu’ orrore di bambine che si prostituiscono per le ricariche telefoniche.
Korine sradica nel profondo le radici della provocazione e penso ai festival internazionali, quelli coi tappeti rossi e della critica esperta, che per far parlare di loro ripetono all’infinito noiosissimo sesso e l’ennesima dissacrazione di Crocefissi, quando basterebbe mostrare un gatto putrido coperto di mosche. Gli alieni sono tra noi, in realta’ siamo noi soltanto un pochino diversi. Anche loro mangiano spaghetti ma non in case traslucide con mamme sorridenti ma nel bel mezzo di uno shampoo immersi in una vasca di acqua lurida. I gatti non gustano scatolette prelibate ma le scatolette prelibate sono piene di gatti laddove invertendo i fattori il risultato non cambia, non troppo almeno.
Non trovo alcuna differenza coi racconti di giovani rampanti alle prese col mondo patinato delle riviste alla moda, Korine e’ soltanto molto ma molto piu’ divertente.

Schede IMDB

7 Responses to Gummo – Harmony Korine

  1. Francesca scrive:

    Questo lo stavo già cercando, ma anche grazie ai tuoi articoli sto aggiungendo pezzo per pezzo un quadro di Korine. Peccato sia così difficile trovare queste pellicole. Continui a sfornare recensioni e io non ti sto dietro, peccato perché sono troppo curiosa di vedere. E Youtube non mi sta aiutando😦 ci sono solo poche interviste. Ecco, se non altro mi riuscisse vedere Spring Breakers. Ne ho sentito parlare molto, molto bene. Questo forse è di maggior reperibilità.

    • Lungi da me farti un trattato su Korine ma su di lui usero’ le parole di Herzog “What I like about Gummo are the details that one might not notice at first. There’s the scene where the kid in the bathtub drops his chocolate bar into the dirty water and just behind him there’s a piece of fried bacon stuck to the wall with Scotch tape. This is the entertainment of the future.”
      Ecco in quel bacon attaccato con lo scotch sullo sfondo di un bagno lercio, c’e’ tutta la capacita’ di Korine di uscire dall’ordinario e cio’ che lo distingue.
      Come hai visto, ho ripercorso l’intera filmografia di Korine in ordine cronologico, cosa che consiglio per esaltare un percorso ed una evoluzione singolare di un regista singolare.
      La reperibilita’ e’ problematica ma un percorso breve potrebbe essere “Gummo”, “Mister Lonely” e “Spring breakers”, rigorosamente in quest’ordine.
      Ah, per “Spring breakers” dovrai aspettare lunedi’…🙂

  2. Francesca scrive:

    …mi rifaccio viva, dunque. Visto il film, non so quasi che dirti. Si perché volevo farmi un’idea e invece non me la sono fatta, se non altro, non è una di quelle idee ben fatte di cui si può scrivere con calma. Provo a buttare giù qualcosa. Mi è piaciuto? Si, ma significa poco. Non ti so dire cosa mi sia piaciuto oppure cosa mi abbia colpito, perché è stato come prendere un pugno in faccia. Inizialmente avrei detto di stare guardando qualcosa di surreale, carico, nella musica e nei colori. Spiazzante. Poi ho iniziato a cambiare idea. Non sapevo quanto fosse surreale o iperrealistico, nei concetti trattati come nelle inquadrature. Mi ha dato la netta impressione che le due componenti coesistessero. Se poi un intento è quello di raffigurare una realtà “metaforica”, se mi passi il termine, lo fa non oscillando fra questi due caratteri, ma fondendoli insieme. Non so se sono riuscita a farti arrivare quello che ho pensato, ho grosse difficoltà nell’esprimere qualcosa che probabilmente è troppo – ancora – indistinto. La sequenza del bagno di Solomon, con i due ragazzi che vendono i torroncini (e la loro discussione, dopo)… la madre che lava i capelli al figlio… l’acqua nera e le piastrelle blu e pulite… non me li tolgo dalla testa. Mi ha lasciato qualcosa, ma temo che dovrò rivederlo ancora una o due volte, questo film. Avevo programmato di vedere Woyzeck di Herzog, ma credo che darò ancora spazio a Gummo. Ne volevo anche scrivere io stessa, ma mi sto chiedendo se ne sarò capace…

    • In questo mondo di certezze, un po’ di sana confusione e’ benvenuta e comunque non sei sola a sciacquare i panni nel caos quando si parla di Korine., Poi sai, era argomento passato, pur avendo visto l’intera sua produzione non so ancora che fara’ e che ne sara’ di lui.
      Evito ogni interpretazione che non sia pura sensazione e me lo permetto forte del mio istinto e della passione per Herzog che in lui non ha certo visto un trattato di filosofa bensi’ un regista con idee.
      E visto che parliamo di Herzog, se proprio vogliamo tradurre l’operato di Korine, Herzog e’ uno dei dizionari possibili perché da “Anche i nani hanno cominciato da piccoli” passando per “Stroszek” fino al formidabile “My Son, My Son, What Have Ye Done”, non ha mai nascosto una predilezione per l’assurdo.
      La vasca da bagno e’ qualcosa di assolutamente formidabile e siamo in tanti a non riuscire a togliercela dalla testa. Credo che la sua forza consista nel mescolare tra loro elementi comuni in un insieme cosi’ straniante da sembrare addirittura alieno (ma il figlio che allena le spalle mentre la madre balla il tiptap con le note di Madonna in sottofondo, non e’ da meno).
      Se posso trovare un elemento comune nella dialettica di Korine e’ il suo porsi al centro esatto della frattura che separa l’ordinario dall’assurdo e in fondo quella sequenza ne esemplifica la filosofia di fondo.
      Ad ogni modo se come me ogni tanto ci ripensi, Korine ha raggiunto il suo scopo e diciamocelo, siamo tutti qui per farci distrarre!
      PS: scrivine ti prego, se c’e’ qualcuno che puo’ farlo sei tu.

      • Francesca scrive:

        Korine mi ha lasciato tantissimo, il suo scopo sicuramente l’ha raggiunto. Se ci riesco stasera mi riguardo Gummo, anche perché sembra proprio come quei libri che vanno riletti e riletti, perché ogni volta sanno darti qualcosa di più. Si tratta di uno di quei film in cui ti rendi conto di non essere più la stessa persona che eri prima di averlo visto. Il ribaltamento di prospettiva che impone è devastante: o sei disgustato a morte, o ti rivela qualcosa di inaspettato. O fa entrambe le cose. Quanti film o quanti registi saprebbero fare questo? Non molti e di Korine ho apprezzato in particolare questo aspetto. La sua provocazione poi, se così vogliamo chiamarla, non è mai fine a se stessa. Porta con sé il germe di un pensiero più complesso, anche se non è immediatamente visibile. E per quanto riguarda la redazione di un pezzo, ci sto pensando. Intanto ti ringrazio per la fiducia! sei troppo gentile🙂
        ps. ho scovato Kids (1995), finalmente. Era in lista pure lui e quasi non contavo di trovarlo. Vediamo com’è…

      • La tua analisi e’ come sempre non solo condivisibile ma perfettamente centrata sul plus che caratterizza il regista.
        A cio’ aggiungerei soltanto che Korine e’ il regista del “quasi possibile”, dell'”assurdo ma non troppo”, del “in fondo potrebbe anche essere”. Insisto su questo aspetto perché credo sia il filo rosso che lega opere che a ben vedere, hanno davvero poco in comune tra loro… o cosi’ sembra. Mi dirai arrivata in fondo al tunnel.
        Korine sceneggiatore e’ un altro filone che voglio percorrere e similmente a “Kids” ho gia’ in canna “Ken Park” sempre del duo Klark/Korine. Mi sono trattenuto perché mal sopporto i “film scandalo del festival xxxxxx” ma presto mi ci tuffo…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: