Anna Karenina (1948) – Julien Duvivier

Anna Karenina (1948)A ritroso nel tempo si torna al 1948 per trovare una grande protagonista del cinema di ogni epoca: Vivien Leigh.
Ovviamente suo e’ il ruolo principale di Anna mentre la regia appartiene ad un decano, e’ il caso di dirlo, come Duvivier, gia’ presente sin  della prima ora della settima arte.
Colossal come solo a quei tempi se ne facevano, non ha il budget di un "Via col vento" ma e’ evidente che in ballo c’e’ parecchio.
Recitazione teatrale sopra le righe perlomeno secondo gli standard di oggi, pura constatazione da considerare come dato di fatto, non critica.
Vivien Leigh era a quel tempo una trentacinquenne conclamata eppure sembra una ragazzina al punto da essere indotti a pensare che un’attrice piu’ matura sarebbe stata piu’ indicata per quanto in realta’ l’eta’ fosse giusta. La sua bravura e’ indiscutibile, l’esperienza totale in una avvolgente incarnazione nella tragedia di Anna e diciamocelo, cio’ che nel film e’ positivo lo si deve a lei quasi esclusivamente.
Ho trovato inadeguato Kieron Moore, un conte Vronskij decisamente sottotono come interprete che nell’aspetto laddove non supera sguardi abnormi da film muto. Semplicemente l’uomo sbagliato per un ruolo che richiedeva piu’ personalita’ e piu’ fascino, un Tyrone Power per intenderci. Anche Ralph "Karenin" Richardson non mi e’ piaciuto, piu’ per una diversa idea mia sull’aspetto del personaggio piuttosto che l’interpretazione che resta buona.
In generale il casting e’ sbagliato e di fatto e’ il grande difetto della pellicola.
Anche certe scelte della regia penalizzano enormemente l’opera, vedi il viaggio in Italia, inutile e noioso per come viene rappresentato ma ancor peggio il finale assolutamente depotenziato dal cattivo uso delle musiche – o dalla loro assenza – nonche’ dalla messinscena della fine di Anna che sfiora il ridicolo nel tentativo di addolcirlo, sottraendo di fatto lo strazio del corpo allo strazio dell’anima.
La trasformazione del testo in immagini e’ accettabile sempre considerando i limiti che un passaggio del genere comporta e perlomeno si apprezza lo sforzo di sottolineare lo slittamento psicologico della protagonista attraverso il progressivo sfaldamento del suo mondo quando il collante dell’amore viene a mancare o meglio dire mentre cosi’ lo percepisce e comunque il merito resta sempre della straordinaria espressivita’ della Leigh.
Decisamente imperfetto, meglio comunque della versione del 1997 sul testo non certo sugli attori.

Scheda IMDB

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