Anna Karenina (2012) – Joe Wright

Anna Karenina (2012)Per ovvie ragioni andando con la retrospettiva a ritroso nel tempo "Anna Karenina" 2012 doveva essere il primo della serie ma essendo io bizzoso ed istintivo, e’ finito ultimo.
Meta cinema alla "Mouline Rouge!" col quale ha molto in comune a partire dall’inizio dove un pesante sipario rosso s’alza per svelare le scene e da subito non mi garba. Se in "Mouline Rouge!" si vuole creare un ambiente fiabesco ed iperreale perche’ di fiaba si tratta, su "Anna Karenina" e’ una scelta che m’indispettisce, almeno durante i primi minuti. Vivere la storia all’interno di una scena in continuo mutamento ha forse un suo fascino che pero’ non condivido per una sacralita’ del testo che a mio avviso non ammette lazzi.
D’altro canto e’ da dire, con tutte le versioni esistenti posso ammettere che ci si imbarcasse in questa impresa soltanto proponendo qualcosa di realmente innovativo e in fondo salta fuori anche del buono con alcune scelte azzeccate, pur restando di massima contrario.
Certo, la scena del ballo per quanto riporti alla memoria "El tango de Roxanne", e’ suggestivo e vive di luce propria ma non sempre va cosi’ specialmente quando il regista alterna scene dal vero alle artificiali, con l’intento di evidenziare mentre altro non e’ che nuova confusione.
Anche la finzione scenica piano piano si attenua e cio’ contribuisce a creare una discontinuita’ evitabile.
Joe Wright non e’ Luhrmann, non ci si avvicina neppure, ogni passo in avanti e’ sempre al limite delle sue capacita’ e soltanto una buona sorte, o buoni consiglieri alle spalle, hanno evitato di farlo franare rovinosamente.
Casting poco condivisibile a partire da Aaron Taylor-Johnson che indossa i panni di un Vronskij quasi peggio del suo omologo Kieron Moore visto 60 anni prima. Non e’ neppure un cane intendiamoci ma proprio non ci sta.
Anche Keira Knightley non mi fa impazzire per quanto ricalchi la figura di donna fatta, molto affascinante,di bellezza raffinata e non prorompente. Applausi invece per Jude Law un bellissimo Karenin che man mano che il suo personaggio cresce, egli cresce con lui.
La sceneggiatura e’ la parte migliore del film e Tom Sheppard, premio Oscar per "Shakespeare in love", merita un lungo applauso per la trasposizione piu’ convincente del romanzo sbaragliando la concorrenza del passato.
Le differenze e’ banale dirlo, ci sono ma meglio di tutti ha mostrato i fili psicologici che muovono i personaggi.
Esperimento riuscito solo in parte, film che raccoglie la mia sufficienza piena ma non va troppo oltre.

Scheda IMDB

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