Kamen – Aleksandr Sokurov

KamenPietra. Sulla pietra l’umanita’ e’ nata, cresciuta e ad essa non puo’ prescindere.
La pietra e’ fondativa, protegge o colpisce. La pietra seppellisce o rinforza l’anima di chi la possiede, accoglie, scaccia gli estranei ed esclusi.
Chi entra nella casa, casa di pietra o suoi sostituti, cerca un legame, un vincolo, un rifugio perche’ nella casa v’e’ tutto questo, nella casa si ritrova cio’ che si e’, nascosti o forse esaltati dall’intimita’ delle mura.
Sokurov tanto diverso da chiunque altro eppure cosi’ simile a se stesso, nella sintassi di un bianco e nero espressionista quando e’ l’unico al mondo che sa parlare di espressionismo anche col colore.
L’espressionismo e’ architettura dell’ambiente, e’ luce che delinea i volumi e traccia i contorni esasperandoli e nessuno sa maneggiare architettura, luce e volumi come Sokurov e percio’ questo e’ un film unico.  
Meraviglia che si ripete e si rinnova malgrado l’abitudine al suo cinema non basta per sentirsi sazi. L’uso di lenti anamorfiche con le quali Sokurov punta il dito e sottolinea, strania e spaventa nell’idea e nella tecnica.
Terrificante di un terrore primevo e appunto a forze antiche alle quali Sokurov si rivolge e che mette in mostra, un ritorno alla vita o al suo addio, uomini senza tempo e in quanto tali non piu’ uomini, circondati da oscure presenze, apparizioni talvolta fugaci, altre persino comiche, comunque inquietanti per una casa che ricorda "la zona" di tarkovskijana memoria, la terra degli Stalker per intenderci perche’ per entrambi i registi, sempre di ricordi si tratta..
L’assenza di colore si esalta in una atmosfera da fotografia pittorialista portatrice sugli esterni di inaudita forza e mistero mentre dentro casa, si perde la nozione di fotogrammi per trovare una successione di pitture in sequenza, ognuno di essi da conservare e studiare come singola e unica opera d’arte.
I dialoghi non raccontano, non avvicinano anzi allontanano ma non c’e’ intento di separazione, semplicemente non essendo necessari, vagano come orpelli inutili tra lo scorrere sempre piu’ indistinto del tempo e la definizione della pietra nelle sue diverse sfaccettature.
Film forse difficile per chi si appresta a conoscere il grande regista russo. Il mio consiglio e’ di arrivarci dopo, avendo gia’ nel cuore la sua poetica che sappiamo fare di lui uno dei piu’ grandi registi viventi.

Scheda IMDB

8 Responses to Kamen – Aleksandr Sokurov

  1. Francesca scrive:

    Di Sokurov ho visto solo Moloch e in un periodo ormai troppo distante. Pensa te, scrivevo la tesi su Leni Riefenstahl e divoravo praticamente qualsiasi cosa si aggirasse nell’argomento Germania anni ’20-’50, da “Vincitori e vinti” (perché ero fissatissima con la Dietrich) fino a “A torto o ragione”. Passando per M – Il mostro di Dusseldorf. Vidi Moloch più per l’argomento che altro, del regista non sapevo niente. Certo, quello che vidi mi colpì, ma ricordo di essere velocemente passata ad altro, senza riflettere troppo.
    Moloch lo vorrei rivedere, magari alla luce di quello che hai scritto. Sarà interessante. Moloch a parte però, da cosa mi consigli di iniziare per un percorso su questo regista?
    ps. spero di non fare brutta figura😉 (http://tersiteblog.wordpress.com/2014/03/13/gummo/)

    • Ora comprendo meglio la quantita’ di materiale che hai raccolto per l’articolo sulla Leni che hai pubblicato e che e’ restrittivo definire ottimo.
      Non farmi parlare di Sokurov, e’ tardi, ho da fare e ne scriverei per ore.
      Con Sokurov inizierei da…. Tarkovskij. So che pare una boutade messa li’ per sminuire il nostro ma non e’ cosi’. Tarkovskij e’ il grande maestro di tutti noi e non si puo’ prescindere dal suo cinema per comprendere stile e poetica del nostro. “Kamen” ad esempio non si puo’ comprendere appieno senza conoscere l’uno nell’altro. Sokurov e’ poesia, arte e tecnica e il suo cinema di volta in volta predilige un aspetto o l’altro.
      “Arca russa” va bene per comprendere l’incredibile capacita’ tecnica che egli possiede, nell’intera trilogia giapponese (“Dolce” e “Una vita umile” soprattutto) la sua poetica, In “Alexandra”, uno dei film che amo di piu’ in assoluto, la lirica e il coraggio. Imperdibile la tetralogia del potere e “Il sole” e’ forse il suo capitolo suo bello”. Certo “Faust”, certo “Padre e figlio” e tutte, tutte le sue elegie, dove solo Herzog sa superarlo nell’esprimere idee tramite immagini in una sorprendente analisi sottotraccia che ogni volta svela il pensiero del regista.
      Sokurov e’ forse il piu’ grande perché egli e’ tutto il cinema. Parti da dove vuoi, o ti ci perdi o ti lascia indifferente e se cosi’ fosse vai oltre. Come la poesia va sentita, non studiata.
      PS: vado da “Gummo”…

      • Francesca scrive:

        …sono contentissima, mi hai dato molto su cui riflettere… non ti farò scrivere nulla di Sokurov, perché come per Petri, c’è tempo per parlarne in un secondo tempo. (anzi, ti anticipo che sto seriamente pensando di concentrarmi su “La classe operaia…”, è da troppo che ci penso) Intanto, inizierò le mie ricerche per i film da vedere🙂

      • 🙂 Ad ogni modo su Sokurov troverai parecchio dalle mie parti e ci sono ancora un paio di film che postero’ la settimana prossima. Sai, non soltanto scrivere di Sokurov coinvolge un modo totale di fare cinema ma la vera fatica e’ trasformare in parole la sintassi di chi pizzica tutte le tue corde e percio’ e’ passione, gioia e commozione. Quando scrivo di Sokurov scrivo sempre le stesse cose, in una ripetizione infinita ma cosi’ lo vivo.
        Ad ogni modo come ho scritto, “Arca Russa” e “Faust” ti daranno una idea approssimativa eppure chiara sulle forze in campo.
        PS: non ti credere che Petri non mi sia rimasto li’ e con lui Volonte’…

      • Francesca scrive:

        Ci aggiorneremo presto su tutto (Petri/Volonté compresi), c’è tantissima carne al fuoco. Ti seguo volentieri, intanto🙂

  2. Pingback: Elegia orientale – Aleksandr Sokurov | Ultima Visione

  3. Anastasia scrive:

    Ammetto che avevo tanto sentito parlare di Sokurov, soprattutto di “Arca russa” e “Faust”, ma non mi ci sono mai soffermata tanto. Così, oggi, sono capitata quasi casualmente in “Kamen.” Sì, è il primo film che vedo di Sokurov e in effetti, come hai già detto nella recensione, non sono riuscita a capirlo tutto. Sarà l’età, sarà che è il mio primo approccio con il cinema di questo tipo, non sono riuscita a capirlo tutto (anzi, probabilmente niente) e sono andata a vedere un po’ in giro qualche recensione, trovando poco e niente e questo mi ha un po’ irritata. Ma, nonostante questo, sono riuscita a “respirarlo”. Non voglio soffermarmi sull’atmosfera del film, che penetra come un coltello, indimenticabile, quasi fosse un quadro. Voglio andare a scavare il messaggio, che non ho recepito completamente. Sono riuscita a vivere lo sguardo del Maestro perso nelle memorie, e ad ogni solco del volto, ho visto la voglia di ritornare al passato, dimenticandosi però di vivere. Se l’arte è la cosa che più avvicina al divino, il Maestro la rigetta, la rifiuta come un corpo estraneo, ostile, perché lui vuole quell’arte un po’ sporca e contaminata, imperfetta ma autentica, della VITA umana. E dall’altra parte, si crea un po’ l’opposto. Il giovane che vive, così, giusto per, che a tratti sembra felice, a tratti sembra che non gliene freghi niente, che sia estraneo persino a se stesso, che annulli il suo stesso corpo e che farebbe di tutto per vivere nel mondo del maestro. Quella sorta di tormento interiore nell’uomo, quella paura di non adattarsi mai all'”abbastanza”. E poi, alla fine del film, mi è sembrato quasi di sentire l’eco morale di Sokurov “Che sarà mai, quest’abbastanza, nella nostra vita?”, lasciandoci però senza risposta, come se dovessimo trovarla noi. Ho scritto questo perché è quello che, SICURAMENTE sbagliando, ho percepito e mi serve il confronto con qualcuno che ne sa più di me. Anzi, complimenti per l’unica recensione su questo film che ho letto finora. Mi ha aiutato a guardare il messaggio con occhi diversi. Ancora complimenti.

    • I complimenti te li faccio io. La difficolta’ legata a “Kamen” nasce principalmente dall’uso che Sokurov fa dei simboli da ricercarsi non nelle accademie bansi’ nella poetica dei suoi film e nei ricordi del suo passato. A cio’ si deve aggiungere che egli, raccogliendo in una scatola gli oggetti che piu’ ama, non puo’ far mancare Tarkovskij, anch’egli da conoscere per cogliere citazioni e omaggi stilistici.
      Ecco dove cogliere i pezzi che ancora ti mancano ma con lo spirito e l’intelligenza che hai dimostrato, puoi percorrere il percorso a ritroso e seguendo Sokurov nella sua produzione, presto ti sara’ tutto chiaro.
      Se posso permettermi di suggerirti da dove iniziare, visivamente simile a Kamen c’e’ il ciclo giapponese, non puo’ mancare la tetralogia del potere ma aggiungerei “Padre e figlio”, “Madre e figlio” e “Alexandra”, film a cui mi sento molto legato.
      Un’ultima considerazione: Sokurov e’ un poeta e in quanto tale prima di essere compreso va “respirato” come dici tu o meglio la chiave per comprenderlo e’ il sentirlo, percio’ dico che sei su un’ottima strada.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: