La patria dell’elettricita’ – Larisa Shepitko

La patria dell'elettricita'"Il comunismo e’ il potere sovietico piu’ l’elettrificazione di tutto il paese". La celebre equazione di Lenin e’ in fondo il riassunto del mediometraggio che a sua volta e’ riassunto del 1921, uno degli anni chiave dell’Unione Sovietica, quindi del regime comunista, quindi della politica internazionale, quindi della storia del XX Secolo.
La carestia del ’21, fu devastante. I morti si contarono a milioni ma non fu solo colpa del clima. Strascichi della prima guerra mondiale, la guerra civile, l’errata strategia di Lenin nell’affrontarla e il rifiuto iniziale degli aiuti umanitari da parte di Europa e Stati Uniti, misero in ginocchio una nazione. E’ in questa circostanza che un giovane ancora studente, giunge in un villaggio in preda al delirio mistico, riti pagani mischiati ad altri religiosi come ultima speranza di sopravvivenza, la preghiera prima di morire.
Egli, pregno del pragmatismo comunista rifiuta ogni altra salvezza che non provenga dalle mani e dal volere dell’uomo e grazie ad una motocicletta alimentata da alcool ottenuto da grano marcito, creera’ una pompa capace di estrarre acqua dal sottosuolo.
Funzionera’ e la vita come l’acqua riprendera’ a scorrere nei campi ma quando la pompa esplodendo pare uccidere la speranza stessa, la pioggia provvedera’ a salvare le vite delle persone ma non la loro anima.
Film d’arte e propaganda, un pezzo di storia rivisitato e se proprio non corretto, quantomeno piegato alle logiche dell’apparato. C’e’ la benevolenza del sistema che anche dal crimine del nascondere il grano, crea speranza di vita, l’acqua fonte di salvezza tra le crepe aride della terra che non fosse per il bianco e nero, sarebbe rossa come il comunismo che permeare il mondo col suo credo
L’attacco alla religione e’ frontale e del resto rispecchia cio’ che avvenne, ovvero l’usurpazione proditoria dei beni della Chiesa che con la scusa dell’ateismo, servi’ a fare cassa e trovare ulteriori risorse per risolvere la crisi economica. Nel film il sopruso e’ morale nell’evidenziare col monologo della vecchia, che la fede altro non e’ che una forma d’inerzia mentale e finanche la pioggia risponde alla volonta’ collettiva di rinascita senza alcun fatalismo, credo o fideismo.
Film del 1967 che potrebbe essere realmente del 1921 per bidimensionalita’ del testo e non fosse per un curioso accompagnamento blue note, si sarebbe legittimati a pensarlo. Alcuni monologhi sono buoni, tolta la retorica facente comunque parte della cifra stilistica della regista.
Altro cinema, altro mondo. Ora fa sorridere, a suo tempo no.

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