Privacy – William Faulkner

PrivacyOperazione paraculistica della Adelphi che grattando il fondo del barile, vende a caro prezzo le poche pagine di Faulkner e ovviamente per fare volume, aggiunge altri scritti di Mario Materassi il traduttore e Piero Boitani.
Questo e’ business signori e che ne dicano le anime belle dell’editoria, niente santita’ ma mutui da pagare per tutti, per quanto Faulkner valga la spesa.
E visto che parliamo di spesa, ecco il prezzo della celebrita’.
Da un lato potrei idealmente  liquidare la questione con Faulkner sentenziando "hai voluto la bicicletta, ora pedala", dall’altro non mi capacito che a qualcuno interessi il privato di un altro essere umano, sia pure celebre.
Non m’importa piu’ di tanto la discussione e del resto la questione si chiuderebbe in fretta se da questo nostro mondo ormai sconfitto, uscisse ogni tanto la parola buonsenso da chi apre bocca ma la domanda e’: Faulkner volle davvero la bicicletta?
Si, in parte si. Prima o poi viene riscosso il pagamento di grandi alberghi, ottimi ristoranti e macchine veloci, conto non saldabile col solo denaro.
D’altro canto egli non era neppure un attore, un cantante o qualcuno che vive anche d’immagine percio’ il suo sfogo fu comprensibile e degno di essere ricordato. 
Per il vip medio la reazione puo’ essere la scazzottata col paparazzo di turno, mentre Faulkner uomo di parole, con le parola fa arma e scudo. Il problema che egli pone, punta al cuore della privacy, dove segnare il confine tra pubblico e privato, e di conseguenza cosa sia avvenuto al Sogno Americano, alla terra della liberta’, alla patria della democrazia, quando in nome di sacri principi, si permette alla stampa qualunque scempio sul corpo indifeso del cittadino che non ha alcun modo di difendersi. L’attacco al culto collettivista e al liberismo fuori controllo e’ diretto e frontale. Faulkner racconta la sua storia, arrivando a giustificare giornalista e direttore del numero di Life – non lo cita ma lo scopriremo in seguito – anche loro vittime di un sistema mediatico che esige il sangue e non solo in senso metaforico, per dissetare un pubblico cattivo e ingordo ed e’ su questo pubblico che Faulkner punta il dito.
Si perche’ in fondo, chi divulga notizie, vende la merce che gli viene richiesta. La domanda a questo punto e’: come si e’ giunti ad avere un’opinione pubblica avida di queste notizie? Cosa scatta nella testa di coloro che trovano gratificazione nel trovare gettate in piazza le vite di gente straziata dal dolore e si cita il caso Lindbergh.
Tutto questo parrebbe dettato dal puro egoismo dell’essere parte in causa ma Materassi nel suo saggio ricorda come fu lo stesso Faulkner nel discorso dell’assegnazione del Nobel per la letteratura a ringraziare un premio dato non a lui bensi’ alla sua opera, distinguendo percio’ l’uomo dallo scrittore, perche’ se il primo ha ogni diritto alla riservatezza, il secondo puo’ e deve essere giudicato ma soltanto nei confini del suo lavoro.
Ora si potrebbe andare avanti per ore su come il concetto di privacy sia franato sino ai giorni nostri e ancora piu’ tessere paralleli con la situazione italiana ma trovo che ormai la situazione sia precipitata fuori ogni regola del gia’ citato buonsenso e ci si trovi di fronte all’ennesima picconata sulla tomba dell’Occidente.
Stiamo per atterrare, allacciatevi le cinture.

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