Gravity – Alfonso Cuaron

GravityGiornata ordinaria di lavoro sullo Shuttle in orbita attorno alla Terra, col veterano George Clooney alla sua ultima missione e la scienziata civile Sandra Bullock prestata all’astronautica. Tutto va bene eccetto un po’ di nausea per lei, quando una pioggia di detriti proveniente da un satellite russo distrutto, si abbattono sulla navicella e i suoi abitanti, lasciando vivi soltanto i nostri due eroi pur in balia del vuoto cosmico.
Il jetpack di Clooney pare la soluzione per entrambi ma con lo Shuttle distrutto, il viaggio sino alla stazione spaziale russa, non sara’ uno scherzo.
Oltretutto i problemi non finiranno li’.
Che devo dire… Applausi? Si certo. Mi domandavo come l’Academy avesse potuto premiarlo con 7 Oscar, anzi e’ stata la ragione principale che mi ha spinto ad anticipare la visione del film quando sono noti i miei tempi biblici. Voglio dire, si sa che la fantascienza non fa impazzire gli esperti di cinema ma Cuaron ha creato un prodotto che soddisfa molti palati.
Azione come se piovesse ed e’ suo il merito di riuscirci coi pochi elementi a disposizione. In piu’ di un momento la tensione e’ micidiale, quasi da sospendere il respiro con thrilling supportato da effetti speciali veramente da Oscar. La trama non esiste ma non e’ un demerito, semmai un ottimo esercizio di stile che fara’ scuola., Del resto anche i suoi piani sequenza gia’ insegnano, qui con un ottimo 17 minuti d’esordio che sarebbero fenomenali non fossero completamente in computer grafica. Ottimo il lavoro compiuto ma nemmeno si avvicina ai record tecnici e stilistici di De Palma, tantomeno ad "Arca Russa" di Sokurov. Oltretutto a ben guardare, egli stesso ha fatto molto, molto meglio ne "I figli degli uomini", ad oggi uno dei momenti piu’ impressionanti in questo ambito.
Girato come un film d’animazione con l’innesto successivo di attori in carne ed ossa e cio’ vale il volto per Clooney e il corpo della Bullock – fortunatamente non il contrario -  percio’ non grido al miracolo.
Pur colpito, mi trovo di fronte a uno strepitoso pezzo di plastica di gran classe, come tanti meglio di tanti ma questa e’ tecnica, non anima. Per la stessa ragione non amo Cuaron o meglio ammiro la sua creativita’ pur non riuscendo a scaldarmi con le sue storie.
Non voglio nemmeno tirare fuori Kubrick in fatto di epopee spaziali e mi scuso per l’accostamento. Hanno piu’ pathos i tre minuti di "Space Oddity" di Bowie, la tragedia di Walt Dangerfield in "Cronaca del dopobomba" di Dick, la retorica seppur commovente conclusione del pacchianissimo "2002: la seconda odissea"  ma dall’incidente dei detriti in poi, non ho potuto fare a meno di pensare a "Dark Star" di Carpenter, alla poesia del finale che forse inconsapevolmente Cuaron richiama con le musichette country per cowboy delle stelle.
Cuaron non e’ Carpenter e il suo si e’ un film che sento mio nel profondo e per quanto consiglierei "Gravity" a a chiunque, cio’ che mi resta dentro e’ ben altra cosa.

Scheda IMDB

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