The Green Hornet – Michel Gondry

The Green HornetEvoco Gondry e magicamente compare. Egli e’ il piu’ grande regista di videoclip al mondo. In realta’ divide lo scettro con Chris Cunningham ma essendo i due sono troppo diversi tra loro per decretare un vincitore assoluto, lo dico dell’uno e dell’altro.
Forse sara’ un passaggio obbligato o forse auspicato ma dai film per canzoni e’ passato ormai da parecchio tempo ai film per il grande schermo e non sempre mi convince. Non che non gli riesca, anzi e non dico neanche di aver visto l’intera sua produzione ma tanto per citare l’opera sua piu’ celebre, "Se mi lasci ti cancello" non mi ha impressionato piu’ di tanto, anzi i sentimenti che ho provato hanno spaziato da una moderata sorpresa al fastidio da ostentazione.
Egli e’ la fantasia che diviene magia tecnica ma e’ anche uno straordinario centometrista, non un maratoneta e il lungometraggio di massima non e’ la sua misura. Arriviamo a Green Hornet.
Soggetto tradotto da un personaggio prima radiofonico, fumetto infine cine-televisivo, troviamo tutti gli elementi caratteristici degli eroi che hanno visto la luce tra gli anni ’30 e gli anni ’60 cioe’ un incipit traumatico, la missione da intraprendere nell’anonimato di una maschera e una miriade di costosi optional che spesso sono il plus del protagonista.
Britt "Green Hornet" Reid non sfugge a questa regola. Viziatissimo rampollo, eredita un impero alla morte del padre e per una strana successione di eventi, conoscera’ Kato, un giovane cinese ex dipendente di famiglia che rivelandosi un genio guerriero, sara’ spalla o meglio il vero protagonista, di un inedito duo.
Il testo e’ brillante, non e’ merito di Gondry che cura soltanto la regia ma sa interpretarlo con grande maestria e una scelta di tempi fenomenale. Forse non subito ma la mano del regista si staglia chiarissima in piccoli e grandi particolari. Ad esempio gli effetti di transizione, oppure  nel primo combattimento la replica degli elementi di scena, rimanda ai video "The hardest button tu button" dei White Stripes o "Let forever be" dei Chemical Brothers e insomma, lo vedi che e’ lui a dirigere.
Mi domandavo da dove saltasse fuori Seth Rogen o meglio per quale oscura ragione fosse stato scelto come protagonista fintanto che non ho scoperto essere sceneggiatore nonche’ produttore della pellicola e se fosse stato un po’ piu’ accorto, avrebbe rinunciato ad indossare panni un po’ tropo stretti per lui, piu’ adatto com’e’ a interpretare ruoli dell’amicone che rutta l’intero alfabeto per sollazzare gli amici. Perfetto invece Jay Chou, del resto e’ lui l’eroe, che non fa rimpiangere troppo il maestro Bruce Lee anch’egli in passato nei panni di Kato.
Bravo anzi straordinario Christoph Waltz, per un cattivo che sa essere comico e terribile allo stesso tempo, incredibilmente convincente e divertente..
Film che mi ha sorpreso quando non avrebbe dovuto considerando Gondry e la sua bravura. Rivedo l’artista del cinema che piace a me, finalmente in una dimensione che posso riconoscere.

Scheda IMDB

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