I pascoli del cielo – John Steinbeck

I pascoli del cieloC’e’ una terra in California talmente bella, fertile, verde e rigogliosa che un caporale spagnolo nel 1776, vedendola per la prima volta, la disse "pascoli del cielo".
Il nome rimase quando inizio’ a popolarsi e oltre un secolo dopo il nome non cambio’ per le famiglie che ancora ci vivevano e la coltivavano, creando una comunita’ stabile, per certi versi felice eppure immersa in una quotidianita’ fatta di piccoli e grandi problemi, illusioni, speranze e delusioni come albergano in chiunque ed in qualunque parte del mondo, niente e nessuno escluso. 
Steinbeck racconta le storie di queste persone, piccoli mondi autoconclusivi ma non recintati nei singoli capitoli perche’ sempre di comunita’ si tratta e i destini dell’uno talvolta s’incrociano coi destini degli altri.
Anche il tempo non e’ una costante perche’ talvolta sono coinvolte intere generazioni, altre decenni o pochi anni.
E’ la messinscena del cerchio della vita con i pascoli del cielo come palco, immobili e pazienti, indifferenti forti dell’eternita’ innanzi a loro.
La vita degli uomini e’ piccola eppure proprio per questo ancora piu’ commovente nel combattere una battaglia continua seppur privilegiata, pensando a cio’ che lo stesso Steinbeck descrivera’ pochi anni in "Furore".
Non che alcune storie non siano drammatiche ma rientrano sempre in quel gioco d’azzardo che e’ l’unica costante dell’esistenza, dove nulla si puo’ contro il destino quando questo decide di mettersi di traverso.
Steinbeck e’ superbo e non ce ne stupiamo. Egli ha la rara capacita’ di rendere l’ordinario straordinario e lo straordinario epico. Come bambini si resta in avida attesa di sapere cosa accade e finita una storia, ingordi s’insegue la successiva. Appassionante pur non esistendo un culmine da raggiungere, la familiarita’ coi protagonisti diviene presto parte di una visione complessiva che accresce di pagina in pagina e come un trasferimento in altri luoghi, si prende confidenza con persone e territorio facendolo emotivamente proprio un passo alla volta fintanto che, non si torna a sentirsi a casa propria.
Unico rammarico e’ finire di leggerlo.

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