Quel fantastico giovedi’ – John Steinbeck

Quel fantastico giovedìLa provincia americana nel dopoguerra era a detta di Steinbeck, un guazzabuglio confuso e smarrito di anime sconvolte e disorientate, talvolta nemmeno consce di esserlo ma gia’ appartenenti ad una nuova razza di uomini e donne piu’ vicine all’esistenzialismo beatnik che al pragmatismo anteguerra.
Sempre il sogno americano innanzi ma quel sogno si stava gia’ trasformando, similmente a come si trasformano gli individui crescendo. Doc e’ il protagonista, ex ragazzo allegro che la guerra ha trasformato in uomo insoddisfatto.
Lui lo sa, gli amici lo sanno e se il lavoro trasformato in ossessione puo’ essere una cura, in realta’ e’ una coperta sotto la quale nascondere i problemi. 
Solo l’intervento di Fauna, la maitresse del bordello cittadino, sblocchera’ la situazione cercando in un sol colpo di salvare lui e Susy, una sua protetta che potrebbe ambire a qualcosa di piu’. Tutta la citta’ a dire il vero si impegnera’ in questo ma il risultato non sara’ buono quanto sperato.
Facente parte di una serie di romanzi collegati tra loro, "Quel fantastico giovedi’ " si fa seguire malgrado qualche perplessita’ iniziale, Steinbeck non aiuta segmentando il racconto in tanti capitoli talvolta indipendenti che ruotano pero’ attorno alla comunita’ di amici, una sorta di script per telefilm dove ogni episodio e’ autonomo pur sostenuto da un impianto pregresso e necessario per comprendere cio’ che accade. Questo almeno e’ quanto avviene all’inizio del libro per acquistare una forma piu’ lineare man mano che la storia si definisce.
Lo stile e’ brillante, quasi comico, persino farsesco eppure resta drammatico nella contemplazione di un disagio che altro non e’ se non la perdita dell’innocenza, come individuo e come nazione. Il bere, le donne, l’esistenza spregiudicata all’interno della piccola provincia, tutto concorre a rinviare l’inevitabile constatazione del proprio nulla che prima o dopo arriva e Doc, uomo con piu’ saggezza ed esperienza degli altri, gia’ ha compreso per quanto non accettato.
Il maggior difetto dell’opera di Steinbeck e’ quel senso di irrisolto che non nasce dalla vicenda bensi’ dagli intenti dello scrittore che pare non decidersi che strada intraprendere. Si sfiorano i massimi sistemi eppure la struttura resta ottima per una commedia romantica, scevra pero’ di sufficiente brillantezza per attrarre le sognatrici del gentil sesso.
Anche il tocco maschile e’ indiscutibile, quasi da college movie e insomma, troppe anime mescolate non chiariscono sino in fondo cosa si sta leggendo.
Piacevole ma non un capolavoro.

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