Fango – Niccolò Ammaniti

FangoAnni fa iniziai a leggere Ammaniti, poi senza una ragione precisa smisi di farlo. In effetti non mi sono mai posto domande in merito a questo, semplicemente da un giorno all’altro ho cancellato il suo nome dalla cerchia di autori da seguire. Scrivendone razionalizzo e alla luce della lettura di "Fango" credo sia dipeso dal fatto che emergano due sensazioni contrastanti che si affrontano. Come diceva Deng parlando di Mao, c’e’ in lui un 70 di bene e 30 di male e nel caso del nostro non saprei dire quanta parte dell’uno e dell’altro ma soprattutto non sono cosi’ convinto si possa generalizzare. In fondo "Fango", raccolta di novelle molto diverse tra loro per impostazione e finalita’ rappresenta con esattezza questa condizione altalenante e almeno per me, confusa.
Il ritorno ad Ammaniti giunge dopo la visione de "L’ultimo capodanno" di Risi (Marco), film che voglio ricordare fallimentare al botteghino ma straordinariamente divertente e riuscito al punto da indurmi a leggere il racconto quasi omonimo contenuto nella raccolta, sperando di ritrovare in esso la verve e il divertimento della pellicola.
La speranza non e’ disattesa, anzi proprio come il film e piu’ del film, ci si ritrova a ridere sino alle lacrime, in un intreccio di nuove situazioni con le immagini gia’ viste che danno vita a una nuova esilarante creatura.
Per cio’ che mi riguarda basta e avanza questo racconto, il piu’ lungo, a giustificare l’acquisto ma c’e’ anche il resto.
Sei storie, sette dal momento in cui una e’ divisa in due blandamente collegate tra loro, che spaziano dal comico al drammatico, dal grottesco al thriller, dal surreale all’assurdo. La scelta dell’autore non e’ casuale, nell’intento certo di mostrare i muscoli a chi legge ma non per puro sfoggio di capacita’ letteraria quanto sul voler puntare ad una raccolta che vuole saziare un po’ tutti, con assaggini piuttosto che un unico pranzo luculliano.
Ecco quindi come sia possibile che di un unico autore e di un unico libro si possano provare sensazioni tanto contrastanti, fermo restando che Ammaniti sa come usare le parole e nell’essere molto cinematografico, il suo miglior pregio. Non di rado casca nella banalita’ con personaggi caratterizzati come macchiette che agiscono esattamente come ci si aspetterebbe da loro. Pur vero e’ che il racconto breve non aiuta ma sono proprio le situazioni e contesti che non escono dal gia’ visto e pensato.
Ad ogni modo e’ un libro che si legge tutto di fila e alla fine si resta con quell’indefinito 70 e 30 che volendo, stimola a non fermarsi qui.

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