O tivu’ dal cuore acceso – Enzo Tortora

O tivu dal cuore accesoScartabellare tra libri usati e vedersi spuntare un libro di Enzo Tortora d’annata e non ancora dannato, e’ stato un piccolo evento. Vorrei dire che di Tortora sappiamo tutto ma non e’ vero. Egli fu trucidato lentamente, bruciato prima nell’anima poi nel corpo proprio da coloro che dovrebbero garantire forse non la Giustizia ma almeno un accenno di legalita’. Tortora fu uno dei primi casi, il piu’ eclatante dell’epoca, di baldi giustizieri togati che amavano abbronzarsi col luccichio delle manette, una luce che abbaglia e affascina e diventata oramai sistema, nell’intento affermato di essere piu’ uguali degli altri.
Del resto i signori e padroni della Legge hanno voluto e cercato la gloria sin dalla fine degli anni ’60 e dopo decenni all’ombra, da Tortora in poi il sole risplende solo per loro. E i loro amici.
Il caso vuole che questo libro del 1973, sia stato scritto da Tortora in un altro periodo d’ingiustizia subita, piu’ d’una a dire il vero dal momento in cui scontava l’epurazione dalla RAI oltreche’ da una serie di giornali per il solo fatto di essere non scomodo ma sincero nel raccontare l’Italia e i suoi vizi senza troppe remore e con troppa ironia.
Tortora scrittore e’ per me una scoperta, perlomeno il Tortora ancora libero e fiero, perche’ sul Tortora inquisito prima e sconfitto, seppur vincitore poi, abbiamo gia’ speso le nostre lacrime. Ero bambino quando egli con "Portobello" divenne un fenomeno mediatico e nell’innocenza della mia eta’ e di un intero popolo stanco della morte che imperversava nelle strade e nei telegiornali, ci si rifugiava in una trasmissione televisiva che sapeva alleggerire il cuore. Ricordo bene il giornalista, la sua educazione venata da intelligenza e quell’umorismo che ne amplifica la portata. Ecco, questo e’ il Tortora del libro, tale e quale, pare di sentirlo, vederlo e percio’ persino commovente. Una prima parte raccoglie una serie di invettive semiserie sotto forma di piccole novelle surreali con protagonisti fatti e personaggi della cronaca, della politica e della televisione, al centro di tutto sin dal titolo del libro. Non di facile comprensione laddove serve recuperare dalla memoria infiniti nomi e situazioni oramai dimenticati ma stupisce che i difetti del sistema televisivo, le sue manie, paturnie, finanche ingiustizie e orrori, siano le stesse denunciate oggi, in una ciclicita’ possibile grazie alla scarsa memoria collettiva. La seconda parte raccoglie articoli divertenti eppure talvolta drammatici, sui mondiali di calcio di Messico ’70 e un bel reportage sullo stato della prostituzione nella Milano gia’ ipergarantista di quegli anni, giustizia per tutti fuorche’ gli onesti.
Letterariamente non c’e’ molto ma lo stile di un professionista si, ed e’ esemplare, abituati poi come siamo alla barbarie dei presunti giornalisti televisivi che contano, i sostituti degli epurati per capirci.
Fa persino male vedere cosa abbiamo perduto e francamente non so se consigliarlo o invitare a continuare col fingere vada tutto bene.

4 Responses to O tivu’ dal cuore acceso – Enzo Tortora

  1. Francesca scrive:

    Non conoscevo questo libro e da quello che scrivi non mi stupisce affatto. Non va tutto bene, anzi, direi che niente va bene e non sono eccessivamente pessimista. Forse sono troppo cinica, non saprei. Non riesco più a vedere la televisione e nemmeno i telegiornali, anzi, nel mio piccolo non so come ho fatto a lavorare nella redazione di un giornale. Bugie, bugie, discorsi campati in aria, spazi da proteggere. Ci vuole stomaco. Come ce ne vuole a pensare che chi va a votare (sempre che si voti) ha sulle spalle anni di questa televisione, di questi insegnamenti. Con quanta coscienza votano? Con quale testa? E mi vogliono inventare che le lezioni possono essere pilotate solo dal voto di scambio, in tutte le sue varianti? Abbiamo già detto del cinema come fattore educativo. La televisione è stata ancor più deflagrante e dai messaggi ancor più bassi. Ha prodotto elettori modello… e ovviamente consumatori modello. Però certe cose vanno dette e sicuramente questo libro deve essere parimenti consigliato. Anzi, grazie per averne scritto.

    • Chi mi segue, tu lo fai e sai quanto cio’ mi onora, sa che evito di buttarla sulla politica e sul sociale, forte dell’idea che la funzione dell’arte debba essere ben altra. Non sempre ci riesco e con questo libro ci sono riuscito ancora meno ma Tortora fu un caso tragico e purtroppo fu soltanto il primo di una lunga serie a venire.
      C’e’ in me una profonda rabbia per cio’ che avvenne, rabbia della quale devo incolpare anche me stesso. Si perché posso solo perdonarmi la stupidita’ dell’avere 15 anni se come milioni di altri democratici concittadini ho puntato il dito contro un uomo in manette col ghigno del povero di spirito quando cade qualcuno che sta piu’ in alto. La soddisfazione lurida che il male altrui e’ il gaudio mio. Me ne vergogno e ancora di piu’ mi vergogno di aver fatto capire come funzionano le prime pagine dei giornali a gente il cui mestiere dovrebbe essere tra i piu’ nobili e meritevoli. Per questa ragione anni dopo ho provato schifo per le monetine lanciate contro delle persone, per quanto presunte colpevoli e sino ad oggi in tutte le manifestazioni di una piazza che sa ascoltare solo col ventre e ad esso obbedisce.
      Ricordi “il Marchese del Grillo”? Un tempo i padri portavano i figli alle esecuzioni e li schiaffeggiavano per imprimere la lezione della fine che fanno i colpevoli. Oggi non solo i figli non si possono schiaffeggiare ma insegnano a deridere non solo chi sbaglia ma quel che e’ peggio anche gli innocenti. Dignita’, ecco cio’ che manca ai nostri giorni.
      Sono almeno 5 anni che non guardo la televisione e almeno una dozzina da quando mi sono soffermato su qualcosa non fosse un film o un telefilm e la mia vita e’ decisamente migliorata. Oggi non potrei piu’ tornare indietro a maggior ragione rileggendo Tortora, parole di un professionista quando essere professionisti valeva qualcosa.
      Pero’ basta con tutto questo. Il libro merita perché e’ cronaca di un’epoca e perché e’ scritto bene. Fermiamoci qui.

      • Francesca scrive:

        Nemmeno io parlo volentieri di politica su Tersite, perché per queste tematiche, come scrivi giustamente, c’è tempo e luogo per parlare, e non è questo. Certo è difficile evitare sempre la cosa, la politica a volte entra nella letteratura come nel cinema, essendo questi due mezzi fondamentalmente una testimonianza della vita in generale. E quella di Tortora è una testimonianza che ritengo doveroso riportare – soprattutto perché sistematicamente ignorata. Nella vita, per quanto banale possa sembrare quel che scriverò, si cambia parere e non mi stupisco che a suo tempo tu possa aver avuto una diversa visione delle cose. Siamo influenzabili, soprattutto da giovani. Quando ci fu Capaci il mio terrore fu quello che ci disse di provare la televisione, nelle modalità decise dalla televisione, alla vista della vedova Schifani piangere al funerale del marito. Come si fa a non rimanere indifferenti? Si soffre, ma si perde di vista tanto altro. Vedi le lacrime, ma dietro tutto questo non c’è stato solo una strage, ma un sacrificio vero e proprio. Ora, pensando a Giovanni Falcone, forse soffro di più, perché è stato ammazzato due volte. E Borsellino? Non cambiò routine, faceva lo stesso percorso, sapeva a cosa andava incontro: si fece praticamente ammazzare. Ci penso spesso. Sono stati dei buoni martiri, per chi ha avuto un vantaggio culturale dalla loro morte. Se prima ti insegnano a puntare il dito su un uomo perbene, a me hanno insegnato a venerare una parte dello stato, uno stato che ha sacrificato gli stessi uomini che da tempo ha lasciato soli. Ma non voglio entrare nel merito, ci sarebbero troppe cose da scrivere.
        Quello che passa la televisione è la cultura di stato e non mi stupisce che sia così scadente e stereotipata. Sto molto meglio anche io, da quando la guardo molto meno… anche perché mi sono resa conto che mi deprimeva. E quando mi deprimo, non mi rattristo. Mi conosco, quando mi deprimo mi inca*** e non è un bello spettacolo, poi non riesco a fare niente di costruttivo. La televisione è un potente strumento di frustrazione. Se mi passi l’espressione. Ma fermiamoci qui… sennò non finisco più…

      • Tortora, Borsellino, la televisione. Il legame c’e’ e credo sia meno banale di cio’ che si crede. Ti leggo ed e’ palese l’urlo che resta li’ per una sorta di rassegnazione ma nel contempo il non volersi arrendere ancora spinge a piccole fuoriuscite di vapore irrefrenabili. Vale anche per me.
        L’Arte serve e puo’ essere una soluzione me ne convinco sempre di piu’ e in queste settimane sto leggendo un libro che mi sta chiarendo tante cose e che riguarda l’Arte, la televisione ma anche Tortora e Borsellino seppur nemmeno lontanamente citati. Ed e’ un romanzo. Ci arriveremo.
        La questione e’ che potrebbe esserci un disegno molto piu’ ampio e ti prego credimi, nulla e’ piu’ lontano da me del complottista minus habens da social network.
        La strada per uscirne e’ la Bellezza percio’ continuo, continuiamo con cio’ che stiamo facendo…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: