I segreti dell’etere. Storia e stile del giornalismo della radio – Luca Policastro

I segreti dell'etere. Storia e stile del giornalismo della radioUna delle mie tante passioni e’ il radioascolto. Gia’ ne scrissi in altre occasioni ma il sito www.bclswl.it  che da tempo gestisco, racconta molto bene un mondo che appare anacronistico ma in realta’ sempre presente nelle case di milioni di persone ogni giorno, oltre al fascino dell’ascolto di voci lontanissime da catturare con l’aiuto di tecnica e fortuna.
Viene da se’ che una pubblicazione sulla radio mi vede giocare in casa, curiosita’ che si amplifica sapendo che Prospettiva e’ una casa editrice dalle velleita’ antagoniste e concede molto spazio alla controinformazione, quindi mi aspettavo un po’ di pepe da cospargere sull’argomento. 
Purtroppo pero’ Il libro non mi ha convinto, nella tesi, nel contenuto  ma soprattutto nell’impostazione.
Gia’ il preambolo e’ sbagliato o quantomeno fuori luogo. Se tutto sommato un riassuntone sull’origine del medium puo’ avere anche un suo senso per quanto da titolo si dovrebbe parlare di giornalismo che nemmeno viene accennato, non si comprende l’accanimento dell’autore contro Marconi.
Policastro fomenta la diatriba sulla paternita’ della radio con argomenti che si applicano a gran parte delle invenzioni, volendo far passare la figura del grande inventore come opportunista e poco previdente, dimenticando da un lato che la storia e’ sempre scritta da nani sulle spalle di giganti percio’ da un lato non e’ possibile isolare il merito di qualcuno senza riconoscere un debito a chi ci ha preceduto, dall’altro ignorando che il mondo delle telecomunicazioni ancora oggi celebra e ricorda un solo grande uomo, Marconi appunto e lo fa senza mezzi termini e con gratitudine immutata e lo dico dall’interno della comunita’ di radioascoltatori e radioamatori.
Come detto, se programmaticamente si dovrebbe restare legati al giornalismo e non al metodo di diffusione, la prefazione e’ oltremodo sbagliata, ancor di piu’ se si pensa che nel racconto rabberciato da fonti varie e disomogenee, si accenna appena ai metodi e stili delle trasmissioni nel corso della guerra fredda e si salta chesso’ di raccontare la storia della radio attraverso la rivoluzione dei contenuti, l’appassionate cronaca delle radio offshore, da Radio Caroline o Radio Veronica in poi, oppure dimenticando che la BBC non ebbe tutta questa saggezza rispetto ad una RAI anni ’70 non cosi’ oscurantista di come la si dipinge. Verso la fine si tenta il recupero ma pochi accenni oltretutto posizionati dopo la tesi, non valgono lo sforzo che al contrario sa di riempitivo.
Non dubito che l’autore abbia esperienza di radiofonia ma cio’ non basta laddove essere autista non trasforma in storici dell’automobile. Non mancano inoltre confronti azzardati, tesi discutibili e verita’ tutt’altro che incontrovertibili ma passiamo oltre.
Testo recente che eppure non inquadra lo stato attuale e le prospettive per il mezzo radiofonico, insistendo col DAB come se fosse una evoluzione laddove ancora oggi poco e nulla e’ stato fatto e persino in Inghilterra dove si e’ diffuso e consolidato, si torna a discutere del suo futuro.
Lo stesso dicasi dello streaming proposto come alternativa alla radio, perche’ se e’ vero che molti si stanno convertendo al networking, non di meno questo non puo’ essere considerato un’evoluzione del mezzo radiofonico e bastino le emergenze dettate da sciagure come terremoti, maremoti o uragani, colpi di stato come in Thailandia e persino l’accennato ritorno alla guerra fredda, a far comprendere la differente efficacia dei media.
Piu’ interessante la parte successiva, l’analisi accurata di come si gestisce una notizia, per quanto anche qui non si scavi a fondo della tecnica e della filosofia sottesa all’accattivare un pubblico spesso distratto.
Ci sta il prendere un giorno campione e dettagliarlo nel testo e nelle tempistiche all’interno di diverse testate giornalistiche, meno interessante scoprire l’ovvio cioe’ l’altissimo grado di politicizzazione della radio e televisione pubblica e la faziosita’ di giornalisti che rappresentano soltanto la loro parte politica.
Volevo un testo "resistente" cosi’ come si autoproclama l’autore e invece mi sono ritrovato un riassunto da tesina universitaria. No.

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