Sette criminali e un bassotto – Eugene Levy

Sette criminali e un bassottoMamma mia quanto invecchia la commedia americana e gia’ che quella degli anni ’80 la sopportiamo piu’ per nostalgia e affetto che altro.
Certo e’ che 10 anni dopo, negli anni ’90, la formula si stava logorando, cliché che soltanto la nuova generazione alla "American pie"’ ha riportato in auge.
Noi pero’ non siamo qui per questo, non per nostalgia e neppure per piacere ma per pura curiosita’. 
Ricordavo questo film sul post dedicato a "Crimen" in quanto capostipite di una serie di rifacimenti tra i quali "Io non vedo, tu non parli, lui non sente" e appunto la versione a stelle e strisce che ci vede qui impegnati.
La trama e’ la stessa, ovviamente declinata a personaggi americani, tra turisti, ereditieri e semplici imbecillotti di provincia.
Quando dico la stessa, intendo dire che non cambia proprio una virgola, incluse certe boutade e gran parte delle situazioni. Certo, il finale offre una leggerissima variazione sul tema ma nulla che lo trasformi in qualcosa che non e’ stato.
Ora, devo dire che un po’ sorprende vedere come Hollywood a distanza di 30 anni, si prenda la briga di clonare una commedia all’italiana facile come fu "Crimen", per quanto, a ben vedere, proprio la semplicita’ dell’intreccio ne ha fatto perfetto campione per un pubblico evidentemente non troppo ricercato.
Come gia’ ripetuto, "Crimen" si regge sui suoi interpreti, ricordiamolo gente del calibro di Sordi, Gassman e Manfredi ma ancora una volta diciamocelo, che ne capiscono gli americani di cinema?
Percio’ Belushi junior, John Candy e Richard Lewis dovrebbero, secondo loro, sostituirli. Mah.
In realta’ a scucire il grano c’e’ De Laurentiis, lo stesso Dino che aveva pagato le due precedenti trasposizioni percio’ che dire, forse c’era’ affezionato. Tolti gli yankee, sempre loro, anche divertenti per carita’, l’Italia e’ rappresentata oltre che dal soggetto e dai soldi, da una bella parte delle maestranze e dalla Muti e da Giannini. Tolta lei che tanto reciti o non reciti basta la presenza, Giannini, uno dei giganti del cinema mondiale, e’ ridicolizzato al ruolo di macchietta, una specie di Clouseau che non fa ridere, umiliante per lui e per chi guarda ma credo li’ per qualche forma di favore nei confronti del Dino.
Io per completezza l’ho guardato, evitabile per tutti gli altri.

Scheda IMDB

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