Ars Attack – Angelo Crespi

Ars AttackC’e’ qualcosa di sottilmente ironico nell’acquistare "Ars Attack" di Cespi nel bookshop di una galleria di arte moderna, anzi a ben guardare non e’ ironico affatto dal momento che potrebbe benissimo essere pensato come l’unico luogo in cui andrebbe venduto, meglio, dovrebbe essere incluso nel biglietto d’ingresso di ogni museo di questo genere.
Provengo da una famiglia la cui parola d’ordine innanzi ogni forma d’arte non figurativa era "questo lo so fare anche io". Non e’ necessariamente una colpa, si avevano altri interessi ma quando iniziai ad approcciare un certo discorso qualche strascico e’ rimasto, per fortuna aggiungo. Caratterialmente e culturalmente provengo dall’illustrazione e tutto cio’ che andava oltre mi e’ stato alieno sino a quando, non solo per cultura o esperienza, ho imparato a guardare le cose con la giusta lente analitica. Oggi sono dell’idea che l’arte contemporanea vada affrontata si attraverso studi e letture ma soprattutto con l’istinto che coinvolge parte emotiva e parte critica.
Certo il mio approccio non e’ ortodosso, per strada smarrisco pezzi importanti ne sono certo ma nel contempo i figuri sempre piu’ beceri che dettano legge nel mondo dell’arte, non m’incantano. La barriera che separa la boiata dal sublime capolavoro e’ pressoche’ invisibile, nonche’ mobile ed impalpabile e alla fine resta il buonsenso a fungere da discriminante e per certi versi, e’ difesa contro il meccanismo perverso che domina la scena artistica.
In aiuto ci viene Crespi e questo suo pamphlet che in fondo gioca facile ad indicare un re non solo nudo ma molto, molto ridicolo. Crespi non e’ un nuovo venuto, la sua storia parla per lui e comunque se ne pensi, non si puo’ liquidare con troppa facilita’. La sua e’ una visione dall’interno, motivata e giustificata, da operatore del settore dai ruoli anche istituzionali che senza troppa partigianeria non contesta il sistema in quanto tale ma piuttosto la pretesa d’essere tautologicamente unico e solo. Egli in Duchamp e il ready-made prima e in Manzoni con la Merda d’artista poi, identifica i punti focali attorno ai quali s’e’ accartocciata l’arte moderna e concettuale o meglio i pretesti dopo i quali ogni scempio e’ ammesso, concesso ed anzi esaltato. Se e’ vero pero’ che sia in Duchamp che in Manzoni, v’era un intento dissacratorio che li salva da ogni dubbio, nonche’ l’essere stati i primi ad avere le giuste intuizioni e non trascurerei affatto la grande ironia, tutti gli epigoni che da allora si cibano della loro carne, si prendono mortalmente sul serio e in cio’ il peccato mortale ed imperdonabile. Crespi ci racconta con la medesima ironia ma con ferma determinazione, storture e idiozie del mondo dell’arte dal dopoguerra ad oggi, di come nel passaggio filologico tra arte-immagine e arte-parola, si riassuma il senso di fenomeni artistici inventati dal nulla,  voluti non dal gusto o dall’intelletto ma dal volere del mercato all’interno di logiche aride piegate all’egemonia economica e politica degli USA vincitori mondiali. L’autore non spara nel mucchio ma da cecchino fa nomi e cognomi, cita fatti e avvenimenti, canzona senza acredine il gotha dell’arte internazionale ben sapendo di essere gia’ inscritto, come tutti noi mortali del resto, nel grande club di quelli che non sanno e non capiscono.
Questo non e’ un manuale di sopravvivenza, al contrario e’ una sciabola affilatissima con cui fare a pezzi critici e curatori, esperti e galleristi e magari anche quei piccoli artisti che soltanto la lente distorta del sistema ha reso grandi.
Ultimo appunto: l’edizione e’ curatissima e di pregevole fattura, il che non guasta all’interno di un discorso che intende farci recuperare il senso del Bello.

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