La Mano di Gloria – Renato "Mercy" Carpaneto (estratto)

La Mano di Gloria-LogoImmaginiamola, dunque, questa mano.
Ecco: le dita iniziano a fumigare come piccoli comignoli nel tignoso cielo novembrino, poi le liete fiammelle che ascenderebbero a sfere celesti come archi gotici non fossero tanto modeste: candeline dell’ultimo compleanno di un’epoca vicina al trapasso. Anzi, ammettiamo pure che dentro le vostre incessanti dialettiche, cosi’ come nel puzzo della mano che brucia, ci fiutiamo l’invisibile carogna che tanto vi somiglia. E che irresistibile sia l’impulso al pietoso spegnimento del lume.
Ammettiamo anche che quando si approssima una catastrofe valga la pena di rientrare in gioco.
Ah, specialita’ atavica, italica ciclotimia! Fiutiamo nell’aria con splendida naturalezza la presenza dell’Angelo Corrucciato, il suo sentore di ozono e di corto circuito.
Nessuno come noi si muove trasognato all’ombra della sua ala e nessuno osa nel mentre immaginare il sole delle ferree egemonie che saranno.
Un secolo addietro fu la nostalgia del futuro ad alimentare la trance creatrice di una generazione. Oggi giocheremo a immedesimarci con le nostre ave contadine e fattucchiere, con i nostri antenati cavalieri il cui ardimento si fermava alle soglie dell’invisibile. Fingeremo di attraversare il mondo percorso da ombre sacre che voi ci avete sottratto. Giocheremo, come britanni corrotti e immaginifici imbevuti di laudano, a sperimentare la volutta’ dell’oscurantismo e ad estrarne mostri incommensurabilmente piu’ umani di voi.
E lo faremo con tutto il sarcasmo, con tutto il ridanciano disprezzo che sentiamo di dover accordare a parassiti sui quali ci adopereremo per far pervenire tutta la rovina e il terrore che le nostre volonta’ sapranno evocare. Brucia, mano, brucia.
La mano e’ saponificata. Non giungera’ mai allo stato di "Mumia". Entro l’alba non ne restera’ piu’ nulla.
Chi sono io? La vera svolta storica che abbiamo attraversato e’ passata inosservata. Ossia: mai come oggi l’esortazione al conoscere se stessi e’ divenuta, se non irrilevante, quantomeno secondaria. Domanda: rispetto a cosa? Risposta: rispetto a un’altra domanda. Questa: qual e’ il mio nemico?
A domanda rispondo: tu, tu e anche tu e tutti gli altri. Voi sapete chi siete. Voi siete il nostro nemico e noi siamo il vostro.
A voi e a tutti gli altri, ignari del Grande Gioco, che presto o tardi dovranno scegliere da che parte del letto svegliarsi, NOI DICHIARIAMO:

1° Non ribellarti perche’ e’ giusto: fallo perche’ e’ bello.
2° La vera disobbedienza non indulge nelle perversione di pensarsi legittima.
3° Adeguarsi ai codici di un’epoca volgare equivale a riconoscersi volgari. Diventare RIBELLI e’ un’opzione di ordine prevalentemente estetico.
4° Nulla nobilita maggiormente l’uomo di una sfida che sia, a un tempo, impossibile e disinteressata. La bellezza rifluisce potente da un cielo tornato numinoso.
5° La sfida lanciata oggi e’ la radice del mito di domani
6° Dei contrari non c’interessa la sintesi bensi’ LA TENSIONE.
7° Se le tue argomentazioni risultano offensive per la sensibilita’ contemporanea ci sono buone possibilita’ che tu sia sulla strada giusta. Nel caso cosi’ non fosse, resterebbe comunque l’offesa che e’ pur sempre assai meglio di niente.
8° Alla Guerra Infinita al Terrore preferiamo la Guerra all’Orrore Infinito.
9° Se non hai abbastanza forza per colpire il Male, colpisci il Brutto che da questo male discende.
10° Nell’anacronismo attivo risiede l’ultima aristocrazia possibile. Questa aristocrazia si degnifica e si forgia nella Sfida. Essa e’ feconda anche qualora s’infranga contro i limiti del suo possibile: esiste un’impotenza creatrice.
11° L’immaginazione e’ il nostro organo percettivo del concreto. Definiamo ideazione efficace quella che finisce con il creare la verita’ di cio’ che afferma.
12° L’unico futuro a cui tendiamo e’ un Retro-Futuro. Impensabile guardare a quello propriamente inteso quando il nostro disonorevole presente costituisce lo splendido futuro di ieri.
13° L’approdo finale della modernita’ e’ la stessa transitorieta’ dalla quale e’ scaturita. Ma un’infernale CATASTROFE ha una sua giustificazione estetica in se stessa.
14° La catastrofe: l’unico urbanista davvero geniale. L’Inferno: l’unico luogo compiutamente egualitario.
15° L’unica cosa autenticamente democratica e’ la Morte, ma nelle moderne democrazie e’ inopportuno parlarne. Da qui la disperante banalita’ della dialettica democratica.
16° Chi non volta le spalle alla societa’ contemporanea e’ un miserabile che si disonora. Chi partecipa ai suoi rituali una cimice che si nullifica. La Partecipazione non e’ Liberta’: e’ Collaborazionismo.
17° Addurre a difesa di qualcosa la sua Bellezza solleva l’immediata avversione dell’animo plebeo. Ma gabellando per bello cio’ che non lo e’, si autorizza la plebaglia al linciaggio.
18° Un tempo era sufficiente disprezzare l’Uomo contemporaneo. Oggi e’ d’obbligo disprezzare anche e soprattutto le sue aspirazioni.
19° Se nulla piu’ e’ Sacro, nulla e’ piu’ interessante. A eccezione dell’Opera d’Arte: la sola cosa che non sia tenuta a giustificare la propria esistenza.
20° Inutile interrogarsi sui significati di un’opera: ammettiamo semplicemente il suo Potere.
21° Avversiamo l’Accademia. Ma solo perche’ oggi nessuno possiede la statura per potersi dire, a buona ragione, accademico.
22° L’impatto dell’Opera d’Arte e’ proporzionale all’astuzia delle sue reticenze. Quello dell’Azione dal suo grado di apparentamento con l’Opera d’Arte.
23° L’Arte secondo noi: quella che dimostra che l’uomo non ha bisogno d’ingannarsi per essere grande e che fa insorgere l’impulso di essere all’altezza dell’emozione che suscita. L’arte contemporanea: quella inintelligibile se non attraverso l’arroganza dottrinaria che la comprende e la puntella e che non sussiste se non come parte della biografia di un individuo o di una societa’
24° Qualcosa di definitivamente sinistro ribolle fin da subito nel turibolo di un’epoca che inizia con la produzione seriale di oggetti e finisce per programmarne l’obsolescenza. La vocazione all’omologazione e alla discarica globale era gia’ in predicato. Il suo simbolo e’ l’orinatoio di Duchamp: arte per l’uomo fatto tubo digerente.
25° L’Arte dovrebbe limitarsi a descrivere. Se proprio ci tiene a predicare, che predichi l’Eterno.
26° L’unica vera Arte contemporanea dovrebbe essere definibile soltanto attraverso cio’ che rifiuta. L’Arte contemporanea dovrebbe esistere solo per opporsi all’uomo contemporaneo. Ogni altra opzione e’ arredo da salotto.
27° In ogni atto artistico volontario vive una particola di Volonta’ Di Potenza. Cio’ che ne consegue e’ deducibile dalla (eventuale) intelligenza di chi legge.
28° e’ giunto il momento di affermare che i capisaldi dell’arte moderna e contemporanea da Duchamp in poi fanno schifo e che a Norimberga avrebbe dovuto essere processata la critica che li ha promossi e sponsorizzati. Non c’e’ alcun bisogno che qualcuno si scomodi a darci ragione: intendiamo prendercela da soli.
29° Non esiste arte degenerata, ma solo artisti degeneri e mercati delinquenziali. Non esistono codici estetici, ma solo gazzettini di snobismi incrociati. Non si procede per categorie ontologiche, ma per pronunciamenti di costume. Non esiste il giusto o l’ingiusto, il bello o il brutto, il superfluo o il necessario, ma solo cio’ che "in" e cio’ che "out". Con l’intellettuale progressista ridotto a fare il vigile urbano di questi flussi. L’unico approccio serio a questo problema e’ il puro e semplice attacco fisico.
30° Il vandalismo e’ un male proporzionale all’incapacita’ del vandalo di distinguere tra gli oggetti da rompere. Nostro scopo e’ educare al vandalismo creativo. Del resto questa e’ la sola operazione artisticamente rilevante alla portata del comune uomo contemporaneo: eliminare gli elementi di disturbo alla bellezza prodotta dagli uomini del passato.
31° Ogni vernissage devastato e’ uno scalino verso le gerarchie celesti.
32° Impara a riconoscere altri ribelli e stringi rapporti stretti solo con loro. Affina il tuo occhio a riconoscere il ribelle potenziale e aiutalo a rivelarsi, ma non esplicarti fino a trasformazione avvenuta. Con il resto dei tuoi simili intrattieni rapporti urbani e non entrare in volontario conflitto con l’ambiente che ti circonda. Ma non concedergli nulla. Non farti sfuggire ogni opportunita’ di sabotaggio che la sorte ti accordera’, ma senza correre inutili rischi.
33° Non scoraggiarti se l’unico sabotaggio alla tua portata e’ di proporzioni minime. Preoccupati solo che sia costante e capillare.
34° Tra tutte le sciagure contemporanee, poche eguagliano "la libera espressione della propria personalita’". I suoi effetti sono alla lunga piu’ deturpanti di un esercito di cementificatori e piu’ inquinanti della diossina. All’uomo comune contemporaneo dovrebbe essere semplicemente vietato esprimersi. Per non parlare della donna.
35° Una donna resta la prima causa della riduzione dell’uomo a insetto. Con l’aggravante che laddove un tempo induceva in tentazione oggi induce a omologazione. Il ribelle non incorre nell’errore di scambiare una donna con "la Donna". Il ribelle rispetta una donna non come tale, ma come essere umano, qualora dimostri di meritarlo. Ma non se ne fa distrarre ne’, tanto meno, deviare.
36° La donna non si arrende all’omologazione sociale in se’, ma alla sua necessita’ biologica. Cosi’ come non si fa convincere dalle idee, ma dalla pressione sociale che queste riescono a esercitare.
37° Nulla e’ piu’ tedioso e deprimente della donna "liberata". L’unica creatura che si percepisce individuo quanto piu’ riesce a fare le cose che fanno tutti.
38° Agli spettacoli del Potere sempre e’ copioso il concorso femminile. Questo assicura il traino passivo di una moltitudine di mezzi uomini. A fronte di tali spettacoli, il Ribelle tacita il suo cazzo e si nega anche come semplice spettatore. Nel caso gli venisse offerta l’occasione di essere lui lo spettacolo, si fa forte e rifiuta: concedersi equival a giocarsi l’anima.
39° Il popolo ha abbandonato l’Arte e la Cultura Popolare perche’ non le ha mai riconosciute come tali. E ha adottato il liquame della comunicazione scambiandolo per Arte e Cultura. Come non disprezzare il popolo?
40° La bellezza necessita di spazio per respirare. La civilta’ metropolitana di massa offusca il cristallo della civilta’ e la demografia esplosiva le sottrae ossigeno. Una moltitudine omogenea cessa di reclamare la liberta’, figurarsi la bellezza. L’Arte contemporanea dovrebbe avere come solo scopo l’areazione dei locali.
41° Forte sarebbe la tentazione di affermare che la definitiva attestazione di superiorita’ dell’uomo europeo su tutti gli altri si manifesti nella sua attuale reticenza a riprodursi in un mondo simile. Ma le ragioni di tale sterilita’ lo inchiodano, semmai, a una condizione ancora piu’ infima. L’europeoide non si riproduce per due unici motivi: inadeguatezza economica o edonismo. Nel primo caso subisce inerte il sistema fino alle estreme conseguenze. Nel secondo vi partecipa volontariamente estraendone solo gratificazioni volgari. L’uomo occidentale e’ diventato la prima malattia della specie umana.
42° Questo nostro tempo sprofonda rapidamente in una palude di sangue, sperma e merda. Per maneggiarne gli eventi, gli storici futuri dovranno indossare i guanti.
43° Nostra e’ l’afflizione di fronte al tramonto della Civilta’: il democratico non puo’ rimpiangere la scomparsa di cio’ che ignora.

PER TUTTO QUESTO NOI ACCUSIAMO:
Lo scientismo che ha stabilito che esiste solo la materia e il materialismo che ha sancito che la materia e’ inerte: giustificazioni preventive all’esproprio e al saccheggio del mondo.
La democrazia: il processo storico che ha determinato l’ascesa della piu’ immonda delle oligarchie. Accogliamo a braccia aperte l’accusa di demagogia: termine preferito dai democratici quando la democrazia inizia a preoccuparli.
La sua espressione politica, ossia la societa’ laica-liberal-capitalista-tecnocratica: definitivo cimitero della grandezza umana. Nichilismo, cinismo, stupidita’. Queste le alternative politiche del nostro tempo.
Il capitalismo: la definitiva garanzia per assistere all’ascesa illimitata di tipi umani inferiori.
La comunicazione: attraverso la quale la tecnocrazia ha sospeso il tempo (il temuto tempo che la smaschera) e ha abolito la Storia lasciandosi dietro una scia di civilta’ incendiate. Che fabbrica incessantemente imbecilli in grado di percepire solo l’attualita’. Che definisce autenticita’ la convenzione del momento. Che semplifica le menti impoverendo il linguaggio. Che fabbrica le opinioni per poi dichiararle pubbliche.
La retorica dei diritti umani: professione che consente, in nome della venerazione dell’uomo, di disprezzare il prossimo o di amare, nel prossimo, se stessa. Che ha reso l’aggettivo "umano" prontuario per giustificare ogni bassezza. Che si e’ fatta primo veicolo dell’esproprio dell’unico, vero diritto di ogni uomo: essere quello che e’. C’e’ una sola cosa piu’ ripugnante del mondo che costoro hanno creato: il mondo che essi sognano.
Il femminismo. Tra le sue innumerevoli bestialita’ una sola per tutte: avere reso per sempre inattingibile la perfezione sensuale dell’istante.
Progressisti, liberisti, relativisti, sociologi, economisti, specialisti, analisti, alter-sensibilisti, e tutti gli altri vessilliferi del flagello chiamato "progresso".
Coloro che non si accontentano di violare una regola etica, ma pretendono che la loro trasgressione diventi regola.
Quelli che dichiarano la rapida obsolescenza di ogni cosa tranne che delle loro idee.
Gli "autorevoli" che insegnano che il democratico uccide solo perche’ le sue vittime lo costringono a farlo.
Gli stessi che hanno reso il futuro un luogo irritante perche’ nessuno ha potuto impedire loro di alloggiarvi i loro sogni.
Maestri mai contraddicibili la cui smania pedagogica non ha prodotto che impotenti o assassini.
Dopo aver provveduto alla desacralizzazione del mondo essi hanno proceduto con il mondo delle Arti.
Il sentire umano lecitamente rappresentabile o narrabile oggi si riduce a due sole opzioni: il querulo vittimismo e l’euforia isteroide.
Bandito tutto cio’ che e’ bello, intenso, passionale, epico, virile, evocativo, metafisico, sinistro, magico, romantico, visionario… Insomma tutta la gamma di sentimenti in cui era rintracciabile il codice del sacro presente in ogni uomo.
Essi ci hanno precipitato in un mondo gretto e disperato dove anche il sogno partecipa di immaginari meschini e dove l’uomo e’ tenuto a tutte le sottomissioni tranne a quella che non lo disonorerebbe: la sottomissione agli dei.
Sotto la loro laicissima e tollerantissima tutela della societa’, vige una lista di proibizioni, interdetti, scomuniche, opinioni illecite, argomenti irricevibili, argomentazioni perseguibili quale non sarebbero riuscite a compilare le peggiori tirannie di ogni tempo assommate insieme.
E purtroppo per loro nemmeno vale la regola che vorrebbe l’intelligenza arricchita da cio’ che proibisce a se stessa.
Ma Dio e’ il cuore attorno al quale si ordina il coro di tutto cio’ che gli uomini di ogni tempo e ogni luogo hanno chiamato Dei.
Di cio’ che tutto assieme si chiama Liberta’.
E la chiacchiera umanitaria non tocca questo cuore .
Poiche’ e’ il rango dell’avversario ad assegnare a un uomo il posto che merita, sarebbe cosa umiliante trionfare su costoro.
Ma il Ribelle vince nel tempo attraverso il racconto avvincente della sua sconfitta.

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