Pupi Avati, parenti, amici e altri estranei – Bologna 05-07-2014

Pupi avati Mostra 1Pupi Avati e Bologna, il regista e la sua citta’, sposalizio di sangue e d’amore, imprescindibile, inevitabile, l’uno che definisce l’altra e comunque un rapporto con molto affetto e nessun odio.
Dopo un numero imprecisato di film nei quali il capoluogo emiliano recita da consapevolmente protagonista, e’ la citta’ questa volta a ricambiare il favore e raccontare un pezzo di storia del suo celebre figlio perche’ nel centralissimo Palazzo d’Accursio si svolge in questi giorni una mostra fotografica dedicata al grande regista.
Molte seppur non moltissime le foto presenti, organizzazione tematica di una lunga carriera e da un ancor piu’ lungo elenco di film. Avati ha nel ricordo e la sua elaborazione la miglior cifra stilistica ma il ricordo e’ fatto anche di passioni che restano tutta la vita, come il jazz sopra ogni cosa ma che a sua volta non puo’ esistere senza l’amicizia, la quale si sublima nel rapporto con l’altro sesso. E poi la religione ma anche il mistero laico che passa per il thriller e finanche l’horror.
Avati in questi anni ci ha raccontato tantissimo e l’ha fatto a modo suo, col suo cuore e la sua testa, elementi rari nel cinema italiano d’oggigiorno e che qualora se ne trovasse traccia, quasi sempre passano per il volere di altrui volonta’ con secondi o terzi fini, con la pretesa di istruire, insegnare, addomesticare, tutto fuorche’ essere magia.
Pupi avati Mostra 2Avati non soltanto ci ha donato un cinema sublime e stupefacente nell’accezione piu’ ampia possibile ma soprattutto ha mostrato una propria via che non deve rendere conto a nessuno, che non si piega e non solo il suo e’ l’ultimo cinema d’autore rimasto ma soprattutto e’ l’unico ormai libero ed indipendente.
E se nel delirio di connivenze, Avati ha ancora forza e credito per raccontarci i suoi film, e’ segno di una grandezza che vale settanta volte sette e di un grande amore per il cinema, corrisposto da chi il cinema lo ama per davvero.
Ecco quindi che ogni immagine ci riporta ad un suo film ed ogni film e’ una sorta di amico ritrovato perche’ i protagonisti diventano icone di una narrazione sempre diversa eppure sempre uguale, che si impara a riconoscere. Percio’ e’ un piacere rivedere tanti dei suoi attori feticcio, Tonelli, Cavina, Delle Piane senza scordare Abatantuono, Capolicchio, il recente Marcore’ ma soprattutto lui, il mai dimenticato Nik Novecento, nel centro esatto della sua "via degli angeli".
Percorso commovente e bellissimo per quanto troppo, troppo breve, troppo circoscritto ad alcuni film a scapito di altri, laddove chi ha curato il percorso della mostra, non rimarca con la giusta attenzione alcuni degli aspetti piu’ caratterizzanti del grande regista, come la passione per il thriller, cio’ che possiamo riassumere in "il cuore grande delle ragazze" e anche il rapporto della Fede avrebbe meritato una diversa prospettiva.
Non so, mi rendo conto che la passione e il grande rispetto che provo nei confronti di Avati, vorrebbe per lui molto ma molto di piu’, eppure resto dell’idea che la sua citta’ dovrebbe tributargli gia’ da oggi uno spazio enorme e permanente. Prendiamo tutto questo come un piccolo anticipo di quanto gli sarebbe dovuto.

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