Ad ovest di Paperino – Alessandro Benvenuti

Ad ovest di PaperinoSi parlava tra noi di Francesco Nuti, una carriera iniziate furiosamente, rovinosamente terminata e in mezzo film esemplari e singolari, uno stile unico che ha fatto scuola e che mi piace ricordare per aver transitato il cinema italiano tra due decenni, i ‘ ’70 e gli ’80, distanti ben oltre quanto l’aritmetica faccia intendere. Lasciamo perdere la storia, internet serve a quello e approdiamo direttamente a "Ad ovest di Paperino", opera prima di Nuti o ancora meglio dei Giancattivi quindi Athina Cenci e Alessandro Benvenuti, regista e factotum di un film ideato su una dimensione estremamente intima e familiare, impensabile oggigiorno.
Dimentichiamo anche le chiacchere sulla nuova onda comica italiana di quegli anni e di come il cinema fosse in profonda trasformazione ma di certo il film e’ da intendersi fiction ma non di meno documentario di un’epoca molto confusa ma cosi’ singolare da essere essa stessa un periodo come dire, antropologicamente rappresentativo.
Prima dei bamboccioni vi furono i fancazzisti, lo scarto inutile della rivoluzione proletaria che a breve sarebbe stata spazzata via dagli ipercinetici ’80. Tre personaggi il cui unico scopo e’ vegetare sulle spalle di qualcosa e qualcuno, s’incontrano e il film racconta della loro giornata, della citta’ e dei curiosi soggetti che la abitano.
Sulla scia di un certo cinema poetico e surreale che trova in Nichetti il modello italiano di riferimento, Benvenuti costruisce una non-storia fondata su gag e situazioni che attingono evidentemente dal quotidiano dei tre, coinvolgendo amici e conoscenti del mondo dello spettacolo e non ma soprattutto usando la citta’, Firenze come palcoscenico esattamente come la citta’ nella quale si vive e’ palcoscenico della vita di ognuno.
E’ curioso vedere Benvenuti protagonista e del resto il film e’ suo, lasciando a Nuti un ruolo subordinato e non fu certo un caso se proprio questo divenne pretesto per accentuare i litigi che portarono poi alla separazione del gruppo. Seppur invecchiato moltissimo, quasi insopportabilmente, il film regge sull’onda della nostalgia ma soprattutto ripeto, vale in quanto specchio di una societa’ e del suo modo di vivere che pare lontano ormai secoli e non decenni.

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